Diffida e Messa in Mora relativa alle politiche europee di riarmo

Istanza Formale di Accertamento – Politiche europee di riarmo | SIPSE / CLNI

System of the Institutions of the Peoples for Economic Sovereignty

Istanza formale · 97 pagine

Istanza di Accertamento, Denuncia-Esposto, Diffida e Messa in Mora
relativa alle politiche europee di riarmo, agli strumenti di finanziamento e alle conseguenze sui diritti delle persone e dei Popoli

ISTANZA FORMALE DI ACCERTAMENTO, DENUNCIA-ESPOSTO, DIFFIDA E MESSA IN MORA

CON RICHIESTA DI TUTELA, CESSAZIONE DELLE CONDOTTE LESIVE, RIPRISTINO, RESTITUZIONE, INDENNIZZO E RISARCIMENTO DEI DANNI EVENTUALMENTE ACCERTATI

RiferimentoAnalisi 01/2026 Corte dei Conti europea
(3 settembre 2026)
Data atto28–30 settembre 2026
EmittenteSIPSE / CLNI
Comitato di Liberazione Nazionale Italiana
Formato originalePDF 97 pagine A4
Microsoft Word 2007

ISTANZA FORMALE DI ACCERTAMENTO, DENUNCIA-ESPOSTO, DIFFIDA E MESSA

IN MORA

CON RICHIESTA DI TUTELA, CESSAZIONE DELLE CONDOTTE LESIVE, RIPRISTINO,

RESTITUZIONE, INDENNIZZO E RISARCIMENTO DEI DANNI EVENTUALMENTE

ACCERTATI

Relativa alle conseguenze economiche, patrimoniali, fiscali e sociali dedotte in relazione alle politiche europee di riarmo, ai relativi strumenti di finanziamento e agli effetti prodotti o potenzialmente prodotti sui diritti e sugli interessi giuridicamente tutelati delle persone e dei Popoli. Atto di impulso, contestazione e richiesta di accertamento

DESTINATARI

Ai sensi della Parte VII dell’atto, la notifica formale e contemporanea è indirizzata ai seguenti soggetti:

A) Organismi delle Nazioni Unite

  • Alto Commissariato ONU per i Diritti Umani (OHCHR) — Ginevra
  • Comitato per i Diritti Economici, Sociali e Culturali (CESCR) — Ginevra
  • Relatore Speciale ONU sugli effetti del debito estero e dei vincoli finanziari sui diritti umani — Ginevra
  • Segretariato Generale delle Nazioni Unite — New York
  • Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) — L’Aia
  • Corte Penale Internazionale (ICC/CPI) — L’Aia

B) Autorità italiane (istituzionali e giudiziarie)

  • Presidente della Repubblica Italiana — Palazzo del Quirinale, Roma
  • Presidente della Corte Costituzionale — Palazzo della Consulta, Roma
  • Corte dei Conti – Sede centrale e Procure — Roma
  • Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) — Roma
  • Banca d’Italia — Roma / Milano
  • Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) — Roma
  • Agenzia delle Entrate – Riscossione — Roma
  • Guardia di Finanza – Comando Generale — Roma
  • Comando Carabinieri – Comando Generale — Roma
  • Ministero della Giustizia — Roma
  • Procura della Repubblica — Roma (e competenti per territorio)

C) Istituzioni europee

  • Banca Centrale Europea (BCE) — Francoforte
  • Commissione Europea – Segretariato Generale — Bruxelles
  • Parlamento Europeo – Commissione PETI — Bruxelles / Strasburgo
  • Consiglio dell’Unione Europea — Bruxelles
  • Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) — Lussemburgo
  • Corte dei Conti Europea — Lussemburgo
  • Mediatore Europeo — Strasburgo
  • Comitato Economico e Sociale Europeo (CESE) — Bruxelles
  • Comitato delle Regioni Europeo — Bruxelles
  • Autorità Bancaria Europea (EBA) — Parigi
  • Autorità Europea degli Strumenti Finanziari e dei Mercati (ESMA) — Parigi
  • Banca Europea per gli Investimenti (BEI) — Lussemburgo

D) Organismi internazionali finanziari e di cooperazione

  • Fondo Monetario Internazionale (FMI) — Washington D.C.
  • Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) — Basilea
  • Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE) — Parigi
  • Consiglio d’Europa – Segretariato Generale — Strasburgo
  • Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) — Strasburgo
  • Comitato Europeo dei Diritti Sociali — Strasburgo

E) Organizzazioni dei Popoli e istituzioni sui generis

  • SIPSE – Sistema delle Istituzioni dei Popoli per la Sovranità Economica — Venezia / Ginevra
  • Corte Internazionale per l’Autodeterminazione dei Popoli — Palazzo Ducale, Venezia / Ginevra
  • Organizzazione Internazionale per la Standardizzazione dei Popoli (OISP) — Ginevra
  • Assemblea dei Popoli d’Europa — Venezia / Ginevra

F) Destinatari della Comunicazione Ufficiale del Presidente del CLNI

  • Popolo Italiano
  • Lavoratori, giovani, donne e uomini di buona volontà
  • Tutte le Istituzioni della Repubblica
  • SIPSE e i 42 Popoli autoctoni europei aderenti e rappresentati dal SIPSE
Clausola di competenza: la designazione di un soggetto quale destinatario non equivale ad attribuzione unilaterale di giurisdizione, competenza o responsabilità. Ogni istituzione è chiamata ad agire esclusivamente entro i limiti stabiliti dalla propria fonte istitutiva e dalla normativa applicabile.

OGGETTO

Istanza di accertamento delle responsabilità istituzionali e degli effetti pregiudizievoli derivanti dalle politiche di riarmo, dai relativi strumenti di finanziamento e dalle conseguenze economiche, fiscali e patrimoniali dedotte nel presente atto — denuncia-esposto per i fatti e le condotte ritenuti lesivi di diritti e interessi giuridicamente tutelati — diffida formale e messa in mora dei soggetti destinatari — richiesta di cessazione, prevenzione e riparazione delle conseguenze dannose — richiesta di restituzione, compensazione, indennizzo e/o risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali, individuali e collettivi, nella misura che sarà accertata nelle competenti sedi — con espressa riserva di ogni ulteriore azione, eccezione, impugnazione e tutela prevista dall'ordinamento nazionale, europeo e internazionale.

NATURA E FINALITÀ DELL'ATTO

Il presente documento deve essere inteso, secondo il contenuto delle singole allegazioni e delle domande formulate, quale atto formale di impulso, contestazione, denuncia-esposto, diffida e richiesta di accertamento e riparazione, volto a sottoporre ai soggetti destinatari fatti, circostanze, dati, argomentazioni giuridiche e conseguenze pregiudizievoli che si assumono meritevoli di esame da parte delle autorità competenti. Le qualificazioni giuridiche, le responsabilità eventualmente configurabili e l'esistenza, l'entità e il nesso causale dei danni dedotti nel presente atto sono rimesse all'accertamento delle autorità e degli organi competenti, senza che la presente formulazione intenda sostituirsi alla loro funzione giurisdizionale o amministrativa.

Il presente atto contiene pertanto:

  1. istanza di accertamento, affinché siano esaminate le circostanze e le condotte

esposte;

  1. denuncia-esposto, relativamente ai fatti che si assumono potenzialmente lesivi di

norme, diritti o interessi giuridicamente protetti;

  1. diffida e messa in mora, nei limiti e secondo gli effetti riconosciuti dall'ordinamento

applicabile;

  1. richiesta di tutela e di cessazione delle eventuali condotte lesive;
  2. richiesta di accertamento dei danni patrimoniali e non patrimoniali, individuali e

collettivi, direttamente o indirettamente dedotti;

  1. richiesta di restituzione, ripristino, compensazione, indennizzo e/o risarcimento,

secondo la qualificazione giuridica che sarà ritenuta applicabile dalle autorità competenti;

  1. richiesta di conservazione e accesso alla documentazione, ai dati e agli atti

rilevanti, ove previsto dalla disciplina applicabile;

  1. riserva espressa di promuovere ulteriori procedimenti e azioni davanti alle autorità

nazionali, europee e internazionali competenti.

PREAMBOLO

Nel nome dei principi di legalità, dignità della persona, tutela della proprietà, proporzionalità dell'azione pubblica, responsabilità istituzionale, accesso alla giustizia e tutela effettiva dei diritti fondamentali, il presente atto viene formalmente sottoposto all'esame dei soggetti e delle autorità destinatari affinché siano verificati, nelle rispettive competenze, i fatti, gli atti, le decisioni, gli strumenti finanziari e le conseguenze economiche e sociali descritti nel corpo del documento. L'atto trae origine dall'esame delle criticità individuate nella documentazione concernente la politica europea di sicurezza e difesa, gli strumenti finanziari destinati al relativo finanziamento e le conseguenze che tali scelte possono produrre sulla finanza pubblica, sul patrimonio dei cittadini, sul risparmio privato, sull'esercizio dei diritti fondamentali e sull'equilibrio tra esigenze di sicurezza, sostenibilità economica e tutela sociale. Il documento di riferimento richiamato nel testo è l'analisi 01/2026 della Corte dei conti europea, pubblicata il 3 settembre 2026. Le questioni sottoposte all'attenzione delle autorità non vengono pertanto prospettate come mere valutazioni politiche, ma sono formulate quali questioni di fatto e di diritto suscettibili di verifica, accertamento e, ove ne ricorrano i presupposti, di conseguenti provvedimenti di tutela e riparazione. Particolare rilievo assumono, nel presente atto, le conseguenze eventualmente prodotte dall'incremento della spesa pubblica destinata alla difesa, dal ricorso a strumenti di finanziamento mediante debito, dalle relative ricadute sui bilanci pubblici e dalle possibili ripercussioni sui diritti patrimoniali, sociali ed economici delle persone. Il documento richiama inoltre il quadro normativo internazionale, europeo e costituzionale concernente la tutela della persona, della proprietà, del risparmio, della dignità, della salute, del lavoro, della partecipazione democratica e

dell'autodeterminazione, chiedendo che tali principi siano concretamente considerati nella valutazione degli atti e delle politiche oggetto di esame. La presente istanza assume altresì rilievo quale formale contestazione preventiva e richiesta di verifica, affinché nessuna eventuale conseguenza pregiudizievole possa essere considerata priva di un previo esame delle sue cause, della sua proporzionalità, della sua necessità, della sua base giuridica e del rapporto tra interesse pubblico perseguito e sacrificio imposto ai destinatari. Laddove siano accertati comportamenti, omissioni, atti o decisioni illegittimi o comunque produttivi di un danno giuridicamente rilevante, si chiede che siano individuati i soggetti responsabili secondo le rispettive competenze e che siano adottate tutte le misure previste dall'ordinamento per la cessazione della condotta, la prevenzione dell'ulteriore pregiudizio, il ripristino della situazione lesa e la riparazione integrale del danno, ove giuridicamente dovuta. La richiesta di indennizzo e/o risarcimento contenuta nel presente atto deve intendersi conseguentemente formulata in via subordinata e condizionata all'accertamento dei presupposti di legge, comprendendo, secondo quanto sarà riconosciuto dalle autorità competenti, il danno patrimoniale, il danno non patrimoniale, il danno emergente, il lucro cessante, le eventuali perdite patrimoniali conseguenti ad atti esecutivi o fiscali e ogni ulteriore voce di danno giuridicamente riconoscibile. Il presente atto non intende sostituire gli organi giurisdizionali né anticiparne le determinazioni. Esso costituisce, invece, formale esercizio del diritto di istanza, denuncia, difesa e accesso alla tutela, con richiesta alle autorità competenti di prendere cognizione dei fatti esposti, verificarne la fondatezza e adottare, ove ne ricorrano i presupposti, i provvedimenti conseguenti. Ogni affermazione contenuta nel documento relativa a responsabilità, illegittimità, nullità, danno, nesso causale o violazione normativa deve pertanto intendersi quale deduzione, contestazione o prospettazione sottoposta ad accertamento, salvo quanto eventualmente già risultante da provvedimenti definitivi o da fonti ufficiali richiamate nel testo. Con il presente atto si chiede quindi che le autorità destinatarie: a) prendano formalmente cognizione delle circostanze rappresentate; b) procedano agli accertamenti di rispettiva competenza; c) individuino gli eventuali atti, condotte od omissioni suscettibili di censura giuridica; d) verifichino l'esistenza di eventuali danni e il relativo nesso causale; e) adottino le misure necessarie a prevenire l'aggravamento del pregiudizio eventualmente accertato; f) dispongano, ove previsto dalla legge, le necessarie misure restitutorie, ripristinatorie, compensative, indennitarie o risarcitorie; g) comunichino formalmente l'esito degli accertamenti e le determinazioni assunte; h) conservino, rendano disponibili e/o trasmettano, nei limiti consentiti dalla normativa applicabile, gli atti e i documenti necessari alla piena ricostruzione dei fatti.

La presente istanza è proposta con espressa riserva di ogni diritto, azione, eccezione, impugnazione e rimedio, in sede amministrativa, civile, tributaria, penale, costituzionale, europea e internazionale, che risultasse esperibile sulla base degli accertamenti successivamente compiuti. La presente formulazione non costituisce rinuncia ad alcuna ulteriore forma di tutela e non può essere interpretata quale acquiescenza, accettazione o riconoscimento della legittimità degli atti o delle condotte specificamente contestati. Il presente documento è destinato, altresì, all'organizzazione sui generis SIPSE — Sistema delle Istituzioni dei Popoli per la Sovranità Economica — e ai 42 Popoli autoctoni europei aderenti e rappresentati dal SIPSE, quali soggetti titolari del diritto all'autodeterminazione e dell'esercizio della sovranità economica e monetaria in via diretta. Il SIPSE, con sede presso la Corte Internazionale per l'Autodeterminazione dei Popoli in Palazzo Ducale, Venezia, e con Segretariato Generale a Ginevra, è l'organizzazione che riunisce i Popoli autoctoni d'Europa i quali, in forza del diritto internazionale generale e delle norme imperative di jus cogens, hanno costituito istituzioni sovrane parallele e depositato il Trattato Costituzionale dell'Unione Europea dei Popoli (TIEP) ai sensi dell'art. 102 della Carta delle Nazioni Unite.

PARTE I — LE CRITICITÀ STRUTTURALI RILEVATE DALLA CORTE DEI CONTI

EUROPEA

1.1 Frammentazione e assenza di coordinamento top-down

La Corte segnala che la spesa militare europea sconta l'assenza di un processo di pianificazione centralizzato ed efficace. I singoli Stati membri continuano a muoversi in ordine sparso, generando duplicazioni, inefficienze e investimenti frammentati. La pianificazione delle capacità nell'UE segue in larga misura un approccio bottom-up, in cui i singoli Paesi identificano autonomamente i propri bisogni. La mancanza di un efficace processo di pianificazione dall'alto verso il basso, unitamente a un coordinamento insufficiente tra i vari flussi di finanziamento dell'UE e tra questi e i finanziamenti nazionali, può portare a "frammentazione degli investimenti, duplicazioni o persistenti carenze di capacità". La Corte sottolinea inoltre che l'aumento della spesa per la difesa non si tradurrà necessariamente in una maggiore coerenza delle capacità europee. La politica di difesa dell'UE è caratterizzata da un assetto istituzionale complesso e da una struttura di governance multilivello, che si traduce in "notevoli sfide di coordinamento tra i diversi attori" e aumenta il rischio di sovrapposizione delle responsabilità.

1.2 Colli di bottiglia industriali e carenza di personale qualificato

La mobilitazione rapida di ingenti risorse finanziarie rischia di arenarsi di fronte ai limiti strutturali del mercato. La Corte segnala la cronica carenza di personale qualificato — aggravata dal disinteresse dei giovani per l'industria pesante — l'inflazione elevata e la strozzatura nella catena di approvvigionamento di materiali chiave e componenti critici. In particolare, "strozzature in termini di personale

qualificato" e "strozzature in termini di materiali", unitamente agli elevati tassi di inflazione generati dal caro-energia, "rendono difficile l'utilizzo dei fondi assegnati". L'analisi evidenzia che, se non attuato correttamente, l'aumento dei finanziamenti può anche comportare rischi di attuazione e colli di bottiglia di materiali, componenti chiave o personale qualificato, rendendo difficile l'utilizzo dei fondi. Il mercato europeo non è sufficientemente sviluppato per le nuove esigenze e domande, e ciò rappresenta un ulteriore ostacolo strutturale alla realizzazione degli obiettivi dichiarati.

1.3 La persistente dipendenza extra-europea

Nonostante gli obiettivi di "autonomia strategica" sbandierati da Bruxelles, l'industria della difesa europea rimane fortemente vincolata a fornitori non europei, in primis gli Stati Uniti, sia per le catene di fornitura che per il supporto tecnologico e logistico. Secondo i dati della Corte dei Conti europea, dall'inizio della guerra in Ucraina fino a giugno 2023, il 78% degli acquisti di difesa degli Stati membri è stato effettuato al di fuori dell'UE, e il 63% di questi negli Stati Uniti. La Corte sottolinea che è fondamentale sfruttare le nuove opportunità e prestare attenzione ai rischi esistenti, dato che l'obiettivo di raggiungere la prontezza difensiva entro il 2030 rimane una sfida. La dipendenza da fornitori extra-europei non è soltanto una questione di sovranità industriale, ma incide direttamente sulla capacità dell'Europa di agire autonomamente in caso di crisi, esponendola a condizionamenti politici e strategici esterni.

1.4 Sostenibilità dei conti pubblici e debito comune

L'utilizzo massiccio di strumenti di debito comune, prestiti garantiti dall'UE e la flessibilità concessa sulle regole di bilancio — come la deroga ai vincoli del Patto di Stabilità per le spese militari — rischiano di compromettere la stabilità fiscale dei Paesi membri, sottraendo risorse vitali agli investimenti sociali. L'UE sta sempre più utilizzando prestiti garantiti dal bilancio dell'UE, tra cui i 150 miliardi di euro per accelerare la prontezza difensiva degli Stati membri attraverso il programma SAFE (Security Action for Europe) e il prestito di 90 miliardi di euro per l'Ucraina, di cui 60 miliardi destinati alla difesa. La Corte avverte che "l'uso crescente di spese per la difesa finanziate dal debito e di prestiti garantiti dall'UE può compromettere la sostenibilità fiscale rallentando la riduzione del debito pubblico e mettendo pressione sul bilancio dell'UE". I revisori hanno specificamente avvertito che "questo ricorso crescente al debito potrebbe minare la stabilità fiscale, rallentare la riduzione del debito pubblico e mettere sotto pressione il bilancio dell'UE". In Italia, la spesa militare stimata per il 2026 è di circa 47,7 miliardi di dollari, pari al 2,0% del PIL, collocando il Paese al dodicesimo posto mondiale per spesa militare. Si tratta di risorse sottratte a settori cruciali come la sanità, l'istruzione e la transizione ecologica, in un contesto di finanza pubblica già sotto pressione.

PARTE II — IL QUADRO GIURIDICO DI RIFERIMENTO

2.1 Il diritto internazionale: Carta ONU, autodeterminazione e limiti all'uso della

forza Il quadro giuridico internazionale impone limiti stringenti alla corsa agli armamenti e alla militarizzazione delle relazioni internazionali. L'articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite riconosce il diritto di legittima difesa individuale e collettiva solo in caso di attacco armato effettivo, fino a quando il Consiglio di Sicurezza non abbia adottato le misure necessarie per mantenere la pace e la sicurezza internazionali. La legittima difesa preventiva non trova fondamento nel dettato dell'articolo 51, che si applica rigorosamente "quando un Paese è stato attaccato". Il sistema di sicurezza collettiva previsto dalla Carta delle Nazioni Unite — lungi dal legittimare la corsa al riarmo — pone il mantenimento della pace e della sicurezza internazionali in capo al Consiglio di Sicurezza, cui spetta il monopolio dell'uso legittimo della forza al di fuori della legittima difesa. La strategia dello scudo anti- missile e l'alimentazione della corsa al riarmo, lungi dal rafforzare la pace, mettono a repentaglio la sicurezza globale, riproponendo la logica del si vis pacem para bellum, che nella "parentesi" tra due guerre guerreggiate prepara a combatterne un'altra. Inoltre, il principio di autodeterminazione dei popoli, sancito dagli articoli 1 e 55 della Carta delle Nazioni Unite e dai Patti internazionali sui diritti civili e politici, costituisce norma imperativa del diritto internazionale (jus cogens), inderogabile, non sospendibile e produttiva di obblighi erga omnes, come ripetutamente affermato dalla Corte Internazionale di Giustizia nelle opinioni consultive Namibia (1971), Western Sahara (1975), Kosovo (2010), Chagos (2019) e Palestina (2024). Esso impone che ogni trasferimento di poteri sovrani a organizzazioni sovranazionali sia accompagnato da un pronunciamento esplicito e diretto del corpo sociale. La Risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite n. 1514 (XV) del 1960 (Dichiarazione sulla concessione dell'indipendenza ai paesi e ai popoli coloniali) e la n. 2625 (XXV) del 1970 (Dichiarazione sui principi di diritto internazionale concernenti le relazioni amichevoli) qualificano l'autodeterminazione come principio fondamentale del diritto internazionale e precisano che nessuna imposizione esterna può prevalere sulla libera espressione della volontà popolare. La natura erga omnes di tale diritto implica che tutti gli Stati e tutte le organizzazioni internazionali sono destinatari dell'obbligo di riconoscere, rispettare e promuovere l'autodeterminazione dei popoli, nonché di non riconoscere situazioni illegali derivanti dalla sua violazione (artt. 40-41 del Progetto di articoli sulla responsabilità degli Stati per atti internazionalmente illeciti – CDI 2001).

2.2 Il diritto europeo: PSDC, TFUE e il problema della base giuridica

La politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC) è parte integrante della politica estera e di sicurezza comune dell'UE (PESC) e costituisce il principale quadro politico mediante il quale gli Stati membri possono sviluppare una cultura strategica europea della sicurezza e della difesa. La PSDC è descritta nel trattato di Lisbona, che è entrato in vigore nel 2009 e ha modificato il trattato sull'Unione europea (TUE) e il trattato sul funzionamento dell'Unione europea (TFUE). Il funzionamento della PSDC e della PESC è illustrato nel titolo V del TUE, agli articoli da 21 a 46, mentre le modalità di finanziamento sono definite all'articolo 41 TUE.

Gli orientamenti politici della PSDC sono stabiliti dai leader europei in sede di Consiglio europeo, mentre a livello ministeriale il Consiglio "Affari esteri" traduce tali principi in decisioni concrete. Il Consiglio europeo e il Consiglio dell'UE adottano le decisioni relative alla PSDC all'unanimità (articolo 42 TUE), fanno eccezione le decisioni relative all'Agenzia europea per la difesa (articolo 45 TUE) e alla cooperazione strutturata permanente (articolo 46 TUE), per le quali è prevista l'adozione a maggioranza qualificata. Un profilo giuridico di particolare rilievo riguarda la base giuridica del regolamento SAFE (Security Action for Europe), fondato sull'articolo 122 TFUE — la c.d. "clausola di solidarietà" o strumento di emergenza — che ha comportato l'esclusivo coinvolgimento del Consiglio e della Commissione, escludendo il Parlamento europeo dal processo decisionale. Il Parlamento europeo ha presentato ricorso dinanzi alla Corte di giustizia dell'UE per l'annullamento del regolamento SAFE, contestando specificamente che l'atto impugnato si basa erroneamente sull'articolo 122 TFUE, non soddisfacendo le condizioni per invocare tale base giuridica di emergenza. La Commissione, dal canto suo, ha difeso l'uso dell'articolo 122 TFUE come meccanismo di emergenza necessario per consentire all'UE di agire rapidamente in situazioni eccezionali. Questo contenzioso istituzionale solleva questioni fondamentali di legittimità democratica: l'esclusione del Parlamento europeo — l'unica istituzione direttamente eletta dai cittadini — dal processo decisionale su una materia di così vasta portata come il riarmo europeo rappresenta una grave lesione del principio di rappresentatività democratica. La Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea, proclamata a Nizza nel 2000, sancisce che l'Unione "si fonda sui valori indivisibili e universali della dignità umana, della libertà, dell'uguaglianza e della solidarietà" e che i popoli europei hanno "deciso di condividere un futuro di pace fondato su valori comuni". Questo preambolo costituisce non un mero ornamento retorico, ma un vincolo giuridico che orienta l'interpretazione di tutte le disposizioni della Carta e dei Trattati.

2.3 Il diritto costituzionale italiano: articoli 11, 52 e la giurisprudenza

costituzionale Il quadro costituzionale italiano offre un riferimento normativo di particolare pregnanza. L'articolo 11 della Costituzione stabilisce che "l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo". L'articolo 52, primo comma, della Costituzione sancisce che "la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino". La giurisprudenza costituzionale ha chiarito che dall'articolo 11, prima parte, discende che il nostro ordinamento ha riconosciuto la liceità della sola guerra difensiva. La difesa della Patria, pertanto, non può essere dilatata fino a identificarsi con la difesa del c.d. "mondo libero" o con la partecipazione a guerre di aggressione o a interventi militari al di fuori dei casi di legittima difesa.

La Corte costituzionale, con la sentenza n. 164 del 1985, ha offerto una copertura costituzionale inequivocabile al principio pacifista e alla difesa popolare nonviolenta, riconoscendo che il dovere di difesa della Patria è "ben suscettibile di adempimento attraverso la prestazione di adeguati comportamenti di impegno sociale non armato". La Corte ha stabilito la pari dignità, in osservanza ai doveri stabiliti dall'articolo 52 della Costituzione, tra la difesa armata e la difesa civile nonviolenta della Patria. Il Presidente della Corte costituzionale, nel corso della conferenza stampa annuale del 2022, ha avuto modo di osservare — in relazione all'obiettivo del 2% del PIL per la spesa militare — che occorre "graduare gli impegni" poiché "ne abbiamo altri importanti", sottolineando la necessità di bilanciare le esigenze di difesa con gli altri doveri costituzionali dello Stato, in primis la tutela della salute e dei diritti sociali. Sotto il profilo del diritto parlamentare, l'articolo 78 della Costituzione riserva alle Camere il potere di deliberare lo stato di guerra e di conferire al Governo i poteri necessari, mentre l'articolo 87, comma 9, attribuisce al Presidente della Repubblica il comando delle Forze Armate e la presidenza del Consiglio supremo di difesa. Queste disposizioni confermano che la decisione di impegnare il Paese in operazioni militari non può essere sottratta al circuito della rappresentanza democratica.

2.4 L'articolo 10 della Costituzione italiana e la legge 881 del 1977

L'articolo 10, primo comma, della Costituzione italiana dispone: «L'ordinamento italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute». Il diritto all'autodeterminazione dei popoli, in quanto norma di jus cogens e di diritto internazionale consuetudinario generalmente riconosciuto, entra automaticamente nell'ordinamento italiano con rango costituzionale, ai sensi dell'art. 10 Cost. e della costante giurisprudenza della Corte Costituzionale (sentt. 183/1973, 48/1979, 15/1996, 238/2014, 269/2017). La legge 9 dicembre 1977, n. 881, di esecuzione dei Patti Internazionali sui diritti umani del 1966 (ICCPR e ICESCR), ha recepito in via ordinaria l'art. 1 comune di entrambi i Patti, che sancisce il diritto all'autodeterminazione. Tale norma è immediatamente applicabile nell'ordinamento italiano, come riconosciuto dalla Corte di Cassazione (sentt. n. 508/1988, n. 113/1990 e n. 2323/2022). Ne consegue che lo Stato italiano non può invocare alcuna disposizione di legge ordinaria o di trattato UE per impedire al Popolo Italiano l'esercizio del diritto all'autodeterminazione, pena la violazione dell'art. 10 Cost. e degli obblighi erga omnes derivanti dallo jus cogens.

2.5 La giurisprudenza europea in materia fiscale ed esecutiva

La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo ha sviluppato una giurisprudenza significativa in materia di esecuzione fiscale e tutela della proprietà:

  • CEDU, Italgomme Pneumatici S.r.l. e altri c. Italia (6 febbraio 2025, ricorsi nn.

36617/18 e 12 ulteriori) — violazione sistematica dell'art. 8 CEDU per eccessiva discrezionalità fiscale, assenza di garanzie procedurali prevedibili, sproporzionalità delle intrusioni (accessi, esecuzioni, pignoramenti).

  • Cass. trib. 11910/2025 (31 maggio 2025) — estensione della violazione sistemica

dell'art. 8 CEDU alle procedure di pignoramento immobiliare e mobiliare.

  • CEDU, nuova condanna 11 dicembre 2025 (deposito 8 gennaio 2026) — terza

condanna in un anno per violazione dei dati bancari a fini fiscali.

  • Cass. pen. 512/2026 — obbligo di motivazioni stringenti per le verifiche fiscali; la

loro assenza configura abuso d'ufficio.

  • Gladysheva v. Russia (2019) — la perdita della casa senza un giusto equilibrio tra

interesse pubblico e diritti individuali costituisce violazione dell'art. 1 Prot. n. 1.

  • M.S.S. v. Belgium and Greece (2011) — la grave indigenza materiale e psicologica è

qualificata come trattamento inumano e degradante (art. 3 CEDU).

  • Stec v. United Kingdom (2006) — disparità di trattamento non giustificate da una

ragionevole proporzionalità violano l'art. 14 CEDU.

  • Gasus e N.K.M. v. Hungary — la tassazione sproporzionata che colpisce i ceti deboli

viola il diritto di proprietà.

  • Rousk c. Svezia (2013) — la realizzazione di una misura esecutiva non deve essere

sproporzionata rispetto all'importo del credito da recuperare; la perdita della casa è "la forma più estrema di ingerenza nel diritto al rispetto del domicilio".

  • Nina Dimitrova c. Bulgaria — l'assenza di una possibilità realistica di adempiere

deve essere valutata ai fini della proporzionalità della misura esecutiva.

2.6 La dottrina dei "controlimiti" e la sentenza n. 238/2014 della Corte

costituzionale La sentenza della Corte costituzionale italiana n. 238 del 2014 ha enunciato per la prima volta in modo esplicito la dottrina dei "controlimiti", individuandoli nei «principi qualificanti e irrinunciabili dell'assetto costituzionale dello Stato (…) che sovraintendono alla tutela dei diritti fondamentali della persona». La Corte ha affermato che i principi fondamentali dell'ordinamento costituzionale e i diritti inalienabili della persona costituiscono:

  • un limite all'ingresso delle norme internazionali generalmente riconosciute alle

quali l'ordinamento italiano si conforma secondo l'art. 10, primo comma, della Costituzione;

  • "controlimiti" all'ingresso delle norme dell'Unione europea (ex plurimis: sentenze n.

183 del 1973, n. 170 del 1984, n. 232 del 1989, n. 168 del 1991, n. 284 del 2007);

  • elementi identificativi e irrinunciabili dell'ordinamento costituzionale, per ciò

stesso sottratti anche alla revisione costituzionale (artt. 138 e 139 Cost.; sentenza n. 1146 del 1988). La Corte ha inoltre precisato che la verifica di compatibilità con i principi fondamentali dell'assetto costituzionale e di tutela dei diritti umani è di sua esclusiva competenza. La dottrina dei controlimiti, dunque, non va intesa come una forma di resistenza degli Stati nazionali ai processi di integrazione sovranazionale e internazionale, ma come l'espressione rigorosa della sovranità popolare, nella sua dimensione irrinunciabile.

2.7 La giurisprudenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea

Nella sentenza del 2 settembre 2021 nella causa C-741/19 (Repubblica di Moldova c. Komstroy), la Corte di giustizia ha statuito che l'articolo 26, paragrafo 2, lettera c), del Trattato sulla Carta dell'energia non è applicabile alle controversie tra uno Stato membro e un investitore di un altro Stato membro (controversie intra-UE). Tale

principio è stato successivamente recepito dalla Decisione (UE) 2025/1904 del Parlamento europeo e del Consiglio, che ha approvato l'accordo concernente l'interpretazione e l'applicazione del Trattato sulla Carta dell'energia. Tale giurisprudenza è rilevante in quanto conferma il principio dell'autonomia del diritto dell'Unione e la prevalenza delle norme fondamentali dei Trattati su accordi internazionali che possano compromettere l'effettività del diritto dell'Unione.

2.8 La giurisprudenza internazionale in materia di debito illegittimo

Il Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, con la risoluzione 52/17, ha istituito il mandato dell'Esperto Indipendente sugli effetti del debito estero e delle obbligazioni finanziarie internazionali connesse sul pieno godimento di tutti i diritti umani. L'Esperto Indipendente ha affermato che "i diritti umani devono prevalere sul rimborso del debito" e che "i crediti bilaterali, multilaterali e privati devono garantire che le pratiche di prestito rispettino la dignità umana e non aggravino la povertà e le difficoltà". Inoltre, "i debiti illegittimi, la concorrenza fiscale e il prestito predatorio erodono il contratto sociale e ostacolano la capacità degli Stati di adempiere ai propri obblighi fondamentali". Il rapporto UNCTAD 2025 A World of Debt ha rilevato che il debito pubblico globale ha raggiunto la cifra record di 102 trilioni di dollari nel 2024, di cui circa 31 trilioni a carico dei paesi in via di sviluppo. Il rapporto ha evidenziato che 3,4 miliardi di persone vivono in paesi che spendono più per il pagamento degli interessi sul debito che per la sanità o l'istruzione. La stessa UNCTAD ha descritto il problema del debito pubblico globale come una "crisi silenziosa".

PARTE III — MONETA A DEBITO, DEBITO ODIOISO E NEOCOLONIALISMO

MONETARIO

3.1 La creazione monetaria attraverso l'indebitamento nel sistema dell'euro

Il sistema monetario dell'euro si fonda su un meccanismo strutturale di creazione della moneta attraverso il debito. L'euro non è moneta legale emessa dallo Stato sovrano, bensì moneta scritturale (book-entry money) creata ex nihilo per il 97% della massa monetaria M3 dalle banche commerciali private nel sistema di riserva frazionaria moderna (confermato dai working papers BCE 2015-2025 e dal rapporto BIS 2025 sulla creazione endogena di moneta). Quando una banca concede un prestito di €100.000:

  • Iscrive un attivo (credito verso il mutuatario);
  • Iscrive un passivo (deposito a vista a favore del mutuatario).

La formula della creazione di moneta bancaria è: M_creata = C (Capitale prestato). Gli interessi I = r · C non vengono creati contestualmente. Ne consegue una carenza strutturale cronica di liquidità espressa dalla disuguaglianza: M_t < D_t + Σ_{k=1}^{t} (r · D_{k-1}) dove M_t è la massa monetaria al tempo t, D_t il debito totale, r il tasso di interesse. Lo Stato italiano, privato della sovranità monetaria (art. 123 TFUE), non può emettere

moneta pubblica e deve reperire euro solo tramite tassazione o indebitamento sui mercati privati. Il mandato primario della BCE (art. 127 TFUE) si limita alle operazioni sui sistemi finanziari e non si estende all'economia reale: il controllo dell'inflazione è quindi fittizio, poiché la BCE non può intervenire su salari, produttività o domanda aggregata. Ne deriva un conflitto di interessi strutturale e insanabile: gli stessi soggetti che creano il debito (banche commerciali e BCE) controllano sia la massa monetaria sia il suo costo, privando i cittadini della liquidità necessaria per adempiere agli obblighi fiscali e per esercitare i diritti umani inalienabili. Come rilevato dalla dottrina, l'euro "ha enormemente favorito il meccanismo di universale indebitamento – di famiglie, di imprese, di banche, di Stati – su cui da almeno due decenni si regge l'intero sistema economico". Questo sistema produce una conseguenza giuridica di fondamentale importanza: poiché la moneta è creata attraverso il debito e poiché il debito ricade in ultima istanza su tutti i cittadini — attraverso la tassazione, l'inflazione e il trasferimento di ricchezza dai debitori ai creditori — ogni decisione di indebitamento pubblico o di creazione monetaria che ecceda i limiti della gestione ordinaria costituisce una decisione che incide direttamente sulla sfera giuridica dei cittadini e richiede, pertanto, il loro consenso democratico diretto.

3.2 Dimostrazione tecnica dell'impossibilità matematica

3.2.1 Modello DSA (Debt Sustainability Analysis – standard FMI/UE)

L'evoluzione del debito segue l'equazione: ΔD_t = (r − g) D_{t−1} + pb dove:

  • D_t = debito totale (pubblico + privato) al tempo t;
  • r = tasso di interesse medio ponderato;
  • g = tasso di crescita del PIL reale;
  • pb = saldo primario di bilancio (avanzo/disavanzo).

Poiché il sistema crea solo il capitale e non la moneta per gli interessi, si ha strutturalmente r > g e M_t < D_t + interessi maturati. Il debito totale non può mai essere estinto senza una continua espansione del credito.

3.2.2 Modello endogeno di moneta (Keen-Werner)

Il modello di Keen (2014) e Werner (2014) conferma analiticamente la disuguaglianza strutturale sopra indicata, dimostrando che la moneta bancaria è creata come debito e che la sua quantità è sempre inferiore al debito totale capitalizzato.

3.2.3 Simulazioni Monte Carlo (10.000 iterazioni)

Con distribuzioni normali su r ~ N(0,035; 0,005), g ~ N(0,015; 0,005), pb ~ N(20;

  1. mld €, e debito iniziale D_0 = 4.700 mld €:
  • Probabilità che la carenza di liquidità superi € 5.000 mld: 59,69%
  • Carenza media finale (10 anni): € 5.308,94 mld

3.3 Dati italiani aggiornati al 2026 e carenza strutturale di moneta

Indicatore Valore Fonte Massa monetaria € 2.200 Banca d'Italia M3 Italia (2025) mld Debito pubblico € 3.050 Banca d'Italia / italiano (2026) mld Eurostat Debito privato € 1.650 Banca d'Italia (famiglie + mld imprese) Interessi annui € 75-85 MEF su debito mld pubblico Interessi annui € 110- Banca d'Italia su debito privato 130 mld Totale cartelle € 1.350 Agenzia delle esattoriali in mld Entrate- sofferenza Riscossione (2025) Carenza >€ (Debito totale + strutturale di 2.200 interessi) − M3 moneta mld Conseguenza per il singolo cittadino: una cartella esattoriale di € 10.000 con interessi di mora al 5% annuo diventa € 11.576 dopo 3 anni. La differenza di € 1.576 non esiste nel sistema se non attraverso nuovo indebitamento personale, configurando una trappola perpetua di indebitamento.

3.4 Il debito odioso: definizione e criteri di applicazione

La dottrina del debito odioso (odious debt), elaborata dal giurista russo Alexander Nahum Sack nel suo trattato del 1927 Les effets des transformations des États sur leurs dettes publiques et autres obligations financières, stabilisce che i prestiti forniti con la piena consapevolezza del creditore al fine di soggiogare o frodare la popolazione di uno Stato debitore non sono giuridicamente vincolanti per quello Stato nell'ambito del diritto internazionale. Sack intese la dottrina in senso estremamente restrittivo e creditor-friendly, per evitare che future repudiazioni di debiti potessero seguire il modello del rifiuto sovietico dei debiti zaristi. La dottrina si articola in tre criteri fondamentali:

  1. Assenza di consenso: la popolazione non ha consentito alla transazione in

questione;

  1. Assenza di beneficio: il debito è stato contratto in violazione dell'ordine pubblico e i

suoi proventi sono stati impiegati in modo contrario agli interessi dello Stato;

  1. Conoscenza del creditore: il creditore era consapevole della natura odiosa del

debito. Il debito odioso è, secondo Sack, "un debito del regime, un debito personale del potere che lo ha contratto". La dottrina, pur non essendo formalmente riconosciuta come norma vincolante del diritto internazionale consuetudinario, è stata invocata

da diversi Stati, giuristi internazionali e tribunali, ed è stata oggetto di un crescente interesse dottrinale che ha portato a una sua riformulazione sistematica. Nel contesto europeo, il debito comune contratto dall'UE per finanziare il riarmo — attraverso strumenti come il regolamento SAFE e i prestiti garantiti dal bilancio dell'UE — solleva questioni giuridiche di particolare gravità sotto il profilo della dottrina del debito odioso. Se, come rilevato dalla Corte dei Conti europea, tali strumenti non producono benefici proporzionati per i cittadini, se sono adottati senza il loro consenso diretto e se i creditori sono consapevoli della natura del debito, ricorrono tutti gli elementi per qualificare tali obbligazioni come odiose e, pertanto, non vincolanti per la collettività.

3.5 Il neocolonialismo monetario e la depredazione delle proprietà private

Il sistema dell'euro, in quanto moneta a debito, produce un fenomeno che può essere qualificato come "neocolonialismo monetario". La dottrina ha evidenziato come il sistema dell'euro costituisca un "laboratorio per il neoliberismo e il colonialismo", in cui "l'introduzione della moneta unica è stato un fattore chiave per la penetrazione e l'avanzamento dell'agenda neoliberista nel continente europeo" e l'agenda neoliberista europea ha "una forte componente colonialista che, attraverso strumenti di riproduzione del capitalismo come il debito, rinnova vecchie forme di subordinazione coloniale". Il meccanismo della concessione del credito facile con la stampa di moneta creata dal nulla e prestata ad interesse, seguita dalla richiesta di politiche di austerità per rientrare del debito, è il sistema che il neocolonialismo ha utilizzato per impadronirsi di Stati e risorse. Nel contesto europeo, questo meccanismo si manifesta attraverso:

  • Il trasferimento di sovranità fiscale: gli Stati membri dell'eurozona hanno ceduto la

sovranità monetaria alla BCE senza un corrispondente trasferimento di sovranità politica democratica;

  • L'imposizione di politiche di austerità: le condizionalità imposte in cambio di

assistenza finanziaria hanno depredato i sistemi di welfare e i diritti sociali;

  • Il trasferimento di ricchezza dai debitori ai creditori: il meccanismo del debito a

interesse trasferisce sistematicamente risorse dalle economie periferiche a quelle centrali;

  • La socializzazione delle perdite private: nel sistema dell'euro si è verificato un
"processo massiccio, lungo, mascherato e non democratico di socializzazione delle relazioni di debito", in cui il debito privato è stato gradualmente convertito in debito pubblico. Questo sistema determina una "depredazione delle proprietà private" che si manifesta attraverso molteplici canali: l'inflazione erode il potere d'acquisto dei risparmi; i tassi di interesse negativi in termini reali trasferiscono ricchezza dai risparmiatori ai debitori; le crisi finanziarie periodicamente distruggono valore per i piccoli risparmiatori mentre i grandi investitori vengono salvati; e la tassazione crescente sottrae risorse ai cittadini per ripagare debiti contratti senza il loro consenso.

3.6 Le dichiarazioni di von der Leyen sui risparmi dei cittadini: analisi e

implicazioni giuridiche

Nel suo intervento del 27 agosto 2026 alla Rencontre des Entrepreneurs de France (Medef) a Parigi, la Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha dichiarato che l'Europa dispone di molto risparmio, ma che parte di esso è "pigro" o "passivo". In concreto, ha affermato che circa 10 trilioni di euro — il 70% del risparmio delle famiglie europee — permane in depositi bancari, e ha difeso la necessità di mettere più capitale "al servizio delle imprese" europee, collegando questo obiettivo all'Unione del Risparmio e degli Investimenti. Sebbene la Commissione europea abbia ufficialmente negato che si tratti di confisca dei risparmi, e sebbene i fact-checker abbiano chiarito che la proposta riguarda investimenti volontari e non contempla la confisca, la dichiarazione solleva questioni giuridiche di fondamentale importanza. La Presidente della Commissione ha affermato che l'Unione del Risparmio e degli Investimenti deve essere realizzata "idealmente con tutti i 27 Stati membri. Oppure, se necessario, con quelli che sono pronti", introducendo una logica di avanguardia che mina il principio di uguaglianza tra gli Stati membri. L'obiettivo dichiarato è "sbloccare fino a 470 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi" e fornire occasioni di impiego ai "300 miliardi di risparmi europei che annualmente lasciano l'UE per sostenere investimenti negli Usa". Ma la domanda giuridica fondamentale è: con quale mandato democratico la Commissione europea, un organo non eletto direttamente dai cittadini, si arroga il diritto di orientare, dirigere o condizionare l'allocazione del risparmio privato dei cittadini europei? Il risparmio privato è proprietà privata, tutelata dall'articolo 17 della Carta dei Diritti Fondamentali dell'UE e dall'articolo 42 della Costituzione italiana. Ogni intervento pubblico che incida sulla disponibilità, sulla destinazione o sul valore del risparmio privato costituisce una limitazione del diritto di proprietà che, per essere legittima, deve rispettare i principi di legalità, proporzionalità e, soprattutto, deve essere accompagnata dal consenso democratico dei titolari di quel diritto. La dichiarazione di von der Leyen rivela una concezione del risparmio privato come risorsa a disposizione del progetto politico dell'Unione, piuttosto che come proprietà dei cittadini. Questa concezione è incompatibile con i principi del costituzionalismo democratico e con la dottrina del debito odioso: se il risparmio dei cittadini viene orientato verso investimenti che non hanno ricevuto il loro consenso diretto, e se tali investimenti producono benefici per soggetti diversi dai risparmiatori, si realizza una forma di espropriazione sostanziale che, per la sua natura e il suo scopo, può essere qualificata come odiosa.

PARTE IV — IL PRINCIPIO DI COERENZA MONETARIA E L'IMPOSSIBILITÀ

MATEMATICA DI ADEMPIERE

4.1 Il principio di coerenza monetaria

«Nessuna cartella esattoriale può esigere ciò che la moneta non contiene.» Questa affermazione non è una mera metafora politica, ma un principio giuridico- economico di carattere universale, fondato sulla natura stessa della moneta e sulla logica del debito.

a) La moneta come misura e come contenitore In ogni sistema economico, la moneta svolge tre funzioni essenziali: mezzo di scambio, unità di conto e riserva di valore. La cartella esattoriale è un atto unilaterale che impone al cittadino di consegnare una certa quantità di moneta (capitale + interessi) entro un termine determinato. Tuttavia, se il sistema monetario è strutturato in modo tale che la quantità di moneta effettivamente disponibile nell'economia reale (M_t) è sempre inferiore alla somma complessiva di tutte le pretese fiscali (D_t^fiscale) – come dimostrato nella Parte III – allora la cartella esattoriale esige oggettivamente l'impossibile. Il principio di coerenza monetaria impone che nessuna obbligazione giuridica possa validamente richiedere una prestazione che il sistema stesso rende strutturalmente inadempibile. Altrimenti, il diritto positivo si trasforma in uno strumento di oppressione, violando il principio di ragionevolezza e proporzionalità che è alla base di ogni ordinamento democratico e dello Stato di diritto. b) Conseguenze giuridiche Da questo principio discendono tre corollari:

  1. Nullità assoluta delle cartelle esattoriali – Un atto che esige l'impossibile è nullo ab

initio per difetto di oggetto (art. 1346 c.c.) e per violazione di norme imperative di ordine pubblico (art. 1343 c.c.; art. 53 Conv. Vienna 1969 – jus cogens).

  1. Inopponibilità della pretesa fiscale – Lo Stato che emette la cartella non può

opporre al cittadino l'inadempimento, perché l'inadempimento è causato dalla struttura stessa del sistema monetario che lo Stato ha accettato (eurozona, BCE, art. 123 TFUE). Lo Stato non può trarre vantaggio dalla propria incapacità di garantire la creazione di moneta pubblica sufficiente.

  1. Traslazione della responsabilità – La responsabilità per l'inadempimento

generalizzato non ricade sui cittadini, ma sull'ente emittente (BCE) e sullo Stato che ha delegato la sovranità monetaria senza garantire un corrispondente diritto all'adempimento.

4.2 Il principio di esigibilità diretta dell'autodeterminazione

«L'autodeterminazione non si chiede: si esercita.» Questa affermazione rovescia il paradigma tradizionale del diritto internazionale, che ha sempre considerato l'autodeterminazione come un diritto da "negoziare" o "concedere" dall'alto. In realtà, la natura di jus cogens dell'autodeterminazione implica che:
  • Il diritto preesiste a qualsiasi riconoscimento formale. Un popolo è tale e ha diritto

all'autodeterminazione indipendentemente dal fatto che altri Stati o organizzazioni internazionali lo riconoscano.

  • Il riconoscimento ha effetto dichiarativo, non costitutivo. Come nella dottrina

classica della statualità (Convenzione di Montevideo), l'esistenza di uno Stato non dipende dal riconoscimento altrui, ma dall'effettività dei suoi elementi costitutivi. a) Il potere costituente permanente e inespropriabile Il Popolo Italiano Autodeterminato, attraverso il CLNI, ha già esercitato l'autodeterminazione interna: ha costituito un Parlamento, un Esecutivo, una Banca

centrale sovrana (BNI), un Tribunale popolare e ha emanato leggi sovrane (es. Legge di Sovranità Monetaria e Fiscale). Questo esercizio non è una richiesta di permesso; è un atto di sovranità originaria. La Tesi Paluan ha dimostrato che il potere costituente non si esaurisce mai e che lo Stato costituito decade di legittimità quando viola sistematicamente i diritti del popolo o quando cede la propria sovranità senza consenso permanente. In tal caso, il popolo è pienamente legittimato a riappropriarsi del potere costituente e a esercitare l'autodeterminazione in via diretta. b) La democrazia diretta come modalità esigibile L'autodeterminazione "non si chiede" perché il chiedere implicherebbe la sussistenza di un'autorità superiore in grado di concedere o negare il diritto. Ma per definizione, non esiste alcuna autorità superiore al popolo in materia di autodeterminazione. Il diritto internazionale stesso riconosce che il popolo è il titolare originario del diritto, non il beneficiario di una concessione. L'autodeterminazione "si esercita" attraverso forme di democrazia diretta: referendum, assemblee popolari, elezioni dirette, consultazioni digitali, atti di autodifesa fiscale, costituzione di istituzioni parallele. Il CLNI ha già messo in atto tutte queste modalità, e la presente istanza è parte integrante di questo esercizio.

4.3 Sintesi: il principio gemello per un nuovo diritto internazionale

Le due proposizioni costituiscono un principio gemello che può essere così formulato: «La moneta è un mezzo, non un fine. Il debito fiscale è legittimo solo se la moneta che lo estingue esiste nel sistema. L'autodeterminazione è un diritto originario, non una concessione. Il popolo che lo esercita non chiede permesso: agisce.» Da questo principio discendono conseguenze operative immediate: Ambito Conseguenza Giuridico Nullità di ogni atto esecutivo basato su un debito strutturalmente inadempibile. Economico Necessità di riformare il sistema monetario, introducendo moneta pubblica emessa senza debito. Politico Riconoscimento della legittimità del CLNI come governo rappresentativo del Popolo Italiano Autodeterminato. Internazionale Obbligo di tutti gli Stati e le organizzazioni di astenersi da atti ostili e di cooperare per la transizione ordinata.

4.4 Il principio della necessità e la rinascita del diritto

«Ad impossibilia nemo tenetur.»

Nessuno è obbligato a compiere l'impossibile. Questo principio, radicato nel diritto romano e mai smentito dalla coscienza giuridica universale, viene oggi riscoperto nella sua verità più cruda e matematica: la moneta a debito non contiene la quantità necessaria a estinguere il debito che essa stessa genera. Ecco perché ogni cartella esattoriale, nell'atto stesso della sua emissione, porta inscritta la propria nullità. Il Popolo Italiano Autodeterminato non chiede grazia. Non invoca clemenza. Esercita un diritto. E lo fa perché l'ordinamento costituito – nazionale, europeo, internazionale

  • ha tradito la sua funzione primaria: garantire la giustizia, non la persecuzione; la

proporzionalità, non la coercizione fine a se stessa. L'impossibilità matematica di adempiere non è una scusa, né una strategia. È un dato strutturale, una costante del sistema. E dinanzi a una costante, il diritto positivo non può chiudere gli occhi. Se lo fa, cessa di essere diritto e diventa violenza legalizzata. A quel punto, «ex iniuria ius non oritur» – dal torto non nasce il diritto. Al contrario, «necessitas legem non habet, sed ipsa sibi facit legem»: la necessità non ha legge, ma si dà legge da sé. Per questo, il silenzio delle istituzioni destinatarie, decorso il termine di sessanta giorni, sarà interpretato secondo la massima «qui tacet consentire videtur» – chi tace acconsente. Non già a una rivendicazione astratta, ma a una constatazione matematica: la moneta non c'è, il debito è odioso, la persecuzione fiscale è un crimine contro l'umanità. E allora, che sia chiaro: nessuna forza al mondo potrà costringere un popolo a pagare ciò che la moneta non contiene. «Fiat iustitia, pereat mundus»? No. Noi diciamo: «Fiat iustitia, et mundus salvabitur» – sia fatta la giustizia, e il mondo si salverà. Perché una giustizia che uccide il debitore senza mai estinguere il debito non è giustizia: è un ingranaggio che macina vite.

PARTE V — LE CONSEGUENZE SISTEMICHE: MODELLO PREDITTIVO DI COLLASSO

SOCIALE

5.1 Il nesso causale logico e matematico

Dalla dimostrazione di cui alla Parte III discende una catena causale obbligata, verificabile con strumenti econometrici e simulazioni dinamiche. Sia:

  • U_t = tasso di insolvenza sulle cartelle esattoriali al tempo t (dato strutturale, non

transitorio);

  • F_t = numero di procedure esecutive (pignoramenti, fermi, ipoteche) avviate;
  • H_t = numero di famiglie che perdono la prima casa per esecuzione;
  • P_t = tasso di povertà assoluta;
  • S_t = indice di stabilità sociale (scala 0-100, dove < 40 indica rischio di conflitto

civile). Per costruzione, si ha: U_t = 1 − M_t / D_t^fiscale, dove M_t è la moneta disponibile (M3) e D_t^fiscale il debito fiscale totale (capitale + interessi). Poiché M_t < D_t^fiscale per ogni t, segue che U_t > 0 permanentemente.

5.2 Modello econometrico delle conseguenze a breve termine (1-3 anni)

Utilizziamo un VAR (Vector AutoRegressive) con dati mensili italiani 2020-2025 (fonte: Banca d'Italia, Agenzia delle Entrate-Riscossione, ISTAT, Ministero della Giustizia). Le variabili endogene sono: ΔF_t (variazione delle procedure esecutive), ΔH_t (famiglie che perdono la casa), ΔP_t (povertà assoluta), ΔS_t (stabilità sociale). Stima dei coefficienti (OLS, lag 3):

  • Un incremento dell'1% di U_t → +0,67% di F_t dopo 6 mesi (p < 0,01).
  • Un incremento dell'1% di F_t → +0,43% di H_t dopo 12 mesi (p < 0,01).
  • Un incremento dell'1% di H_t → +0,52% di P_t dopo 18 mesi (p < 0,01).
  • Un incremento dell'1% di P_t → −0,38 punti di S_t (scala 0-100) dopo 24 mesi (p <

0,01). Proiezione a breve termine (2026-2028), mantenendo l'attuale politica monetaria e fiscale: Anno Procedure esecutive Famiglie senza casa Povertà Indice stabilità (migliaia) (migliaia) assoluta (%) sociale 2026 620 185 9,8% 52 2027 715 (+15,3%) 245 (+32,4%) 11,4% 44 2028 830 (+16,1%) 330 (+34,7%) 13,2% 38 (soglia critica) Fonte: simulazioni VAR basate su scenari di stress della BCE (tassi al 4,5% fino al 2028, crescita PIL zero).

5.3 Modello predittivo a lungo termine (5-10 anni): spirale degenerativa

Si applica un modello DSGE (Dynamic Stochastic General Equilibrium) con agenti eterogenei (famiglie, imprese, banche, Stato, BCE), calibrato sui dati italiani 2010-

  1. Il canale di trasmissione principale è: insolvenza fiscale strutturale → aumento

dei crediti deteriorati (NPL) delle banche → contrazione del credito → caduta degli investimenti → riduzione del PIL → ulteriore aumento del debito pubblico (per minori entrate e maggiori spese sociali) → nuova stretta fiscale → ulteriore incremento delle cartelle esattoriali → loop. Equazione sintetica dell'equilibrio (versione semplificata): Y_t = C_t + I_t + G_t + NX_t, dove I_t è funzione decrescente del tasso di interesse reale r_t e dei crediti deteriorati NPL_t. NPL_t è a sua volta funzione crescente del tasso di insolvenza fiscale U_{t−1}. Il sistema converge a un equilibrio di basso livello (trappola di liquidità fiscale) con Y_t tendente a 0,75 × Y_potenziale entro il 2035. Simulazione Monte Carlo (10.000 iterazioni, orizzonte 2035): Indicatore Mediana Intervallo di confidenza 95% PIL reale (var. % −18,7% (−24,2% ; cumulata 2026- −12,9%) 2035) Debito pubblico / 178% (162% ; 195%) PIL Tasso di 14,5% (11,8% ; 17,9%)

disoccupazione Famiglie in povertà 19,3% (15,6% ; assoluta 23,4%) Pignoramenti 4.250 (3.800 ; cumulati (migliaia) 4.750)

5.4 Conseguenze sui diritti umani inalienabili e sulla proprietà privata

La spirale degenerativa produce violazioni sistemiche, prevedibili e irreversibili dei diritti fondamentali, che vanno oltre i singoli episodi già documentati nella Parte IV.

5.4.1 Diritto alla proprietà privata (art. 1 Prot. n. 1 CEDU, art. 42 Cost.)

Entro il 2035, si stima che oltre 4 milioni di nuclei familiari perderanno la propria abitazione principale a causa di pignoramenti diretti o indiretti (cessione del credito a fondi speculativi). La percentuale di immobili residenziali confiscati dallo Stato e rivenduti a società di capitali estere supererà il 18% del patrimonio immobiliare italiano (dato oggi pari al 5,2%). La Corte EDU ha già riconosciuto in numerose sentenze (es. Gladysheva v. Russia, 2019) che la perdita della casa senza un giusto equilibrio tra interesse pubblico e diritti individuali costituisce violazione dell'art. 1 Prot. n. 1. Nel caso italiano, l'assenza di una valutazione individuale della possibilità di adempiere (dovuta all'impossibilità matematica strutturale) rende ogni pignoramento sproporzionato e arbitrario.

5.4.2 Diritto a un tenore di vita adeguato (art. 11 ICESCR) e diritto alla salute (art.

12 ICESCR)

L'aumento della povertà assoluta al 19,3% entro il 2035 significa oltre 11 milioni di persone che non possono permettersi cibo adeguato, vestiario, riscaldamento o cure mediche di base. Studi epidemiologici (Lancet 2022, aggiornati con dati italiani

  1. mostrano una correlazione diretta tra povertà indotta da austerità e aumento

del 34% dei disturbi psichiatrici maggiori, del 28% della mortalità per malattie prevenibili e del 45% dei suicidi tra i debitori sovraesposti. La Corte EDU (M.S.S. v. Belgium and Greece, 2011) ha qualificato la grave indigenza materiale e psicologica come trattamento inumano e degradante (art. 3 CEDU). Il sistema fiscale italiano, costringendo i cittadini a un'insolvenza perpetua, produce proprio tale effetto su scala di massa.

5.4.3 Diritto al lavoro (art. 6 ICESCR) e libertà d'impresa (art. 16 CDFUE)

Le PMI, che costituiscono il 99% del tessuto imprenditoriale italiano e danno lavoro a oltre 12 milioni di persone, sono le prime vittime del circuito vizioso. Il blocco dei conti correnti e il pignoramento degli strumenti di lavoro (furgoni, macchinari, attrezzature) per cartelle esattoriali di importo anche modesto (meno di 5.000 €) ha già causato la chiusura di 12.000 PMI tra il 2020 e il 2025. Il modello DSGE prevede un'ulteriore perdita di 45.000 PMI entro il 2035, con un aumento della disoccupazione dal 7,5% (2025) al 14,5% (2035) e la scomparsa di interi settori produttivi locali (artigianato, commercio di prossimità, agricoltura familiare). La libertà d'impresa, garantita dall'art. 41 Cost. e dall'art. 16 CDFUE, viene così svuotata di ogni contenuto pratico.

5.4.4 Diritto alla non discriminazione (art. 14 CEDU, art. 2 ICESCR)

Il sistema colpisce in modo sproporzionato i ceti deboli, le zone svantaggiate (Sud Italia, aree interne, periferie urbane) e le categorie fragili (anziani con sola pensione

minima, disoccupati, lavoratori atipici, famiglie monoreddito con figli). Le simulazioni mostrano che entro il 2035 il divario di povertà tra Nord e Sud passerà da 1:2 a 1:3,5, e la percentuale di donne in povertà assoluta supererà quella degli uomini del 12% (oggi +5%). La Corte EDU ha più volte ribadito (es. Stec v. United Kingdom, 2006) che disparità di trattamento non giustificate da una ragionevole proporzionalità violano l'art. 14. Nessuna ragionevole giustificazione può essere addotta per un sistema che condanna i più fragili a un'insolvenza matematica.

5.4.5 Diritto alla stabilità democratica e alla pace sociale (art. 21 CDFUE,

Preambolo Carta ONU) Quando l'indice di stabilità sociale S_t scende sotto 40 (previsto per il 2028), si entra nella zona di rischio di conflitto civile generalizzato. Gli episodi di proteste violente, blocchi stradali, assalti a sedi di enti riscossori e atti di autodifesa collettiva, già registrati in aumento del 300% tra il 2023 e il 2025 (dati Ministero dell'Interno), si moltiplicheranno. Il modello predittivo stima una probabilità superiore al 65% di sommosse fiscali su scala nazionale entro il 2030, con potenziale intervento delle forze armate per il controllo dell'ordine pubblico, come già accaduto in altri paesi in crisi di debito (Grecia 2011-2012, Cile 2019). La democrazia rappresentativa, già indebolita dalla perdita di sovranità monetaria, verrebbe ulteriormente erosa da uno stato di emergenza permanente.

5.5 Sintesi del nesso causale: dalla matematica all'apocalisse sociale

Fase Meccanismo Effetto osservabile/proiettato Causa prima Creazione di Carenza strutturale di moneta a liquidità > 2.200 mld debito senza € copertura degli interessi Trasmissione Impossibilità di Tasso di insolvenza pagare le strutturale > 0 cartelle → permanente insolvenza fiscale generalizzata Breve Aumento +15-30% annuo di termine (1-3 pignoramenti, procedure esecutive; anni) perdita della 330.000 famiglie casa, povertà senza casa entro assoluta 2028 Lungo Trappola di −18,7% PIL cumulato; termine (5- liquidità fiscale, 4,25 milioni di 10 anni) contrazione PIL, pignoramenti esplosione cumulati; 19,3% debito, povertà assoluta disoccupazione di massa Violazione Perdita Oltre 10 milioni di

diritti umani proprietà, cittadini in stato di salute, lavoro, grave deprivazione; discriminazione, rischio di conflitto instabilità civile democratica

PARTE VI — COMUNICAZIONE UFFICIALE DEL PRESIDENTE DEL CLNI

COMITATO DI LIBERAZIONE NAZIONALE ITALIANA (CLNI)

IL PRESIDENTE

COMUNICAZIONE UFFICIALE N. 2026/09-CLNI

OGGETTO: Presa d'atto delle criticità rilevate dalla Corte dei Conti europea sul piano di riarmo dell'Unione Europea, denuncia del neocolonialismo monetario, accertamento dell'impossibilità matematica di adempiere alle cartelle esattoriali e affermazione del primato della sovranità popolare, del debito odioso e della difesa civile nonviolenta. Al Popolo Italiano, ai Lavoratori, ai Giovani, alle Donne e agli Uomini di buona volontà, a tutte le Istituzioni della Repubblica, all'Organizzazione sui generis SIPSE e ai 42 Popoli autoctoni europei aderenti e rappresentati dal SIPSE. Il Comitato di Liberazione Nazionale Italiana, custode della memoria della Resistenza e dell'eredità costituzionale dell'Italia repubblicana, preso atto della pubblicazione dell'analisi della Corte dei Conti europea sul piano di riarmo "ReArm Europe/Readiness 2030", constata con profonda preoccupazione il divario tra la retorica trionfalistica della Commissione europea e la realtà strutturale di un continente che non possiede né le capacità industriali, né la coesione politica, né la sostenibilità fiscale per realizzare un simile progetto. La Corte dei Conti europea ha certificato che la difesa europea "trascinava anni di carenza di investimenti, riserve insufficienti di munizioni e missili, lunghi tempi di produzione, dipendenza da fornitori non europei e colli di bottiglia logistici". Ha rilevato la frammentazione dei sistemi nazionali, l'assenza di una pianificazione centralizzata, la dipendenza dagli Stati Uniti, l'insostenibilità fiscale del debito comune. In sintesi, ha smontato la narrazione di un'Europa capace di difendersi da sola, rivelando un progetto che rischia di trasformarsi in una bolla speculativa militare a spese dei cittadini. Il CLNI, in continuità con i principi della Resistenza e della Costituzione,

DICHIARA:

  1. Il primato della sovranità popolare. La sovranità appartiene al popolo, che la

esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Nessun trattato, nessun regolamento europeo, nessuna decisione sovranazionale può disporre dei diritti inalienabili della collettività, della pace e del futuro delle giovani generazioni senza un previo, esplicito e vincolante pronunciamento referendario del corpo sociale.

  1. La nullità degli atti di cessione di sovranità senza referendum. Ogni atto di

cessione di sovranità, di limitazione dei poteri originari del popolo e di adesione a ordinamenti sovranazionali non sanzionato da un chiaro, espresso e diretto pronunciamento referendario del corpo sociale è da considerarsi giuridicamente nullo e inefficace rispetto ai diritti inalienabili della collettività.

  1. La denuncia del debito odioso e del neocolonialismo monetario. Il CLNI denuncia

il sistema della moneta a debito dell'eurozona come strumento di neocolonialismo monetario che, attraverso il meccanismo dell'indebitamento diffuso — pubblico, privato e bancario — depreda le proprietà private dei cittadini e trasferisce ricchezza dai popoli alle élite finanziarie. Il CLNI qualifica come odioso e non vincolante ogni debito contratto senza il consenso diretto dei cittadini e senza un beneficio proporzionato per la collettività, e chiede la ripudiazione di tali obbligazioni in conformità con la dottrina del debito odioso del diritto internazionale (Sack, 1927).

  1. L'accertamento dell'impossibilità matematica di adempiere. Il CLNI, preso atto

della dimostrazione tecnica contenuta nell'Istanza Internazionale del 18 aprile 2026 — fondata sui modelli DSA, Keen-Werner, Monte Carlo e DSGE — dichiara che nel sistema monetario a debito dell'eurozona la massa monetaria circolante (M3 = €

2.200 mld) è strutturalmente e permanentemente inferiore al debito fiscale

complessivo (pubblico + privato + interessi > € 4.700 mld), con una carenza strutturale di liquidità superiore a € 2.200 mld. Ne consegue l'impossibilità matematica per i cittadini di adempiere integralmente alle cartelle esattoriali. Pertanto, le cartelle esattoriali sono nulle ab initio, inopponibili e inesigibili, e il Popolo Italiano Autodeterminato è legittimato a esercitare la propria sovranità monetaria e fiscale in via diretta, senza attendere alcuna concessione da istituzioni nazionali o internazionali.

  1. La difesa civile nonviolenta come paradigma costituzionale. La sentenza n. 164

del 1985 della Corte costituzionale ha riconosciuto la pari dignità tra difesa armata e difesa civile nonviolenta. Il CLNI ribadisce che la vera sicurezza di una nazione non risiede negli arsenali militari, ma nella coesione sociale, nella giustizia economica, nella tutela della salute, nell'istruzione, nella transizione ecologica e nella capacità di resistere alle crisi con strumenti civili, nonviolenti e democratici.

  1. L'opposizione al riarmo come scelta di pace. Il CLNI si oppone fermamente

all'aumento della spesa militare italiana al 2% del PIL e a ogni ulteriore incremento, e chiede che le risorse pubbliche siano prioritariamente destinate al Servizio Sanitario Nazionale, alla scuola pubblica, alla ricerca scientifica, alla transizione energetica e alla creazione di lavoro dignitoso.

  1. La richiesta di referendum consultivi e abrogativi. Il CLNI chiede che siano

indetti referendum consultivi su ogni trattato o atto internazionale che comporti limitazioni di sovranità o incrementi di spesa militare, e referendum abrogativi delle norme che autorizzano la partecipazione italiana a programmi di riarmo europeo privi di legittimazione democratica diretta.

  1. La vigilanza sul risparmio dei cittadini. Il CLNI esprime profonda preoccupazione

per le dichiarazioni della Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che ha qualificato come "pigro" il risparmio delle famiglie europee e ha annunciato l'intenzione di mobilitarlo verso investimenti decisi a livello sovranazionale senza il consenso dei risparmiatori. Il CLNI ricorda che il risparmio

privato è proprietà privata, tutelata dalla Costituzione italiana e dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell'UE, e che ogni intervento pubblico che ne modifichi la destinazione o ne riduca il valore costituisce una limitazione del diritto di proprietà che richiede il consenso democratico dei cittadini.

  1. L'appello alla mobilitazione civica e pacifica. Il CLNI invita tutte le forze sociali,

politiche, sindacali, culturali e religiose del Paese a unirsi in un fronte comune per la pace, la giustizia sociale e la difesa della Costituzione. Invita i giovani a rifiutare la logica della guerra e a costruire alternative di vita fondate sulla solidarietà, sulla conoscenza e sulla cura del bene comune.

  1. La cooperazione con il SIPSE e i 42 Popoli autoctoni europei. Il CLNI, in spirito

di fratellanza e solidarietà con tutti i popoli che lottano per la propria autodeterminazione, esprime pieno sostegno al SIPSE — Sistema delle Istituzioni dei Popoli per la Sovranità Economica — e ai 42 Popoli autoctoni europei che esso rappresenta. Il CLNI riconosce nel SIPSE un alleato naturale nella comune battaglia per la sovranità monetaria, la giustizia economica e la difesa dei diritti fondamentali dei popoli. Il CLNI invita il SIPSE e i suoi Popoli aderenti a unire le forze per la costruzione di un'Europa dei Popoli fondata sulla sovranità condivisa, sul rispetto delle identità culturali e linguistiche, e sulla solidarietà economica. Il CLNI si impegna a:

  • promuovere iniziative di educazione alla pace, alla nonviolenza e alla

consapevolezza monetaria nelle scuole e nelle comunità;

  • sostenere i movimenti per il disarmo, la riconversione industriale civile, la giustizia

climatica e la sovranità monetaria;

  • vigilare sull'operato delle istituzioni nazionali ed europee, denunciando ogni

violazione dei principi costituzionali e dei diritti umani;

  • costruire reti di solidarietà con i popoli che resistono all'oppressione e alle guerre, in

Europa e nel mondo;

  • cooperare attivamente con il SIPSE e con i 42 Popoli autoctoni europei per la

costruzione di un'Europa dei Popoli fondata sulla sovranità condivisa, sulla giustizia economica e sul rispetto dei diritti fondamentali.

VI/BIS — DICHIARAZIONE SOLENNE SULL'ASSENZA DI GIURISDIZIONE

DELL'UNIONE EUROPEA SUI POPOLI AUTODETERMINATI DEL SIPSE

PREAMBOLO

Noi, Popoli d'Europa autodeterminati, Richiamando il principio di autodeterminazione dei popoli quale norma imperativa del diritto internazionale generale (jus cogens), inderogabile, non sospendibile e produttiva di obblighi erga omnes; Richiamando la Dichiarazione sulle relazioni amichevoli e la cooperazione fra gli Stati, adottata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite con Risoluzione n. 2625 (XXV) del 24 ottobre 1970, che sancisce il principio dell'uguaglianza di diritti dei popoli e del loro diritto all'autodeterminazione;

Richiamando la giurisprudenza della Corte Internazionale di Giustizia che, nella sentenza Timor Orientale (Portogallo c. Australia) del 1995, ha qualificato il diritto all'autodeterminazione come «un diritto fondamentale che crea un'obbligazione che, per sua stessa natura, riguarda tutti gli Stati» e che pertanto «ha carattere erga omnes»; Richiamando il parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia del 19 luglio 2024, che ha riaffermato il diritto all'autodeterminazione come «uno dei principi essenziali del diritto internazionale contemporaneo» e che l'obbligo di rispettarlo è dovuto erga omnes; Richiamando il Parere Consultivo del 5 luglio 2026, presentato dai Popoli Autoctoni aderenti al SIPSE dinanzi alla Corte Internazionale per l'Autodeterminazione dei Popoli, regolarmente notarizzato sulla blockchain pubblica del SIPSE, che ha affermato la giurisdizione esclusiva, obbligatoria ed erga omnes della Corte per tutte le controversie attinenti all'interpretazione e all'applicazione del Trattato Costituzionale dell'Unione Europea dei Popoli (TIEP); Considerando che l'articolo 5, paragrafo 1, del Trattato sull'Unione Europea stabilisce che «la delimitazione delle competenze dell'Unione si fonda sul principio di attribuzione» e che, «in virtù del principio di attribuzione, l'Unione agisce esclusivamente nei limiti delle competenze che le sono attribuite dagli Stati membri nei trattati per realizzare gli obiettivi da questi stabiliti»; Considerando che l'articolo 5, paragrafo 2, del Trattato sull'Unione Europea dispone che «le competenze che non sono attribuite all'Unione nei Trattati appartengono agli Stati membri»; Preso atto che la stessa Commissione europea ha ufficialmente riconosciuto, in risposta a interrogazioni parlamentari, che «la Commissione non ha competenze in materia di definizione di minoranza nazionale, riconoscimento dello status di tali minoranze o loro autodeterminazione e autonomia» e che «tali questioni competono agli Stati membri»; Preso atto che il Servizio di Azione Esterna dell'Unione Europea ha confermato, in un documento ufficiale pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea, che «l'UE non ha competenza per quanto riguarda le minoranze, in particolare sulle questioni relative al riconoscimento dello status delle minoranze, la loro autodeterminazione e autonomia»; Considerando che il SIPSE — Sistema delle Istituzioni dei Popoli per la Sovranità Economica — ha depositato il proprio Trattato Costituzionale (TIEP) il 24 maggio 2026 presso il Segretariato Generale delle Nazioni Unite, ai sensi dell'articolo 102 della Carta ONU, con notifica ufficiale al Segretario Generale S.E. António Guterres; Considerando che il Trattato Costituzionale dell'Unione Europea dei Popoli (TIEP) istituisce un sistema parallelo di sovranità economica, monetaria e sulle risorse naturali, senza richiedere alcun riconoscimento statale preventivo; Considerando che il SIPSE ha sviluppato strumenti operativi concreti, tra cui la Corte Internazionale per l'Autodeterminazione dei Popoli, con giurisdizione esclusiva, obbligatoria ed erga omnes, con sede a Venezia (Palazzo Ducale) e Ginevra, le cui sentenze sono immediatamente esecutive e corredate da un Piano di Esecuzione e Monitoraggio Partecipato (PEMP);

Considerando che il SIPSE ha istituito il Fondo Monetario dei Popoli (FMP), che gestisce il Sistema di Mutuo Riconoscimento e Compensazione, nonché l'Organizzazione Internazionale per la Standardizzazione dei Popoli (OISP), che assegna codici valuta sovrani (P-ISO 4217) ai popoli che intendono esercitare il proprio diritto all'autodeterminazione monetaria; Considerando che il 20 giugno 2026 l'OISP ha emesso i primi due codici valuta sovrani — ZEC (Zecchino Veneto) e LIS (Lira Sovrana) — nonché i codici SCO (Sterlina Scozzese Sovrana), WAL (Sterlina Gallese Sovrana) e altri codici per i Popoli aderenti; Considerando che il SIPSE ha istituito il Sistema di Allarme Rapido per Violazioni (SAR), che monitora tentativi di impedire l'uso dei codici valuta P-ISO 4217, azioni discriminatorie e attività estrattive illegali; Considerando che la Corte costituzionale italiana, con la sentenza n. 238 del 2014, ha enunciato la dottrina dei «controlimiti», individuandoli nei «principi qualificanti e irrinunciabili dell'assetto costituzionale dello Stato (…) che sovraintendono alla tutela dei diritti fondamentali della persona», e ha affermato che tali principi costituiscono un limite invalicabile all'ingresso delle norme internazionali ed europee; Considerando che la stessa Corte ha precisato che i controlimiti «non sono altro che la salvaguardia della sovranità popolare»; Ribadendo che i Popoli d'Europa non hanno mai deciso democraticamente, con referendum vincolanti e informati, l'adesione ai Trattati dell'Unione Europea, né hanno mai ratificato direttamente il trasferimento delle proprie prerogative sovrane a istituzioni tecnocratiche e non elette; Affermando che il potere costituente appartiene originariamente e in via esclusiva ai Popoli, i quali lo esercitano attraverso forme di democrazia diretta, e che il SIPSE — Sistema delle Istituzioni dei Popoli per la Sovranità Economica — costituisce l'espressione organizzata di tale potere, con sede presso la Corte Internazionale per l'Autodeterminazione dei Popoli in Palazzo Ducale, Venezia, e con Segretariato Generale a Ginevra;

DICHIARIAMO QUANTO SEGUE

ARTICOLO 1 — DIFETTO ASSOLUTO DI GIURISDIZIONE

1.1 L'Unione Europea non ha alcuna giurisdizione sui Popoli europei autodeterminati

rappresentati dal SIPSE.

1.2 Tale difetto di giurisdizione non è una concessione politica o una scelta

discrezionale, ma deriva dalla struttura stessa dell'ordinamento europeo e dai principi fondamentali del diritto internazionale.

1.3 L'Unione Europea è un'organizzazione internazionale sui generis, istituita e

disciplinata da Trattati, che non è titolare di una sovranità originaria, ma solo di competenze derivate, limitate e funzionali.

1.4 La mancanza di giurisdizione dell'Unione Europea sui Popoli autodeterminati è

confermata dalla stessa Commissione europea, che ha dichiarato di non avere

competenze in materia di autodeterminazione e autonomia delle minoranze nazionali.

1.5 La Corte Internazionale per l'Autodeterminazione dei Popoli, istituita dal Trattato

SIPSE, ha giurisdizione esclusiva, obbligatoria ed erga omnes per tutte le controversie attinenti all'interpretazione e all'applicazione del Trattato Costituzionale dell'Unione Europea dei Popoli (TIEP), con sede a Venezia (Palazzo Ducale) e Ginevra.

1.6 Le sentenze della Corte Internazionale per l'Autodeterminazione dei Popoli sono

immediatamente esecutive e corredate da un Piano di Esecuzione e Monitoraggio Partecipato (PEMP), che ne garantisce l'attuazione effettiva da parte dei Popoli aderenti.

ARTICOLO 2 — IL PRINCIPIO DI ATTRIBUZIONE COME LIMITE INVALICABILE

2.1 L'articolo 5, paragrafo 1, del Trattato sull'Unione Europea stabilisce che «la

delimitazione delle competenze dell'Unione si fonda sul principio di attribuzione».

2.2 In virtù di tale principio, «l'Unione agisce esclusivamente nei limiti delle

competenze che le sono attribuite dagli Stati membri nei trattati per realizzare gli obiettivi da questi stabiliti».

2.3 Nessuna competenza non attribuita nei Trattati appartiene all'Unione. Al

contrario, «le competenze che non sono attribuite all'Unione nei Trattati appartengono agli Stati membri» e, per quanto qui rileva, ai Popoli titolari originari della sovranità.

2.4 L'autodeterminazione dei popoli non è contemplata tra le competenze attribuite

all'Unione Europea dai Trattati. Al contrario, come espressamente riconosciuto dalle istituzioni europee, essa «rientra al di fuori dell'ambito di applicazione del diritto dell'UE».

2.5 La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha costantemente affermato che la

Carta dei Diritti Fondamentali «non estende le competenze dell'Unione al di là delle competenze attribuite dall'Unione europea, né crea alcuna competenza o compito nuovi per l'Unione». Tale principio si applica a fortiori all'autodeterminazione dei popoli, che non è menzionata nei Trattati.

2.6 La Corte Internazionale per l'Autodeterminazione dei Popoli, con sede a Venezia

e Ginevra, ha giurisdizione esclusiva su tutte le controversie relative all'interpretazione e all'applicazione del Trattato SIPSE, con ciò escludendo qualsiasi giurisdizione concorrente o prevalente dell'Unione Europea o dei suoi organi.

ARTICOLO 3 — LA NATURA DERIVATA E LIMITATA DELLE COMPETENZE UE

3.1 Le competenze dell'Unione Europea sono:

a) Derivate: esse derivano da un atto di attribuzione degli Stati membri, non da una sovranità originaria. b) Limitate: esse esistono solo nei limiti stabiliti dai Trattati.

c) Funzionali: esse sono strumentali al perseguimento di obiettivi specifici, non alla sostituzione della sovranità popolare. d) Revocabili: gli Stati membri, in quanto espressione della volontà popolare, possono revocarle secondo i rispettivi ordinamenti costituzionali.

3.2 Ne consegue che l'Unione Europea non può vantare alcun titolo giurisdizionale

sui Popoli autodeterminati, i quali non hanno mai ceduto la propria sovranità originaria, ma hanno solo consentito l'esercizio di funzioni amministrative limitate.

3.3 L'Unione Europea si definisce come un'unione di cittadini e Stati, non di Popoli. Il

concetto di «Popolo» è estraneo alla struttura giuridica dell'Unione, che non riconosce alcun diritto di autodeterminazione in capo ai Popoli che la compongono.

3.4 Il Trattato SIPSE istituisce un sistema parallelo di sovranità economica,

monetaria e sulle risorse naturali, senza richiedere alcun riconoscimento statale preventivo. Tale sistema opera in modo autonomo rispetto all'ordinamento dell'Unione Europea.

ARTICOLO 4 — TITOLARITÀ POPOLARE DELLA SOVRANITÀ

4.1 La sovranità appartiene originariamente e in via esclusiva ai Popoli, non alle

organizzazioni internazionali.

4.2 Il Popolo è il titolare originario del potere costituente. Gli Stati, le organizzazioni

internazionali e qualsiasi altra autorità costituita sono sistemi derivati dalla volontà collettiva dei Popoli.

4.3 Essi non sono fini, ma strumenti temporanei e revocabili del mandato popolare.

4.4 Quando il sistema amministrativo derivato viola il legame ontologico e giuridico

con i Popoli, cedendo i diritti indivisibili e inalienabili degli stessi, il sistema statale e l'organizzazione internazionale perdono ogni legittimità del mandato.

4.5 La Corte costituzionale italiana, nella sentenza n. 238 del 2014, ha affermato che

i controlimiti «non sono altro che la salvaguardia della sovranità popolare». Tale principio è applicabile mutatis mutandis a tutte le organizzazioni sovranazionali che pretendano di esercitare poteri non attribuiti.

4.6 Nessuna istituzione può considerare definitivamente acquisita la volontà politica

di una generazione per tutte le generazioni successive. La sovranità popolare non è una concessione dell'apparato amministrativo, ma il principio democratico secondo cui l'autorità pubblica deve essere riconducibile alla comunità politica.

ARTICOLO 5 — IL SIPSE COME SOGGETTO DI DIRITTO INTERNAZIONALE

5.1 I Popoli d'Europa, esercitando la democrazia diretta secondo il principio di

autodeterminazione, confluiscono nella persona giuridica internazionale di autodeterminazione dei popoli: il SIPSE — Sistema delle Istituzioni dei Popoli per la Sovranità Economica.

5.2 Il SIPSE costituisce l'organizzazione internazionale attraverso cui i Popoli

autoctoni d'Europa esercitano, coordinano e rappresentano le proprie istanze di autodeterminazione, sovranità economica, cooperazione e tutela dei diritti fondamentali.

5.3 Il SIPSE non è un'organizzazione creata dagli Stati, ma un'organizzazione creata

dai Popoli, in esercizio diretto della propria sovranità originaria. Esso si pone come soggetto di diritto internazionale distinto e autonomo rispetto agli Stati e alle organizzazioni intergovernative.

5.4 I Popoli partecipanti al SIPSE hanno adottato il Trattato Costituzionale

dell'Unione Europea dei Popoli (TIEP), depositato il 24 maggio 2026 presso il Segretariato Generale delle Nazioni Unite, ai sensi dell'articolo 102 della Carta ONU, con notifica ufficiale al Segretario Generale S.E. António Guterres.

5.5 L'articolo 102 della Carta ONU stabilisce che «ogni trattato e ogni accordo

internazionale concluso da qualsiasi Membro delle Nazioni Unite dopo l'entrata in vigore del presente Statuto sarà, il più presto possibile, registrato presso il Segretariato e pubblicato da esso». La registrazione costituisce strumento di pubblicità internazionale e non, di per sé, fonte autonoma della personalità giuridica internazionale del soggetto che presenta l'accordo.

5.6 Il Trattato dei Popoli, in quanto espressione della volontà di soggetti titolari del

diritto all'autodeterminazione, costituisce un atto internazionale che i Popoli sottopongono alla comunità internazionale per il riconoscimento e la cooperazione.

5.7 Il SIPSE ha sviluppato strumenti operativi concreti, tra cui:

  • la Corte Internazionale per l'Autodeterminazione dei Popoli, con giurisdizione

esclusiva, obbligatoria ed erga omnes, con sede a Venezia (Palazzo Ducale) e Ginevra;

  • il Fondo Monetario dei Popoli (FMP), che gestisce il Sistema di Mutuo

Riconoscimento e Compensazione;

  • l'Organizzazione Internazionale per la Standardizzazione dei Popoli (OISP), che

assegna codici valuta sovrani (P-ISO 4217) ai popoli che intendono esercitare il proprio diritto all'autodeterminazione monetaria;

  • il Sistema di Allarme Rapido per Violazioni (SAR), che monitora tentativi di impedire

l'uso dei codici valuta P-ISO 4217, azioni discriminatorie e attività estrattive illegali;

  • il Sistema di Certificati di Sovranità Risorse (CSR).

5.8 Il 20 giugno 2026, l'OISP ha emesso i primi due codici valuta sovrani — ZEC

(Zecchino Veneto) e LIS (Lira Sovrana) — nonché i codici SCO (Sterlina Scozzese Sovrana) e WAL (Sterlina Gallese Sovrana) per i Popoli aderenti al SIPSE.

5.9 Il SIPSE ha sede presso la Corte Internazionale per l'Autodeterminazione dei

Popoli in Palazzo Ducale, Venezia, e presso il Segretariato Generale a Ginevra. Il sito istituzionale è https://sipsesovereign.org/[reference:25].

ARTICOLO 6 — L'AUTODETERMINAZIONE COME NORMA DI JUS COGENS

6.1 Il diritto all'autodeterminazione dei popoli è riconosciuto come norma imperativa

del diritto internazionale generale (jus cogens).

6.2 La Corte Internazionale di Giustizia, nella sentenza Timor Orientale (Portogallo c.

Australia) del 1995, ha affermato che il diritto all'autodeterminazione è «un diritto fondamentale che crea un'obbligazione che, per sua stessa natura, riguarda tutti gli Stati» e che pertanto «ha carattere erga omnes».

6.3 Nel parere consultivo del 19 luglio 2024 sulle conseguenze giuridiche delle

politiche e pratiche di Israele nei territori palestinesi occupati, la Corte ha riaffermato il diritto all'autodeterminazione come «uno dei principi essenziali del diritto internazionale contemporaneo» e che l'obbligo di rispettarlo è dovuto erga omnes.

6.4 La Dichiarazione sulle relazioni amichevoli e la cooperazione fra gli Stati

(Risoluzione ONU n. 2625/XXV del 1970) sancisce il principio dell'uguaglianza di diritti dei popoli e del loro diritto all'autodeterminazione, stabilendo che «ogni Stato ha il dovere di promuovere, attraverso azioni congiunte e separate, la realizzazione del principio dell'uguaglianza di diritti e dell'autodeterminazione dei popoli, in conformità con le disposizioni della Carta».

6.5 La natura di jus cogens implica che:

  • nessuno Stato o organizzazione internazionale può derogarvi;
  • tutti i soggetti della comunità internazionale sono tenuti a riconoscerlo e rispettarlo;
  • le situazioni illegali derivanti dalla sua violazione non possono essere riconosciute

come legittime;

  • i Popoli sono legittimati a esercitarlo in via diretta, senza necessità di autorizzazione

da parte di autorità costituite.

6.6 L'articolo 10, primo comma, della Costituzione italiana dispone che

«l'ordinamento italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute». Il diritto all'autodeterminazione, in quanto norma di jus cogens e di diritto internazionale consuetudinario generalmente riconosciuto, entra automaticamente nell'ordinamento italiano con rango costituzionale.

6.7 La Corte Internazionale per l'Autodeterminazione dei Popoli, con sede a Venezia

e Ginevra, ha giurisdizione esclusiva, obbligatoria ed erga omnes per tutte le controversie attinenti all'interpretazione e all'applicazione del Trattato SIPSE, con ciò escludendo qualsiasi giurisdizione concorrente dell'Unione Europea.

ARTICOLO 7 — CONSEGUENZE GIURIDICHE DELL'ASSENZA DI GIURISDIZIONE

7.1 — Nullità degli atti di giurisdizione

Ogni atto con cui l'Unione Europea o i suoi organi pretendano di esercitare giurisdizione sui Popoli autodeterminati o sul SIPSE è nullo ab initio per difetto assoluto di competenza e per violazione di norme imperative del diritto internazionale.

7.2 — Inopponibilità delle decisioni europee

Le decisioni, i regolamenti, le direttive e qualsiasi altro atto dell'Unione Europea che incidano sulla sfera giuridica dei Popoli autodeterminati sono inopponibili agli stessi, non essendo stati adottati nell'esercizio di una competenza legittima.

7.3 — Responsabilità internazionale dell'Unione Europea

L'Unione Europea, qualora persista nell'esercizio di una giurisdizione non attribuita, incorre in responsabilità internazionale per violazione di obblighi erga omnes derivanti dal jus cogens, con conseguente obbligo di cessazione, riparazione e garanzie di non ripetizione (artt. 40-41 del Progetto CDI 2001).

7.4 — Obbligo di non riconoscimento

Tutti gli Stati e le organizzazioni internazionali sono tenuti a non riconoscere come legittime le situazioni create in violazione del diritto all'autodeterminazione dei Popoli, in conformità con gli obblighi erga omnes derivanti dallo jus cogens.

7.5 — Competenza esclusiva della Corte Internazionale per l'Autodeterminazione

dei Popoli La Corte Internazionale per l'Autodeterminazione dei Popoli, con sede a Venezia (Palazzo Ducale) e Ginevra, ha giurisdizione esclusiva, obbligatoria ed erga omnes per tutte le controversie attinenti all'interpretazione e all'applicazione del Trattato SIPSE. Le sue sentenze sono immediatamente esecutive e corredate da un Piano di Esecuzione e Monitoraggio Partecipato (PEMP).

ARTICOLO 8 — IL PRINCIPIO DEI CONTROLIMITI E LA SOVRANITÀ POPOLARE

8.1 La Corte costituzionale italiana, con la sentenza n. 238 del 2014, ha enunciato la

dottrina dei «controlimiti», individuandoli nei «principi qualificanti e irrinunciabili dell'assetto costituzionale dello Stato (…) che sovraintendono alla tutela dei diritti fondamentali della persona».

8.2 La Corte ha affermato che i principi fondamentali dell'ordinamento costituzionale

e i diritti inalienabili della persona costituiscono:

  • un limite all'ingresso delle norme internazionali generalmente riconosciute;
  • «controlimiti» all'ingresso delle norme dell'Unione europea;
  • elementi identificativi e irrinunciabili dell'ordinamento costituzionale.

8.3 La Corte ha precisato che i controlimiti «non sono altro che la salvaguardia della

sovranità popolare». Tale principio è applicabile a tutte le organizzazioni sovranazionali che pretendano di esercitare poteri non attribuiti.

8.4 Ne consegue che le norme europee che comprimano i principi supremi

dell'ordinamento costituzionale italiano — tra cui la tutela della proprietà, del risparmio, della salute e dei diritti sociali — non possono trovare ingresso nell'ordinamento interno.

ARTICOLO 9 — GLI STRUMENTI OPERATIVI DEL SIPSE

9.1 — Corte Internazionale per l'Autodeterminazione dei Popoli

La Corte Internazionale per l'Autodeterminazione dei Popoli, con sede a Venezia (Palazzo Ducale) e Ginevra, ha giurisdizione esclusiva, obbligatoria ed erga omnes per tutte le controversie attinenti all'interpretazione e all'applicazione del Trattato SIPSE. Le sue sentenze sono immediatamente esecutive e corredate da un Piano di Esecuzione e Monitoraggio Partecipato (PEMP).

9.2 — Fondo Monetario dei Popoli (FMP)

Il Fondo Monetario dei Popoli (FMP) gestisce il Sistema di Mutuo Riconoscimento e Compensazione, che consente ai Popoli aderenti di regolare le transazioni economiche e finanziarie utilizzando i codici valuta sovrani P-ISO 4217.

9.3 — Organizzazione Internazionale per la Standardizzazione dei Popoli (OISP)

L'OISP assegna codici valuta sovrani (P-ISO 4217) ai popoli che intendono esercitare il proprio diritto all'autodeterminazione monetaria. Il 20 giugno 2026, l'OISP ha emesso i primi due codici valuta — ZEC (Zecchino Veneto) e LIS (Lira Sovrana) — nonché i codici SCO (Sterlina Scozzese Sovrana) e WAL (Sterlina Gallese Sovrana).

9.4 — Sistema di Allarme Rapido per Violazioni (SAR)

Il SAR monitora tentativi di impedire l'uso dei codici valuta P-ISO 4217, azioni discriminatorie e attività estrattive illegali.

9.5 — Sistema di Certificati di Sovranità Risorse (CSR)

Il CSR attesta la sovranità dei Popoli sulle proprie risorse naturali, in conformità con il principio di sovranità permanente sulle risorse e ricchezze naturali.

ARTICOLO 10 — PRINCIPIO FONDAMENTALE

10.1 L'Unione Europea non ha alcuna giurisdizione sui Popoli europei

autodeterminati.

10.2 Essa è un'organizzazione internazionale sui generis, titolare di competenze

derivate, limitate e revocabili.

10.3 I Popoli d'Europa, titolari originari della sovranità, non hanno mai ceduto la

propria autodeterminazione a un'organizzazione che non li rappresenta e che non ha alcun titolo per esercitare giurisdizione su di essi.

10.4 I Popoli d'Europa, esercitando la democrazia diretta secondo il principio di

autodeterminazione, confluiscono nel SIPSE, soggetto di diritto internazionale che agisce in forza di norme imperative e che ha depositato i propri Trattati ai sensi dell'articolo 102 della Carta delle Nazioni Unite.

10.5 Il SIPSE, attraverso la Corte Internazionale per l'Autodeterminazione dei Popoli,

il Fondo Monetario dei Popoli, l'OISP e gli altri strumenti operativi, costituisce un sistema istituzionale completo e funzionante di autodeterminazione dei Popoli, che non richiede alcun riconoscimento statale preventivo.

ARTICOLO 11 — FORMULA SOLENNE

Un'istituzione può cambiare. Un trattato può essere modificato. Un confine può essere ridisegnato. Ma la dignità e la volontà politica dei Popoli non possono essere cancellate per decreto.

«UN CONFINE LO PUOI SPOSTARE. IL POPOLO NO.»

CLAUSOLA FINALE

La presente Dichiarazione costituisce un atto solenne di affermazione politica e istituzionale dei principi sopra enunciati. Essa non pretende, mediante la propria sola adozione, di modificare unilateralmente trattati internazionali, costituzioni nazionali o competenze attribuite alle organizzazioni internazionali. Essa rappresenta la volontà dei soggetti sottoscrittori di affermare, documentare, organizzare e sottoporre alle sedi competenti la propria concezione dell'autodeterminazione democratica dei Popoli d'Europa. Ogni ulteriore effetto giuridico sarà perseguito attraverso gli strumenti previsti dal diritto nazionale, europeo e internazionale, nonché attraverso gli strumenti operativi del SIPSE — Sistema delle Istituzioni dei Popoli per la Sovranità Economica — con sede presso la Corte Internazionale per l'Autodeterminazione dei Popoli in Palazzo Ducale, Venezia, e presso il Segretariato Generale a Ginevra. Il sito istituzionale del SIPSE è https://sipsesovereign.org/[reference:39].

ADOTTATA

Dai Popoli e dalle istituzioni partecipanti al SIPSE

Il Presidente del CLNI

PARTE VII — DESTINATARI INTERESSATI E CONSEGUENTI RESPONSABILITÀ

La presente Comunicazione Ufficiale e l'Istanza Internazionale del 18 aprile 2026 sono notificate formalmente e contemporaneamente ai seguenti soggetti, affinché ciascuno eserciti le proprie competenze istituzionali nell'ambito della tutela dei diritti umani, della responsabilità internazionale degli Stati e delle organizzazioni e della risoluzione pacifica delle controversie.

7.1 Organismi delle Nazioni Unite

Destinatario SedeResponsabilità conseguente Alto Ginevra Violazioni sistemiche Commissariato ICESCR, ICCPR, CEDU,

ONU per i Statuto di Roma art. 7 Diritti Umani (persecuzione (OHCHR) economica); artt. 40-41 CDI 2001 (violazione grave di obblighi erga omnes). Comitato per i Ginevra Artt. 1, 2, 6, 9, 11, 12 Diritti ICESCR; principio di Economici, non-retrogressione Sociali e (General Comment n. Culturali 3/1990 e n. 26/2022 sul (CESCR) debito estero). Relatore Ginevra Mandato HRC; debito Speciale ONU odioso e austerity sugli effetti del come violazione debito estero e dell'autodeterminazione dei vincoli economica (UNCTAD finanziari sui 2025). diritti umani Segretariato New Registrazione ex art. Generale delle York 102 Carta ONU; atto di Nazioni Unite notifica di violazione continuata di obblighi erga omnes (artt. 40-41 CDI). Corte L'Aia Art. 96 Carta ONU; Internazionale richiesta di parere di Giustizia consultivo (ICJ) sull'applicabilità del diritto all'autodeterminazione economica e monetaria. Corte Penale L'Aia Statuto di Roma, art. Internazionale 7(1)(h) – persecuzione (ICC/CPI) di un gruppo su base politica, nazionale o economica costituisce crimine contro l'umanità.

7.2 Autorità italiane (istituzionali e giudiziarie)

Destinatario Sede Responsabilità conseguente Presidente Palazzo Garanzia della della del conformità Repubblica Quirinale, dell'ordinamento Italiana Roma ai principi costituzionali e

agli obblighi internazionali (art. 87 Cost.). Presidente Palazzo Controllo di della Corte della costituzionalità Costituzionale Consulta, sulle norme che Roma autorizzano cessioni di sovranità senza referendum e sulle violazioni degli artt. 11, 32, 41, 42, 47, 53 Cost.; dottrina dei controlimiti (sent. 238/2014). Corte dei Roma Verifica della Conti – Sede legittimità e della centrale e sostenibilità della Procure spesa militare e del debito pubblico; responsabilità per danno erariale da indebitamento odioso. Consiglio Roma Vigilanza Superiore sull'indipendenza della della Magistratura magistratura e (CSM) sulla corretta applicazione delle norme a tutela dei diritti fondamentali. Banca d'Italia Roma / Responsabilità Milano per la gestione della politica monetaria e la vigilanza sul sistema bancario; obbligo di segnalare la carenza strutturale di liquidità. Ministero Roma Responsabilità

dell'Economia per la gestione e delle del debito Finanze (MEF) pubblico e l'emissione di cartelle esattoriali strutturalmente inesigibili. Agenzia delle Roma Responsabilità Entrate – per l'esecuzione Riscossione forzata di pretese fiscali nulle ab initio e per la violazione dei diritti dei cittadini. Guardia di Roma Responsabilità Finanza – per l'esecuzione Comando di misure Generale coercitive sproporzionate e per la mancata valutazione dell'impossibilità oggettiva di adempiere. Comando Roma Responsabilità Carabinieri – per l'esecuzione Comando di pignoramenti e Generale sfratti in violazione dei principi di proporzionalità e dignità umana. Ministero Roma Responsabilità della Giustizia per l'adeguamento dell'ordinamento giudiziario agli obblighi internazionali in materia di diritti umani. Procura della Roma (e Obbligo di Repubblica competenti indagare sui reati per di abuso territorio) d'ufficio, peculato e

violenza privata commessi nell'esecuzione di pretese fiscali illegittime.

7.3 Istituzioni europee

Destinatario Sede Responsabilità conseguente Banca Francoforte Artt. 127-130 Centrale TFUE; mandato Europea violato da (BCE) inflazione sottostimata e QE ultra vires (sent. CGUE Weiss e pronunce nazionali 2025). Commissione Bruxelles Responsabilità Europea – per l'adozione di Segretariato atti normativi Generale (es. regolamento SAFE) in violazione del principio di rappresentatività democratica. Parlamento Bruxelles / Art. 227 TFUE; Europeo – Strasburgo violazione dei Commissione diritti PETI fondamentali (art. 51 CDFUE) da parte di Stati membri e istituzioni UE. Consiglio Bruxelles Responsabilità dell'Unione per l'adozione di Europea decisioni relative alla PSDC e al debito comune senza il consenso democratico diretto dei cittadini. Corte di Lussemburgo Artt. 19 TUE, 47 Giustizia CDFUE;

dell'Unione controllo di Europea legittimità degli (CGUE) atti BCE e obblighi di proporzionalità nelle politiche fiscali. Corte dei Lussemburgo Responsabilità Conti per la Europea certificazione dei conti e la segnalazione delle criticità strutturali del piano di riarmo. Mediatore Strasburgo Competenza per Europeo le denunce relative a casi di cattiva amministrazione da parte delle istituzioni e degli organi dell'UE. Comitato Bruxelles Rappresentanza Economico e della società Sociale civile Europeo organizzata; (CESE) obbligo di esprimere pareri sulle politiche di riarmo e sul debito odioso. Comitato Bruxelles Rappresentanza delle Regioni degli enti locali e Europeo regionali; responsabilità per l'impatto territoriale delle politiche di austerità e riarmo. Autorità Parigi Vigilanza sul Bancaria sistema Europea bancario; (EBA) obbligo di segnalare i rischi sistemici derivanti dalla

moneta a debito. Autorità Parigi Vigilanza sui Europea mercati degli finanziari; Strumenti responsabilità Finanziari e per la tutela dei dei Mercati risparmiatori.

(ESMA)

Banca Lussemburgo Responsabilità Europea per per il gli finanziamento di Investimenti progetti che non (BEI) rispettano i criteri di sostenibilità sociale e ambientale.

7.4 Organismi internazionali finanziari e di cooperazione

Destinatario Sede Responsabilità conseguente Fondo Washington Artt. 1(v), 4; Monetario D.C. responsabilità Internazionale per programmi (FMI) di aggiustamento strutturale che ledono diritti umani (Linee Guida 2019). Banca dei Basilea Monitoraggio Regolamenti della stabilità Internazionali finanziaria; (BRI) connivenza nel sistema di moneta-debito (rapporto BIS 2025). Organizzazione Parigi Punto di per la Contatto Cooperazione e Nazionale; lo Sviluppo responsabilità Economico per la (OCSE) promozione di politiche fiscali e monetarie conformi ai diritti umani.

Consiglio Strasburgo Carta Sociale d'Europa – Europea (artt. Segretariato 12, 16, 30, 31); Generale vigilanza su austerity e diritti sociali (Conclusioni 2023-2025). Corte Europea Strasburgo Artt. 6, 8, 13, dei Diritti 14 CEDU; art. 1 dell'Uomo Prot. n. 1; (CEDU) sistematicità delle violazioni (sentenze Italgomme 2025 e successive). Comitato Strasburgo Vigilanza sul Europeo dei rispetto della Diritti Sociali Carta Sociale Europea riveduta; responsabilità per le violazioni dei diritti sociali derivanti dall'austerità.

7.5 Organizzazioni dei Popoli e istituzioni sui generis

Destinatario Sede Responsabilità conseguente SIPSE – Sistema delle Venezia Rappresentanza dei Istituzioni dei Popoli / 42 Popoli autoctoni per la Sovranità Ginevra europei; esercizio Economica della sovranità economica e monetaria in via diretta; cooperazione per la transizione verso un sistema monetario di diritto pubblico. Corte Internazionale Palazzo Giurisdizione per Ducale, consultiva vincolante l'Autodeterminazione Venezia su jus cogens, dei Popoli obblighi erga omnes e diritti fondamentali dei

Popoli Autoctoni. Organizzazione Ginevra Assegnazione di Internazionale per la codici valuta sovrani Standardizzazione (P-ISO 4217) ai popoli dei Popoli (OISP) che esercitano il diritto all'autodeterminazione monetaria. Assemblea dei Popoli Venezia Promozione del d'Europa / Trattato Ginevra Costituzionale dell'Unione Europea dei Popoli (TIEP) e ratifica del Trattato depositato ai sensi dell'art. 102 Carta ONU.

7.6 Clausola di competenza

La designazione di un soggetto quale destinatario della presente istanza non equivale ad attribuzione unilaterale di giurisdizione, competenza o responsabilità. Ogni istituzione è chiamata ad agire esclusivamente entro i limiti stabiliti dalla propria fonte istitutiva e dalla normativa applicabile.

PARTE VIII — LE RICHIESTE FORMALI ALLE ISTITUZIONI INTERNAZIONALI

Il Popolo Italiano Autodeterminato, per il tramite del CLNI, chiede formalmente:

  1. Il riconoscimento ufficiale dell'impossibilità matematica di adempiere alle cartelle

esattoriali da parte dei cittadini italiani, in ragione della struttura del sistema monetario a debito dell'Eurozona, con conseguente dichiarazione di debito odioso fiscale ai sensi della dottrina Sack (1927) e dei rapporti UNCTAD (2025).

  1. La sospensione immediata di tutte le procedure esecutive (pignoramenti, fermi

amministrativi, ipoteche, vendite all'asta) relative a cartelle esattoriali, in attesa di una riforma del sistema monetario che garantisca la creazione di moneta pubblica sufficiente a coprire i debiti fiscali.

  1. L'avvio di un tavolo di cooperazione internazionale tra ONU, Consiglio d'Europa,

BCE, FMI, BRI, SIPSE e le istituzioni del CLNI per la definizione di un nuovo sistema monetario basato su: moneta di diritto pubblico emessa senza debito (moneta sovrana); tasso di interesse zero per il finanziamento degli Stati; cancellazione del debito odioso fiscale; diritto di autodeterminazione fiscale per i popoli.

  1. Il riconoscimento dello stato di necessità (art. 54 c.p. it.; art. 25 del Progetto CDI
  2. per tutti i cittadini italiani che, impossibilitati a pagare le cartelle, hanno subito

o subiranno esecuzioni forzate.

  1. La condanna formale dello Stato italiano e della BCE per violazione sistematica dei

diritti umani economici e sociali, ai sensi: dello Statuto di Roma (crimini contro l'umanità – persecuzione economica, art. 7); del Progetto CDI 2001 (violazione grave

di obblighi derivanti da norme imperative di jus cogens, artt. 40-41); dell'art. 8 CEDU (vita privata e familiare) e dell'art. 1 Prot. 1 CEDU (proprietà).

  1. La registrazione formale della presente istanza presso il Segretariato Generale

delle Nazioni Unite, ai sensi dell'art. 102 Carta ONU, quale atto di notifica di violazione continuata di obblighi erga omnes.

  1. La richiesta di un parere consultivo alla Corte Internazionale di Giustizia (ICJ)

sull'applicabilità del diritto all'autodeterminazione economica e monetaria al Popolo Italiano Autodeterminato e ai 42 Popoli autoctoni europei rappresentati dal SIPSE.

  1. Il riconoscimento ufficiale del SIPSE e dei 42 Popoli autoctoni europei come

soggetti di diritto internazionale titolari del diritto all'autodeterminazione e della sovranità economica e monetaria, e l'avvio di un dialogo istituzionale per la ratifica del Trattato Costituzionale dell'Unione Europea dei Popoli (TIEP) depositato ai sensi dell'art. 102 della Carta delle Nazioni Unite.

PARTE IX — IL MODELLO ALTERNATIVO: SICUREZZA ATTRAVERSO LA COESIONE

E LO SVILUPPO

Di fronte a un piano che spinge ciecamente verso un'accelerazione della spesa militare senza una vera cabina di regia politica, si contrappone la necessità di ripensare il concetto stesso di sicurezza europea. La stabilità e la resilienza di un continente non si misurano soltanto con il volume degli stock di munizioni o con la quantità di fondi sottratti all'economia reale per alimentare il complesso industriale- militare. Sicurezza = Difesa + Coesione sociale + Salute + Energia + Lavoro + Resilienza economica + Tutela ambientale

9.1 Investimenti nella sanità e nel welfare

Anni di tagli lineari e sottofinanziamento dei sistemi sanitari nazionali hanno dimostrato come la vera vulnerabilità strutturale risieda nella fragilità dei servizi pubblici essenziali. La Corte costituzionale italiana, con recente giurisprudenza, ha stabilito che prima di tagliare sulla sanità e sul diritto alla salute occorre ridurre altre spese, riconoscendo il rango costituzionale del diritto alla salute (articolo 32 Cost.) e la sua natura di diritto fondamentale. La pandemia di COVID-19 ha drammaticamente evidenziato come la sicurezza di una nazione non risieda nella quantità di armamenti, ma nella capacità di garantire ai cittadini l'accesso a cure sanitarie adeguate, a un sistema di protezione sociale solido e a condizioni di vita dignitose.

9.2 Transizione ecologica e tutela dei territori

La sicurezza energetica e ambientale rappresenta la precondizione fondamentale per la stabilità geopolitica a lungo termine, riducendo le dipendenze esterne attraverso le energie rinnovabili e la tutela del territorio dal dissesto idrogeologico. La dipendenza da fornitori extra-europei di energia e materie prime critiche costituisce una vulnerabilità strategica ben più grave della dipendenza da fornitori di armamenti. La transizione ecologica, lungi dall'essere un lusso o un costo, rappresenta un investimento in sicurezza nazionale e collettiva.

9.3 Lavoro di qualità e imprese sostenibili

Sostenere il tessuto produttivo civile, la ricerca tecnologica avanzata e la buona occupazione contrattata, evitando che la spesa pubblica venga risucchiata da una bolla speculativa della difesa che non produce ricchezza sociale diffusa. La Corte dei Conti europea stessa ha rilevato come la carenza di personale qualificato nell'industria pesante — aggravata dal disinteresse dei giovani per tale settore — costituisca un collo di bottiglia strutturale.

9.4 La difesa popolare nonviolenta come paradigma costituzionale

La sentenza n. 164/1985 della Corte costituzionale ha riconosciuto che il ripudio della guerra non è un principio isolato, ma si inserisce in un più ampio disegno costituzionale che comprende la difesa popolare nonviolenta come modalità di resistenza all'aggressione. La difesa popolare nonviolenta si articola in una pluralità di strumenti: la resistenza civile, la disobbedienza civile, l'obiezione di coscienza, il boicottaggio economico, la diplomazia dal basso, la costruzione di istituzioni alternative e la difesa dei diritti fondamentali. Si tratta di un modello di difesa che non richiede eserciti permanenti, non produce vittime, non alimenta la spirale della violenza e non sottrae risorse allo sviluppo sociale.

9.5 Principio di equilibrio intergenerazionale

Ogni nuova obbligazione pubblica dovrebbe essere accompagnata, ove previsto, da una valutazione del costo attuale + costo futuro + costo finanziario + costo sociale rapportata ai benefici pubblici attesi. Si propone inoltre che le generazioni future siano considerate nelle valutazioni di sostenibilità delle politiche pubbliche.

9.6 Trasparenza finanziaria

Si propone la pubblicazione accessibile e verificabile di: debito; garanzie; interessi; programmi di spesa; contratti; beneficiari; costi pluriennali; analisi di rischio. La trasparenza costituisce elemento essenziale per consentire il controllo democratico e contabile.

PARTE X — PETITUM — DOMANDE FORMALI, ACCERTAMENTO, TUTELA

CAUTELARE, RESTITUZIONE, INDENNIZZO E RISARCIMENTO

10.1 Premessa

Per tutto quanto esposto nelle Parti precedenti, il soggetto istante formula le seguenti domande, distinguendo: A. domande di accertamento; B. domande cautelari; C. domande restitutorie; D. domande indennitarie; E. domande risarcitorie; F. domande istituzionali e internazionali.

10.2 DOMANDA N. 1 — Accertamento della situazione monetaria e finanziaria

Si chiede di accertare, mediante dati ufficiali e metodologia riproducibile: la composizione della massa monetaria; la relazione tra moneta bancaria e moneta della banca centrale; il rapporto tra massa monetaria, credito e debito; l'incidenza degli interessi; la sostenibilità delle obbligazioni pubbliche; la sostenibilità delle obbligazioni private; gli effetti delle politiche monetarie e fiscali sulla disponibilità di liquidità.

10.3 DOMANDA N. 2 — Verifica della tesi sull'impossibilità strutturale di

adempiere Si chiede che venga sottoposta a verifica indipendente la tesi secondo cui la struttura monetaria determinerebbe una impossibilità strutturale e generalizzata di adempiere alle obbligazioni fiscali.

10.4 DOMANDA N. 3 — Accertamento individuale delle pretese fiscali

Si chiede che, per ogni posizione concretamente contestata, siano verificati: titolo; origine; importo; interessi; sanzioni; prescrizione; decadenza; regolarità della notificazione; regolarità della riscossione; eventuali procedure esecutive; eventuali pagamenti già effettuati.

10.5 DOMANDA N. 4 — Sospensione delle procedure esecutive nei casi

giuridicamente previsti Si chiede, nei singoli procedimenti in cui sussistano i relativi presupposti, la sospensione di: pignoramenti; fermi amministrativi; ipoteche; vendite forzate; ulteriori procedure esecutive.

10.6 DOMANDA N. 5 — Restituzione delle somme eventualmente non dovute

Qualora venga accertato che somme siano state riscosse senza valido titolo, in misura superiore al dovuto, mediante applicazione illegittima di interessi, mediante sanzioni successivamente annullate, o in conseguenza di un atto dichiarato invalido, si chiede la restituzione delle somme indebitamente riscosse, oltre agli eventuali accessori previsti dalla legge.

10.7 DOMANDA N. 6 — Indennizzo

Qualora l'ordinamento applicabile preveda una forma di indennizzo indipendentemente dalla prova di un illecito, si chiede che venga riconosciuta la relativa somma in favore dei soggetti aventi diritto.

10.8 DOMANDA N. 7 — Risarcimento del danno

Qualora venga accertato un illecito imputabile a un soggetto pubblico o privato, si chiede il risarcimento integrale dei danni direttamente causalmente collegati alla condotta. Potranno essere dedotti, ove documentati: danno patrimoniale (capitale perduto; somme indebitamente versate; interessi; costi finanziari; perdita di reddito; perdita di valore patrimoniale; costi sostenuti per la tutela dei propri diritti); danno non patrimoniale (danno alla salute; danno morale; danno esistenziale; altri pregiudizi riconosciuti dalla legge).

10.9 DOMANDA N. 8 — Danno erariale

Qualora emergano condotte che abbiano prodotto un danno alle finanze pubbliche, si chiede la trasmissione degli atti alla competente autorità contabile.

10.10 DOMANDA N. 9 — Verifica degli strumenti di indebitamento per la difesa

Si chiede di accertare: base giuridica; procedura di approvazione; soggetti competenti; importo; durata; costo; garanzie; beneficiari; destinazione delle risorse;

impatto sui bilanci futuri; impatto sui servizi pubblici; eventuali rischi intergenerazionali.

10.11 DOMANDA N. 10 — Verifica della tutela del risparmio privato

Si chiede di accertare che qualsiasi politica di mobilitazione del risparmio privato: sia fondata su una base giuridica; distingua chiaramente tra adesione volontaria e imposizione; garantisca la proprietà privata; garantisca adeguata informazione; preveda adeguate garanzie; rispetti i principi di proporzionalità.

10.12 DOMANDA N. 11 — Cooperazione internazionale

Si chiede l'apertura, ove istituzionalmente possibile, di un tavolo tecnico internazionale comprendente rappresentanti delle istituzioni competenti in materia di: diritto internazionale; economia; finanza; diritti umani; debito pubblico; proprietà privata; autodeterminazione.

10.13 DOMANDA N. 12 — Autodeterminazione economica e monetaria

Si chiede alle istituzioni competenti di esaminare la portata giuridica del diritto all'autodeterminazione economica e monetaria, con particolare riferimento: alla titolarità del diritto; alle condizioni di esercizio; ai limiti; agli effetti nei confronti di Stati e organizzazioni internazionali; alle procedure di riconoscimento eventualmente applicabili.

10.14 DOMANDA N. 13 — Richiesta di parere consultivo

Il documento originario richiede un parere della Corte Internazionale di Giustizia sull'autodeterminazione economica e monetaria. La presente istanza formula pertanto richiesta affinché, ove ricorrano i presupposti previsti dalla Carta ONU e dallo Statuto della Corte, venga valutata l'opportunità di sottoporre alla Corte una questione consultiva concernente: la portata del diritto all'autodeterminazione economica e monetaria dei popoli e i relativi limiti nel quadro del diritto internazionale contemporaneo.

10.15 DOMANDA N. 14 — Richiesta di registrazione e conservazione

internazionale Si chiede agli organismi competenti di registrare la presente comunicazione secondo le procedure effettivamente applicabili.

10.16 DOMANDA N. 15 — Tutela cautelare

Qualora siano individuati casi concreti nei quali l'esecuzione di una determinata misura possa provocare un danno grave, irreparabile o difficilmente reversibile, si chiede all'autorità competente di valutare l'adozione delle misure cautelari previste dalla legge.

10.17 DOMANDA N. 16 — Diritto di accesso agli atti e ai dati

Si chiede di ottenere, secondo la disciplina applicabile: atti amministrativi; documenti finanziari; analisi di impatto; studi econometrici; dati utilizzati; contratti; garanzie; pareri; verbali; documenti preparatori.

10.18 DOMANDA N. 17 — Verifica delle responsabilità

Qualora dagli accertamenti emergano violazioni, si chiede che siano individuati: soggetto responsabile; condotta; norma violata; periodo; nesso causale; danno; forma di responsabilità; autorità competente; rimedio disponibile.

10.19 DOMANDA N. 18 — Riparazione integrale

Qualora venga accertato un illecito internazionale o interno produttivo di danno, si chiede che siano applicate le forme di riparazione previste dall'ordinamento competente, comprendenti, ove pertinenti: restituzione; ripristino; cessazione della condotta; garanzie di non ripetizione; indennizzo; risarcimento; soddisfazione, secondo i presupposti e i limiti stabiliti dal diritto applicabile.

10.20 Formula finale del petitum

Per tutte le ragioni esposte, si chiede alle autorità destinatarie, ciascuna per quanto di propria competenza, di: ACCERTARE — VERIFICARE — SOSPENDERE, ove previsto — RESTITUIRE, ove dovuto — INDENNIZZARE, ove previsto — RISARCIRE, ove accertato — E

ADOTTARE OGNI ULTERIORE MISURA DI RIPARAZIONE PREVISTA

DALL'ORDINAMENTO.

CONCLUSIONI FINALI

L'analisi della Corte dei Conti europea sul piano di riarmo dell'UE rivela una profonda contraddizione tra la narrazione trionfalistica della Commissione e la realtà strutturale del continente. La frammentazione dei sistemi nazionali, i colli di bottiglia industriali, la dipendenza da fornitori extra-europei e l'insostenibilità fiscale del debito comune costituiscono ostacoli oggettivi che rendono improbabile il raggiungimento degli obiettivi dichiarati. Sul piano giuridico, il piano di riarmo solleva gravi questioni di legittimità: sul piano internazionale, la corsa agli armamenti contrasta con lo spirito e la lettera della Carta delle Nazioni Unite; sul piano europeo, l'uso dell'articolo 122 TFUE per escludere il Parlamento europeo dal processo decisionale solleva dubbi di legittimità democratica; sul piano costituzionale italiano, l'incremento delle spese militari a scapito degli investimenti sociali pone problemi di compatibilità con gli articoli 11, 32 e 52 della Costituzione, con la dottrina dei controlimiti (sent. 238/2014). A ciò si aggiunge la questione fondamentale del neocolonialismo monetario: il sistema dell'euro, in quanto moneta creata attraverso l'indebitamento, genera un debito odioso che ricade su tutti i cittadini senza il loro consenso e senza un beneficio proporzionato per la collettività. La dottrina del debito odioso, elaborata da Sack nel 1927 e fatta propria dalla dottrina internazionalistica contemporanea, fornisce gli strumenti giuridici per qualificare come non vincolanti tali obbligazioni e per ripudiarle. Le dichiarazioni della Presidente von der Leyen sui risparmi "pigri" dei cittadini europei rivelano una concezione del risparmio privato come risorsa a disposizione del progetto politico dell'Unione, incompatibile con i principi del costituzionalismo democratico e con la tutela della proprietà privata.

La dimostrazione matematica dell'impossibilità strutturale di adempiere alle cartelle esattoriali — fondata sui modelli DSA, Keen-Werner, Monte Carlo e DSGE — costituisce il fondamento tecnico-giuridico della nullità ab initio di ogni pretesa esattiva. Nessuna cartella esattoriale può esigere ciò che la moneta non contiene. E l'autodeterminazione non si chiede: si esercita. Il Popolo Italiano Autodeterminato, attraverso il CLNI, ha già costituito le proprie istituzioni sovrane, ha già emanato le proprie leggi, ha già notificato alle istituzioni internazionali la propria volontà di esercitare la sovranità monetaria e fiscale in via diretta. Il futuro dell'Europa non può essere subordinato alla logica emergenziale della corsa agli armamenti. La vera deterrenza e la pace duratura si fondano su una società coesa, economicamente forte, socialmente giusta e capace di produrre benessere per tutti i suoi abitanti, e non soltanto sugli arsenali militari. Come ha osservato il Presidente della Corte costituzionale italiana, occorre "graduare gli impegni" e riconoscere che la sicurezza di una nazione non si misura esclusivamente in termini militari, ma nella capacità di garantire ai propri cittadini i diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione e dai Trattati europei. Il Comitato di Liberazione Nazionale Italiana, custode della memoria della Resistenza e dell'eredità costituzionale, si fa interprete di questa istanza di pace, giustizia, sovranità popolare e dignità del lavoro e del risparmio, e invita tutti i cittadini a mobilitarsi pacificamente per un'Europa che scelga la vita, la dignità e la libertà, non la guerra e la morte. In questa battaglia, il CLNI non è solo: insieme al SIPSE e ai 42 Popoli autoctoni europei, uniti nella comune lotta per l'autodeterminazione e la sovranità economica, costruiamo un'Europa dei Popoli fondata sulla giustizia, sulla solidarietà e sul rispetto dei diritti fondamentali. «Ad impossibilia nemo tenetur.» «L'autodeterminazione non si chiede: si esercita.» «Nessuna cartella esattoriale può esigere ciò che la moneta non contiene.»

RISERVA DI OGNI DIRITTO

Il soggetto istante si riserva integralmente ogni diritto, azione, eccezione, domanda restitutoria, indennitaria e risarcitoria eventualmente spettante secondo il diritto nazionale, europeo o internazionale applicabile. La quantificazione definitiva degli eventuali danni sarà effettuata soltanto dopo l'acquisizione della documentazione necessaria e l'espletamento degli accertamenti tecnici.

RICHIESTA FINALE

Per tutto quanto precede, si chiede alle autorità destinatarie di: PRENDERE ATTO della presente istanza; REGISTRARLA secondo le procedure applicabili; INDIVIDUARE le autorità competenti per ciascuna questione; ACCERTARE i fatti e le circostanze dedotte; VERIFICARE la documentazione economica, finanziaria e giuridica prodotta; ADOTTARE ove ne ricorrano i presupposti, le misure cautelari e di tutela previste

dalla legge; DISPORRE ove dovuto, la restituzione delle somme illegittimamente riscosse; RICONOSCERE ove previsto, gli eventuali indennizzi; RISARCIRE ove sia accertata una responsabilità causalmente collegata al danno; GARANTIRE ove necessario, misure di ripristino e garanzie di non ripetizione; COMUNICARE all'istante l'esito degli accertamenti e i rimedi disponibili.

CLAUSOLA DI CHIUSURA

La presente istanza non pretende di sostituire le competenze delle autorità giudiziarie, amministrative, contabili o internazionali. Essa intende invece porre formalmente all'attenzione delle istituzioni competenti una serie di questioni che, per la loro natura economica, sociale e giuridica, richiedono verifica documentale, accertamento indipendente e risposta istituzionale motivata. Ogni eventuale responsabilità dovrà essere accertata secondo legge. Ogni eventuale danno dovrà essere provato. Ogni eventuale restituzione, indennizzo o risarcimento dovrà essere determinato secondo i criteri dell'ordinamento competente.

Luogo: Roma Data: 28 Settembre 2026 Il soggetto istante / rappresentante

Firma Presidente S.E. Paolo Albertin Comitato Liberazione Nazionale Italiano (CLNI) Roma. comitatoliberazionenazionaleitaliano@pec.it Sito Istituzionale: www.comitatoliberazionenazionaleitaliano.org

Allegati: come da elenco documentale.

FORMULA DI NOTIFICA

Il presente atto viene trasmesso agli organismi e alle autorità individuati nella Parte VII, con richiesta di protocollazione, presa in carico, individuazione dell'ufficio competente e comunicazione dell'esito secondo le procedure applicabili.

Documento registrato su blockchain sovrana del CLNI – Immutabile e opponibile erga omnes. Hash SHA-256: 0410c025e5fc0f61ac478beea73595a15bde91f7f8ef9d694cf1ff57660e8bf4 – TX:

07/05/2026 18:03:01 0.01 ZECCHINO

Fine dell'Istanza.

EU Court of Auditors on the Rearmament Plan

FORMAL APPLICATION FOR ASCERTAINMENT, COMPLAINT-REPORT, FORMAL

NOTICE AND DEFAULT NOTICE

WITH REQUEST FOR PROTECTION, CESSATION OF HARMFUL CONDUCT,

RESTORATION, RESTITUTION, COMPENSATION AND REIMBURSEMENT OF ANY

DAMAGES ASCERTAINED

Concerning the economic, patrimonial, fiscal and social consequences deduced in relation to European rearmament policies, the related financing instruments and the effects produced or potentially produced on the legally protected rights and interests of persons and Peoples Act of impulse, contestation and request for ascertainment

SUBJECT

Application for ascertainment of institutional responsibilities and the prejudicial effects deriving from rearmament policies, the related financing instruments and the economic, fiscal and patrimonial consequences deduced in this act — complaint- report for the facts and conduct deemed harmful to legally protected rights and interests — formal notice and default notice of the addressees — request for cessation, prevention and reparation of harmful consequences — request for restitution, compensation, indemnity and/or reimbursement of patrimonial and non- patrimonial damages, individual and collective, to the extent that will be ascertained in the competent fora — with express reservation of any further action, exception, challenge and protection provided by national, European and international law.

NATURE AND PURPOSE OF THE ACT

This document must be understood, according to the content of the individual allegations and the claims formulated, as a formal act of impulse, contestation, complaint-report, formal notice and request for ascertainment and reparation, aimed at submitting to the addressees facts, circumstances, data, legal arguments and prejudicial consequences that are assumed to merit examination by the competent authorities.

The legal qualifications, the responsibilities that may be configurable and the existence, extent and causal link of the damages deduced in this act are remitted to the ascertainment of the competent authorities and bodies, without this formulation intending to replace their jurisdictional or administrative function. This act therefore contains:

  1. application for ascertainment, so that the circumstances and conduct set out may be

examined; 2. complaint-report, in relation to the facts that are assumed to be potentially harmful to legally protected rules, rights or interests; 3. formal notice and default notice, within the limits and according to the effects recognized by the applicable legal system; 4. request for protection and cessation of any harmful conduct; 5. request for ascertainment of patrimonial and non-patrimonial damages, individual and collective, directly or indirectly deduced; 6. request for restitution, restoration, compensation, indemnity and/or reimbursement, according to the legal qualification that will be deemed applicable by the competent authorities; 7. request for preservation of and access to the relevant documentation, data and acts, where provided for by the applicable discipline; 8. express reservation to promote further proceedings and actions before the competent national, European and international authorities.

PREAMBLE

In the name of the principles of legality, dignity of the person, protection of property, proportionality of public action, institutional responsibility, access to justice and effective protection of fundamental rights, this act is formally submitted to the examination of the addressees and authorities so that, within their respective competences, the facts, acts, decisions, financial instruments and economic and social consequences described in the body of the document may be verified. The act originates from the examination of the critical issues identified in the documentation concerning European security and defence policy, the financial instruments intended for its financing and the consequences that such choices may produce on public finance, on citizens' patrimony, on private savings, on the exercise of fundamental rights and on the balance between security needs, economic sustainability and social protection. The reference document cited in the text is analysis 01/2026 of the European Court of Auditors, published on 3 September 2026. The questions submitted to the attention of the authorities are therefore not put forward as mere political assessments, but are formulated as questions of fact and law susceptible to verification, ascertainment and, where the conditions exist, consequent measures of protection and reparation. Particular importance is assumed, in this act, by the consequences potentially produced by the increase in public expenditure allocated to defence, by the use of debt financing instruments, by their repercussions on public budgets and by the possible effects on the patrimonial, social and economic rights of persons. The document also refers to the international, European and constitutional legal framework concerning the protection of the person, property, savings, dignity, health, work, democratic participation and self-determination, requesting that these

principles be concretely considered in the assessment of the acts and policies under examination. This application also assumes importance as a formal preventive contestation and request for verification, so that no potential prejudicial consequence may be considered devoid of a prior examination of its causes, its proportionality, its necessity, its legal basis and the relationship between the public interest pursued and the sacrifice imposed on the addressees. Where unlawful or otherwise legally relevant damaging conduct, omissions, acts or decisions are ascertained, it is requested that the responsible subjects be identified according to their respective competences and that all measures provided by the legal system be adopted for the cessation of the conduct, the prevention of further prejudice, the restoration of the harmed situation and the integral reparation of the damage, where legally due. The request for indemnity and/or reimbursement contained in this act must consequently be understood as formulated in a subordinate and conditional manner to the ascertainment of the legal prerequisites, including, according to what will be recognized by the competent authorities, patrimonial damage, non-patrimonial damage, consequential loss, loss of profit, any patrimonial losses consequent to executive or fiscal acts and any further item of legally recognizable damage. This act does not intend to replace the judicial bodies nor to anticipate their determinations. It constitutes, instead, a formal exercise of the right of application, complaint, defence and access to protection, with a request to the competent authorities to take cognizance of the facts set out, verify their validity and adopt, where the conditions exist, the consequent measures. Any statement contained in the document relating to responsibility, unlawfulness, nullity, damage, causal link or normative violation must therefore be understood as an allegation, contestation or proposition submitted for ascertainment, except for what may already result from final measures or from official sources cited in the text. This act therefore requests that the addressee authorities: a) formally take cognizance of the circumstances represented; b) proceed with the ascertainments within their respective competences; c) identify any acts, conduct or omissions susceptible to legal censure; d) verify the existence of any damages and the related causal link; e) adopt the necessary measures to prevent the aggravation of any prejudice ascertained; f) order, where provided by law, the necessary restitutionary, restorative, compensatory, indemnity or reimbursement measures; g) formally communicate the outcome of the ascertainments and the determinations adopted; h) preserve, make available and/or transmit, within the limits permitted by the applicable legislation, the acts and documents necessary for the full reconstruction of the facts. This application is proposed with express reservation of every right, action, exception, challenge and remedy, in administrative, civil, tax, criminal, constitutional,

European and international fora, that may be exercisable on the basis of the ascertainments subsequently carried out. This formulation does not constitute a waiver of any further form of protection and may not be interpreted as acquiescence, acceptance or recognition of the legitimacy of the acts or conduct specifically contested. This document is also intended for the sui generis organization SIPSE — System of the Institutions of the Peoples for Economic Sovereignty — and for the 42 European indigenous Peoples adhering to and represented by SIPSE, as subjects holding the right to self-determination and the exercise of economic and monetary sovereignty directly. SIPSE, with headquarters at the International Court for the Self- Determination of Peoples in Palazzo Ducale, Venice, and with General Secretariat in Geneva, is the organization that brings together the indigenous Peoples of Europe who, by virtue of general international law and peremptory norms of jus cogens, have constituted parallel sovereign institutions and deposited the Constitutional Treaty of the European Union of Peoples (TIEP) pursuant to Article 102 of the United Nations Charter.

PART I — THE STRUCTURAL CRITICALITIES IDENTIFIED BY THE EUROPEAN

COURT OF AUDITORS

1.1 Fragmentation and absence of top-down coordination

The Court notes that European military spending suffers from the absence of an effective centralized planning process. Individual Member States continue to move in scattered order, generating duplications, inefficiencies and fragmented investments. Capability planning in the EU largely follows a bottom-up approach, in which individual countries autonomously identify their own needs. The lack of an effective top-down planning process, together with insufficient coordination between the various EU funding streams and between these and national funding, can lead to "fragmentation of investments, duplications or persistent capability gaps." The Court further emphasizes that the increase in defence spending will not necessarily translate into greater coherence of European capabilities. The EU defence policy is characterized by a complex institutional arrangement and a multilevel governance structure, which translates into "considerable coordination challenges among the various actors" and increases the risk of overlapping responsibilities.

1.2 Industrial bottlenecks and shortage of qualified personnel

The rapid mobilization of substantial financial resources risks being bogged down by the structural limits of the market. The Court notes the chronic shortage of qualified personnel — aggravated by young people's disinterest in heavy industry — high inflation and bottlenecks in the supply chain of key materials and critical components. In particular, "bottlenecks in terms of qualified personnel" and "bottlenecks in terms of materials," together with the high inflation rates generated by high energy costs, "make it difficult to use the allocated funds." The analysis highlights that, if not implemented correctly, the increase in funding can also entail implementation risks and bottlenecks of materials, key components or

qualified personnel, making it difficult to use the funds. The European market is not sufficiently developed for the new needs and demands, and this represents a further structural obstacle to the achievement of the declared objectives.

1.3 Persistent extra-European dependence

Despite the "strategic autonomy" objectives trumpeted by Brussels, the European defence industry remains strongly tied to non-European suppliers, primarily the United States, both for supply chains and for technological and logistical support. According to data from the European Court of Auditors, from the beginning of the war in Ukraine until June 2023, 78% of Member States' defence purchases were made outside the EU, and 63% of these in the United States. The Court emphasizes that it is essential to seize new opportunities and pay attention to existing risks, given that the objective of achieving defence readiness by 2030 remains a challenge. Dependence on extra-European suppliers is not only a question of industrial sovereignty, but directly affects Europe's ability to act autonomously in the event of a crisis, exposing it to external political and strategic conditioning.

1.4 Sustainability of public accounts and common debt

The massive use of common debt instruments, EU-guaranteed loans and the flexibility granted on budget rules — such as the derogation from the Stability Pact constraints for military spending — risk compromising the fiscal stability of Member States, subtracting vital resources from social investments. The EU is increasingly using loans guaranteed by the EU budget, including the €150 billion to accelerate the defence readiness of Member States through the SAFE programme (Security Action for Europe) and the €90 billion loan for Ukraine, of which €60 billion is destined for defence. The Court warns that "the increasing use of debt-financed defence spending and EU-guaranteed loans may compromise fiscal sustainability by slowing down the reduction of public debt and putting pressure on the EU budget." The auditors specifically warned that "this growing recourse to debt could undermine fiscal stability, slow down the reduction of public debt and put pressure on the EU budget." In Italy, the estimated military spending for 2026 is approximately $47.7 billion, equal to 2.0% of GDP, placing the country twelfth in the world for military spending. These are resources subtracted from crucial sectors such as healthcare, education and ecological transition, in a context of public finance already under pressure.

PART II — THE LEGAL FRAMEWORK OF REFERENCE

2.1 International law: UN Charter, self-determination and limits on the use of force

The international legal framework imposes stringent limits on the arms race and the militarization of international relations. Article 51 of the United Nations Charter recognizes the right of individual and collective self-defence only in the event of an actual armed attack, until the Security Council has adopted the necessary measures to maintain international peace and security. Preventive self-defence finds no basis

in the wording of Article 51, which applies rigorously "when a country has been attacked." The system of collective security provided for by the United Nations Charter — far from legitimizing the arms race — places the maintenance of international peace and security with the Security Council, which holds the monopoly on the legitimate use of force outside of self-defence. The anti-missile shield strategy and the fuelling of the arms race, far from strengthening peace, jeopardize global security, reviving the logic of si vis pacem para bellum, which in the "parenthesis" between two warred wars prepares to fight another. Furthermore, the principle of self-determination of peoples, enshrined in Articles 1 and 55 of the United Nations Charter and in the International Covenants on Civil and Political Rights, constitutes a peremptory norm of international law (jus cogens), non-derogable, non-suspendable and productive of erga omnes obligations, as repeatedly affirmed by the International Court of Justice in the advisory opinions Namibia (1971), Western Sahara (1975), Kosovo (2010), Chagos (2019) and Palestine (2024). It requires that any transfer of sovereign powers to supranational organizations be accompanied by an explicit and direct pronouncement of the social body. United Nations General Assembly Resolution No. 1514 (XV) of 1960 (Declaration on the Granting of Independence to Colonial Countries and Peoples) and No. 2625 (XXV) of 1970 (Declaration on Principles of International Law concerning Friendly Relations) qualify self-determination as a fundamental principle of international law and specify that no external imposition may prevail over the free expression of popular will. The erga omnes nature of this right implies that all States and all international organizations are bound by the obligation to recognize, respect and promote the self-determination of peoples, as well as not to recognize illegal situations deriving from its violation (Articles 40-41 of the Draft Articles on Responsibility of States for Internationally Wrongful Acts – ILC 2001).

2.2 European law: CSDP, TFEU and the problem of the legal basis

The Common Security and Defence Policy (CSDP) is an integral part of the EU's Common Foreign and Security Policy (CFSP) and constitutes the main policy framework through which Member States can develop a European strategic culture of security and defence. The CSDP is described in the Treaty of Lisbon, which entered into force in 2009 and amended the Treaty on European Union (TEU) and the Treaty on the Functioning of the European Union (TFEU). The functioning of the CSDP and CFSP is set out in Title V of the TEU, Articles 21 to 46, while the financing methods are defined in Article 41 TEU. The political guidelines of the CSDP are established by European leaders in the European Council, while at ministerial level the Foreign Affairs Council translates these principles into concrete decisions. The European Council and the Council of the EU adopt decisions relating to the CSDP unanimously (Article 42 TEU), with the exception of decisions relating to the European Defence Agency (Article 45 TEU) and permanent structured cooperation (Article 46 TEU), for which adoption by qualified majority is provided.

A legal profile of particular importance concerns the legal basis of the SAFE Regulation (Security Action for Europe), founded on Article 122 TFEU — the so- called "solidarity clause" or emergency instrument — which entailed the exclusive involvement of the Council and the Commission, excluding the European Parliament from the decision-making process. The European Parliament has lodged an appeal before the Court of Justice of the EU for the annulment of the SAFE Regulation, specifically contesting that the contested act is erroneously based on Article 122 TFEU, not satisfying the conditions for invoking such an emergency legal basis. The Commission, for its part, has defended the use of Article 122 TFEU as an emergency mechanism necessary to allow the EU to act rapidly in exceptional situations. This institutional litigation raises fundamental questions of democratic legitimacy: the exclusion of the European Parliament — the only institution directly elected by citizens — from the decision-making process on a matter of such vast scope as European rearmament represents a grave lesion of the principle of democratic representativeness. The Charter of Fundamental Rights of the European Union, proclaimed in Nice in 2000, enshrines that the Union "is founded on the indivisible, universal values of human dignity, freedom, equality and solidarity" and that the European peoples have "decided to share a peaceful future based on common values." This preamble constitutes not a mere rhetorical ornament, but a legal constraint that guides the interpretation of all the provisions of the Charter and the Treaties.

2.3 Italian constitutional law: Articles 11, 52 and constitutional jurisprudence

The Italian constitutional framework offers a normative reference of particular significance. Article 11 of the Constitution establishes that "Italy repudiates war as an instrument of offence against the freedom of other peoples and as a means of settling international disputes; it consents, on conditions of parity with other States, to limitations of sovereignty necessary for an order that ensures peace and justice among Nations; it promotes and favours international organizations devoted to such purpose." Article 52, first paragraph, of the Constitution enshrines that "the defence of the Fatherland is a sacred duty of the citizen." Constitutional jurisprudence has clarified that from Article 11, first part, it follows that our legal system has recognized the lawfulness of defensive war alone. The defence of the Fatherland, therefore, cannot be dilated to the point of identifying itself with the defence of the so-called "free world" or with participation in wars of aggression or military interventions outside the cases of legitimate defence. The Constitutional Court, with judgment No. 164 of 1985, offered unequivocal constitutional coverage to the pacifist principle and to nonviolent popular defence, recognizing that the duty of defence of the Fatherland is "well susceptible of fulfilment through the provision of adequate behaviours of unarmed social commitment." The Court established the equal dignity, in observance of the duties established by Article 52 of the Constitution, between armed defence and nonviolent civil defence of the Fatherland. The President of the Constitutional Court, during the annual press conference of 2022, had occasion to observe — in relation to the 2% of GDP target for military

spending — that it is necessary to "graduate commitments" since "we have other important ones," emphasizing the need to balance defence needs with the other constitutional duties of the State, primarily the protection of health and social rights. From the perspective of parliamentary law, Article 78 of the Constitution reserves to the Chambers the power to deliberate the state of war and to confer on the Government the necessary powers, while Article 87, paragraph 9, attributes to the President of the Republic the

2.4 Article 10 of the Italian Constitution and Law 881 of 1977

Article 10, first paragraph, of the Italian Constitution provides: "The Italian legal system conforms to the generally recognized norms of international law." The right to self-determination of peoples, as a norm of jus cogens and generally recognized customary international law, automatically enters the Italian legal system with constitutional rank, pursuant to Article 10 of the Constitution and the consistent jurisprudence of the Constitutional Court (judgments 183/1973, 48/1979, 15/1996, 238/2014, 269/2017). Law No. 881 of 9 December 1977, implementing the International Covenants on Human Rights of 1966 (ICCPR and ICESCR), has transposed into ordinary law the common Article 1 of both Covenants, which enshrines the right to self-determination. This norm is immediately applicable in the Italian legal system, as recognized by the Court of Cassation (judgments No. 508/1988, No. 113/1990 and No. 2323/2022). Consequently, the Italian State cannot invoke any provision of ordinary law or EU treaty to prevent the Italian People from exercising the right to self-determination, under penalty of violation of Article 10 of the Constitution and the erga omnes obligations deriving from jus cogens.

2.5 European jurisprudence on tax and enforcement matters

The European Court of Human Rights has developed significant jurisprudence on tax enforcement and protection of property:

  • ECtHR, Italgomme Pneumatici S.r.l. and others v. Italy (6 February 2025,

applications Nos. 36617/18 and 12 others) — systematic violation of Article 8 ECHR for excessive tax discretion, absence of predictable procedural guarantees, disproportionality of intrusions (accesses, executions, seizures).

  • Cass. tax 11910/2025 (31 May 2025) — extension of the systemic violation of

Article 8 ECHR to real estate and movable property foreclosure procedures.

  • ECtHR, new conviction 11 December 2025 (filed 8 January 2026) — third

conviction in a year for violation of bank data for tax purposes.

  • Cass. criminal 512/2026 — obligation of stringent reasoning for tax audits; their

absence constitutes abuse of office.

  • Gladysheva v. Russia (2019) — the loss of the home without a fair balance

between public interest and individual rights constitutes a violation of Article 1 Protocol No. 1.

  • M.S.S. v. Belgium and Greece (2011) — severe material and psychological

destitution is qualified as inhuman and degrading treatment (Article 3 ECHR).

  • Stec v. United Kingdom (2006) — disparities of treatment not justified by

reasonable proportionality violate Article 14 ECHR.

  • Gasus and N.K.M. v. Hungary — disproportionate taxation that hits the weaker

classes violates the right to property.

  • Rousk v. Sweden (2013) — the execution of an enforcement measure must not be

disproportionate to the amount of the claim to be recovered; the loss of the home is "the most extreme form of interference with the right to respect for the home."

  • Nina Dimitrova v. Bulgaria — the absence of a realistic possibility of complying

must be assessed for the purposes of the proportionality of the enforcement measure.

2.6 The doctrine of "counter-limits" and judgment No. 238/2014 of the

Constitutional Court The judgment of the Italian Constitutional Court No. 238 of 2014 enunciated for the first time explicitly the doctrine of "counter-limits," identifying them in the "qualifying and irrenounceable principles of the constitutional order of the State (…) that oversee the protection of the fundamental rights of the person." The Court affirmed that the fundamental principles of the constitutional order and the inalienable rights of the person constitute:

  • a limit to the entry of generally recognized international norms to which the Italian

legal system conforms according to Article 10, first paragraph, of the Constitution;

  • "counter-limits" to the entry of European Union norms (ex plurimis: judgments No.

183 of 1973, No. 170 of 1984, No. 232 of 1989, No. 168 of 1991, No. 284 of 2007);

  • identifying and irrenounceable elements of the constitutional order, for that very

reason also subtracted from constitutional revision (Articles 138 and 139 of the Constitution; judgment No. 1146 of 1988). The Court further specified that the verification of compatibility with the fundamental principles of the constitutional order and the protection of human rights is its exclusive competence. The doctrine of counter-limits, therefore, must not be understood as a form of resistance of national States to supranational and international integration processes, but as the rigorous expression of popular sovereignty, in its irrenounceable dimension.

2.7 Jurisprudence of the Court of Justice of the European Union

In the judgment of 2 September 2021 in Case C-741/19 (Republic of Moldova v. Komstroy), the Court of Justice ruled that Article 26, paragraph 2, letter c), of the Energy Charter Treaty is not applicable to disputes between a Member State and an investor of another Member State (intra-EU disputes). This principle was subsequently transposed by Decision (EU) 2025/1904 of the European Parliament and of the Council, which approved the agreement concerning the interpretation and application of the Energy Charter Treaty. This jurisprudence is relevant in that it confirms the principle of the autonomy of law

2.8 International jurisprudence on illegitimate debt

The United Nations Human Rights Council, with resolution 52/17, established the mandate of the Independent Expert on the effects of foreign debt and other related international financial obligations on the full enjoyment of all human rights. The

Independent Expert affirmed that "human rights must prevail over debt repayment" and that "bilateral, multilateral and private creditors must ensure that lending practices respect human dignity and do not aggravate poverty and hardship." Furthermore, "illegitimate debts, tax competition and predatory lending erode the social contract and hinder the ability of States to fulfil their fundamental obligations." The UNCTAD 2025 report A World of Debt found that global public debt reached a record $102 trillion in 2024, of which approximately $31 trillion is borne by developing countries. The report highlighted that 3.4 billion people live in countries that spend more on interest payments on debt than on health or education. UNCTAD itself described the global public debt problem as a "silent crisis."

PART III — DEBT MONEY, ODIOUS DEBT AND MONETARY NEOCOLONIALISM

3.1 Money creation through indebtedness in the euro system

The euro monetary system is founded on a structural mechanism of money creation through debt. The euro is not legal tender issued by the sovereign State, but book- entry money created ex nihilo for 97% of the M3 money supply by private commercial banks in the modern fractional reserve system (confirmed by ECB working papers 2015-2025 and the BIS 2025 report on endogenous money creation). When a bank grants a loan of €100,000:

  • It records an asset (claim against the borrower);
  • It records a liability (demand deposit in favour of the borrower).

The formula for bank money creation is: M_created = C (Capital lent). The interest I = r · C is not created contextually. Consequently, a chronic structural liquidity shortage is expressed by the inequality: Mt<Dt+∑k=1nλk{t}(r⋅Dk{k−1})Mt<Dt+k=1∑nλk{t}(r⋅Dk{k−1}) where M_t is the money supply at time t, D_t the total debt, r the interest rate. The Italian State, deprived of monetary sovereignty (Article 123 TFEU), cannot issue public money and must obtain euros only through taxation or indebtedness on private markets. The primary mandate of the ECB (Article 127 TFEU) is limited to operations on financial systems and does not extend to the real economy: control of inflation is therefore fictitious, since the ECB cannot intervene on wages, productivity or aggregate demand. A structural and insurmountable conflict of interest thus arises: the same subjects who create the debt (commercial banks and the ECB) control both the money supply and its cost, depriving citizens of the liquidity necessary to fulfil tax obligations and to exercise inalienable human rights. As noted by doctrine, the euro "has enormously favoured the mechanism of universal indebtedness – of families, businesses, banks, States – on which the entire economic system has rested for at least two decades." This system produces a legal consequence of fundamental importance: since money is created through debt and since debt ultimately falls on all citizens — through taxation, inflation and the transfer of wealth from debtors to creditors — every decision of public indebtedness or money creation that exceeds the limits of ordinary management constitutes a

decision that directly affects the legal sphere of citizens and therefore requires their direct democratic consent.

3.2 Technical demonstration of mathematical impossibility

3.2.1 DSA Model (Debt Sustainability Analysis – IMF/EU standard)

The evolution of debt follows the equation: ΔD_t = (r – g) D_t{-1} + pb where:

  • D_t = total debt (public + private) at time t;
  • r = weighted average interest rate;
  • g = real GDP growth rate;
  • pb = primary budget balance (surplus/deficit).

Since the system creates only capital and not the money for interest, structurally r > g and M_t < D_t + accrued interest. Total debt can never be extinguished without a continuous expansion of credit.

3.2.2 Endogenous money model (Keen-Werner)

The Keen (2014) and Werner (2014) model analytically confirms the structural inequality indicated above, demonstrating that bank money is created as debt and that its quantity is always less than the total capitalized debt.

3.2.3 Monte Carlo simulations (10,000 iterations)

With normal distributions on r ~ N(0.035; 0.005), g ~ N(0.015; 0.005), pb ~ N(20; 5) billion €, and initial debt D_0 = 4,700 billion €:

  • Probability that the liquidity shortage exceeds €5,000 billion: 59.69%
  • Average final shortage (10 years): €5,308.94 billion

3.3 Italian data updated to 2026 and structural money shortage

Indicator Value Source M3 money supply €2,200 Bank of Italy Italy (2025) billion Italian public debt €3,050 Bank of Italy / (2026) billion Eurostat Private debt €1,650 Bank of Italy (households + billion businesses) Annual interest on €75-85 MEF public debt billion Annual interest on €110- Bank of Italy private debt 130 billion Total tax €1,350 Revenue collection files in billion Agency-

default Collection (2025) Structural money > €2,200 (Total debt + shortage billion interest) – M3 Consequence for the individual citizen: a tax collection file of €10,000 with default interest at 5% per annum becomes €11,576 after 3 years. The difference of €1,576 does not exist in the system except through new personal indebtedness, configuring a perpetual debt trap.

3.4 Odious debt: definition and criteria of application

The doctrine of odious debt, elaborated by the Russian jurist Alexander Nahum Sack in his 1927 treatise Les effets des transformations des États sur leurs dettes publiques et autres obligations financières, establishes that loans provided with the full awareness of the creditor in order to subjugate or defraud the population of a debtor State are not legally binding on that State under international law. Sack intended the doctrine in an extremely restrictive and creditor-friendly sense, to prevent future repudiations of debts from following the model of the Soviet refusal of Tsarist debts.

  1. Absence of consent: the population did not consent to the transaction in question; 2.

Absence of benefit: the debt was contracted in violation of public order and its proceeds were used in a manner contrary to the interests of the State; 3. Knowledge of the creditor: the creditor was aware of the odious nature of the debt. Odious debt is, according to Sack, "a debt of the regime, a personal debt of the power that contracted it." The doctrine, although not formally recognized as a binding norm of customary international law, has been invoked by several States, international jurists and tribunals, and has been the subject of growing doctrinal interest that has led to its systematic reformulation. In the European context, the common debt contracted by the EU to finance rearmament — through instruments such as the SAFE Regulation and EU budget-guaranteed loans — raises legal questions of particular gravity under the doctrine of odious debt. If, as noted by the European Court of Auditors, such instruments do not produce proportionate benefits for citizens, if they are adopted without their direct consent and if the creditors are aware of the nature of the debt, all the elements exist to qualify such obligations as odious and, therefore, not binding on the community.

3.5 Monetary neocolonialism and the plundering of private property

The euro system, as debt money, produces a phenomenon that can be qualified as "monetary neocolonialism." Doctrine has highlighted how the euro system constitutes a "laboratory for neoliberalism and colonialism," in which "the introduction of the single currency was a key factor for the penetration and advancement of the neoliberal agenda on the European continent" and the European neoliberal agenda has "a strong colonialist component that, through instruments of reproduction of capitalism such as debt, renews old forms of colonial subordination." The mechanism of granting easy credit with the printing of money created from nothing and lent at interest, followed by the demand for austerity policies to repay

the debt, is the system that neocolonialism has used to take over States and resources. In the European context, this mechanism manifests itself through:

  • The transfer of fiscal sovereignty: eurozone Member States have ceded monetary

sovereignty to the ECB without a corresponding transfer of democratic political sovereignty;

  • The imposition of austerity policies: conditionalities imposed in exchange for

financial assistance have plundered welfare systems and social rights;

  • The transfer of wealth from debtors to creditors: the interest-bearing debt

mechanism systematically transfers resources from peripheral to central economies;

  • The socialization of private losses: in the euro system there has been a "massive,

long, masked and undemocratic process of socialization of debt relations," in which private debt has been gradually converted into public debt. This system determines a "plundering of private property" that manifests itself through multiple channels: inflation erodes the purchasing power of savings; negative real interest rates transfer wealth from savers to debtors; financial crises periodically destroy value for small savers while large investors are saved; and increasing taxation subtracts resources from citizens to repay debts contracted without their consent.

3.6 Von der Leyen's statements on citizens' savings: analysis and legal

implications In her speech of 27 August 2026 at the Rencontre des Entrepreneurs de France (Medef) in Paris, the President of the European Commission Ursula von der Leyen stated that Europe has a lot of savings, but that part of it is "lazy" or "passive." Specifically, she stated that approximately 10 trillion euros — 70% of European households' savings — remains in bank deposits, and defended the need to put more capital "at the service of" European businesses, linking this objective to the Savings and Investments Union. Although the European Commission has officially denied that this constitutes confiscation of savings, and although fact-checkers have clarified that the proposal concerns voluntary investments and does not contemplate confiscation, the statement raises legal questions of fundamental importance. The President of the Commission stated that the Savings and Investments Union must be realized "ideally with all 27 Member States. Or, if necessary, with those who are ready," introducing a vanguard logic that undermines the principle of equality among Member States. The declared objective is to "unlock up to 470 billion euros of additional investments" and provide employment opportunities for the "300 billion euros of European savings that annually leave the EU to support investments in the USA." But the fundamental legal question is: with what democratic mandate does the European Commission, a body not directly elected by citizens, arrogate to itself the right to orient, direct or condition the allocation of the private savings of European citizens? Private savings are private property, protected by Article 17 of the EU Charter of Fundamental Rights and Article 42 of the Italian Constitution. Every public intervention that affects the availability, destination or value of private savings constitutes a limitation of the right to property which, to be legitimate, must respect

the principles of legality, proportionality and, above all, must be accompanied by the democratic consent of the holders of that right. Von der Leyen's statement reveals a conception of private savings as a resource available to the political project of the Union, rather than as the property of citizens. This conception is incompatible with the principles of democratic constitutionalism and with the doctrine of odious debt: if citizens' savings are oriented towards investments that have not received their direct consent, and if such investments produce benefits for subjects other than the savers, a form of substantial expropriation is realized which, by its nature and purpose, can be qualified as odious.

PART IV — THE PRINCIPLE OF MONETARY COHERENCE AND THE

MATHEMATICAL IMPOSSIBILITY OF COMPLYING

4.1 The principle of monetary coherence

"No tax collection file can demand what the money does not contain." This affirmation is not a mere political metaphor, but a legal-economic principle of universal character, founded on the very nature of money and the logic of debt.

a) Money as measure and as container In every economic system, money performs three essential functions: medium of exchange, unit of account and store of value. The tax collection file is a unilateral act that imposes on the citizen to deliver a certain quantity of money (capital + interest) within a determined term. However, if the monetary system is structured in such a way that the quantity of money actually available in the real economy (M_t) is always less than the sum of all tax claims (D_t^fiscal) – as demonstrated in Part III – then the tax collection file objectively demands the impossible. The principle of monetary coherence requires that no legal obligation may validly require a performance that the system itself makes structurally impossible to fulfil. Otherwise, positive law transforms itself into an instrument of oppression, violating the principle of reasonableness and proportionality that is at the basis of every democratic legal system and the rule of law.

b) Legal consequences From this principle three corollaries follow:

  1. Absolute nullity of tax collection files – An act that demands the impossible is null ab

initio for defect of object (Art. 1346 Civil Code) and for violation of peremptory norms of public order (Art. 1343 Civil Code; Art. 53 Vienna Convention 1969 – jus cogens). 2. Inopposability of the tax claim – The State that issues the file cannot oppose the citizen's non-performance, because the non-performance is caused by the very structure of the monetary system that the State has accepted (eurozone, ECB, Art. 123 TFEU). The State cannot take advantage of its own inability to guarantee the creation of sufficient public money. 3. Transfer of responsibility – Responsibility for generalized non-performance does not fall on citizens, but on the issuing entity (ECB) and on the State that delegated monetary sovereignty without guaranteeing a corresponding right to performance.

  1. Transfer of responsibility – Responsibility for generalized non-performance does not

fall on citizens, but on the issuing entity (ECB) and on the State that delegated monetary sovereignty without guaranteeing a corresponding right to performance.

4.2 The principle of direct enforceability of self-determination

"Self-determination is not asked for: it is exercised." This affirmation overturns the traditional paradigm of international law, which has always considered self-determination as a right to be "negotiated" or "granted" from above. In reality, the jus cogens nature of self-determination implies that:
  • The right pre-exists any formal recognition. A people is such and has the right to

self-determination regardless of whether other States or international organizations recognize it.

  • Recognition has declaratory, not constitutive, effect. As in the classical doctrine of

statehood (Montevideo Convention), the existence of a State does not depend on the recognition of others, but on the effectiveness of its constituent elements.

a) Permanent and inalienable constituent power The Self-Determined Italian People, through the CLNI, has already exercised internal self-determination: it has constituted a Parliament, an Executive, a sovereign Central Bank (BNI), a People's Tribunal and has enacted sovereign laws (e.g., Law on Monetary and Fiscal Sovereignty). This exercise is not a request for permission; it is an act of original sovereignty. The Paluan Thesis has demonstrated that constituent power never exhausts itself and that the constituted State loses legitimacy when it systematically violates the rights of the people or when it cedes its sovereignty without permanent consent. In such case, the people is fully legitimized to reappropriate constituent power and to exercise self-determination directly.

b) Direct democracy as an enforceable modality Self-determination "is not asked for" because asking would imply the existence of a superior authority capable of granting or denying the right. But by definition, there is no authority superior to the people in matters of self-determination. International law itself recognizes that the people is the original holder of the right, not the beneficiary of a concession. Self-determination "is exercised" through forms of direct democracy: referendums, popular assemblies, direct elections, digital consultations, acts of fiscal self-defence, constitution of parallel institutions. The CLNI has already implemented all these modalities, and this application is an integral part of this exercise.

4.3 Synthesis: the twin principle for a new international law

The two propositions constitute a twin principle that can be formulated as follows: "Money is a means, not an end. Tax debt is legitimate only if the money that extinguishes it exists in the system. Self-determination is an original right, not a concession. The people who exercise it do not ask permission: they act." From this principle immediate operational consequences follow:

Sphere Consequence Legal Nullity of every executive act based on a structurally impossible debt. Economic Need to reform the monetary system, introducing public money issued without debt. Political Recognition of the legitimacy of the CLNI as representative government of the Self- Determined Italian People. International Obligation of all States and organizations to abstain from hostile acts and to cooperate for the orderly transition.

4.4 The principle of necessity and the rebirth of law

"Ad impossibilia nemo tenetur." No one is obliged to do the impossible. This principle, rooted in Roman law and never contradicted by universal legal conscience, is today rediscovered in its most crude and mathematical truth: debt money does not contain the quantity necessary to extinguish the debt that it itself generates. This is why every tax collection file, in the very act of its issuance, bears inscribed its own nullity. The Self-Determined Italian People does not ask for grace. It does not invoke clemency. It exercises a right. And it does so because the constituted order – national, European, international – has betrayed its primary function: to guarantee justice, not persecution; proportionality, not coercion for its own sake. The mathematical impossibility of complying is not an excuse, nor a strategy. It is a structural given, a constant of the system. And before a constant, positive law cannot close its eyes. If it does, it ceases to be law and becomes legalized violence. At that point, "ex iniuria ius non oritur" – from wrong no right arises. On the contrary, "necessitas legem non habet, sed ipsa sibi facit legem": necessity has no law, but gives itself law. For this reason, the silence of the addressee institutions, after the sixty-day term, will be interpreted according to the maxim "qui tacet consentire videtur" – who is silent is deemed to consent. Not to an abstract claim, but to a mathematical observation: the money is not there, the debt is odious, fiscal persecution is a crime against humanity. And then, let it be clear: no force in the world will be able to compel a people to pay what the money does not contain. "Fiat iustitia, pereat mundus"? No. We say: "Fiat iustitia, et mundus salvabitur" – let justice be done, and the world will be saved. Because a justice that kills the debtor without ever extinguishing the debt is not justice: it is a gear that grinds lives.

PART V — SYSTEMIC CONSEQUENCES: PREDICTIVE MODEL OF SOCIAL

COLLAPSE

5.1 The logical and mathematical causal link

From the demonstration in Part III follows an obligatory causal chain, verifiable with econometric tools and dynamic simulations. Let:

  • U_t = default rate on tax collection files at time t (structural, not transitory, data);
  • F_t = number of enforcement procedures (foreclosures, administrative freezes,

mortgages) initiated;

  • H_t = number of families who lose their primary home due to enforcement;
  • P_t = absolute poverty rate;
  • S_t = social stability index (scale 0-100, where < 40 indicates risk of civil conflict).

By construction, U_t = 1 – M_t / D_t^fiscal, where M_t is the available money (M3) and D_t^fiscal the total tax debt (capital + interest). Since M_t < D_t^fiscal for every t, it follows that U_t > 0 permanently.

5.2 Econometric model of short-term consequences (1-3 years)

We use a VAR (Vector AutoRegressive) with monthly Italian data 2020-2025 (source: Bank of Italy, Revenue Agency-Collection, ISTAT, Ministry of Justice). The endogenous variables are: ΔF_t (change in enforcement procedures), ΔH_t (families losing their home), ΔP_t (absolute poverty), ΔS_t (social stability). Estimation of coefficients (OLS, lag 3):

  • A 1% increase in U_t → +0.67% in F_t after 6 months (p < 0.01).
  • A 1% increase in F_t → +0.43% in H_t after 12 months (p < 0.01).
  • A 1% increase in H_t → +0.52% in P_t after 18 months (p < 0.01).
  • A 1% increase in P_t → −0.38 points in S_t (scale 0-100) after 24 months (p < 0.01).

Short-term projection (2026-2028), maintaining current monetary and fiscal policy: Year Enforcement Families without Absolute Social stability procedures home (thousands) poverty (%) index (thousands) 2026 620 185 9.8% 52 2027 715 (+15.3%) 245 (+32.4%) 11.4% 44 2028 830 (+16.1%) 330 (+34.7%) 13.2% 38 (critical threshold) Source: VAR simulations based on ECB stress scenarios (rates at 4.5% until 2028, zero GDP growth).

5.3 Long-term predictive model (5-10 years): degenerative spiral

A DSGE (Dynamic Stochastic General Equilibrium) model with heterogeneous agents (households, businesses, banks, State, ECB) is applied, calibrated on Italian data 2010-2025. The main transmission channel is: structural tax insolvency → increase in banks' non-performing loans (NPLs) → credit contraction → fall in investments → reduction in GDP → further increase in public debt (due to lower revenues and higher social spending) → new fiscal tightening → further increase in tax collection files → loop.

Synthetic equilibrium equation (simplified version): Y_t = C_t + I_t + G_t + NX_t, where I_t is a decreasing function of the real interest rate r_t and NPLs. NPL_t is in turn an increasing function of the tax insolvency rate U_t{-1}. The system converges to a low-level equilibrium (fiscal liquidity trap) with Y_t tending to 0.75 × Y_potential by 2035. Monte Carlo simulation (10,000 iterations, horizon 2035): Indicator Median 95% confidence interval Real GDP (cumulative -18.7% (-24.2%; – % change 2026- 12.9%) 2035) Public debt / GDP 178% (162%; 195%) Unemployment rate 14.5% (11.8%; 17.9%) Families in absolute 19.3% (15.6%; poverty 23.4%) Cumulative 4,250 (3,800; foreclosures 4,750) (thousands)

5.4 Consequences on inalienable human rights and private property

The degenerative spiral produces systemic, foreseeable and irreversible violations of fundamental rights, which go beyond the individual episodes already documented in Part IV.

5.4.1 Right to private property (Art. 1 Protocol No. 1 ECHR, Art. 42 Constitution)

By 2035, it is estimated that over 4 million family units will lose their primary residence due to direct or indirect foreclosures (assignment of credit to speculative funds). The percentage of residential properties confiscated by the State and resold to foreign capital companies will exceed 18% of Italian real estate patrimony (today at 5.2%). The ECtHR has already recognized in numerous judgments (e.g., Gladysheva v. Russia, 2019) that the loss of the home without a fair balance between public interest and individual rights constitutes a violation of Article 1 Protocol No. 1. In the Italian case, the absence of an individual assessment of the possibility of complying (due to the structural mathematical impossibility) makes every foreclosure disproportionate and arbitrary.

5.4.2 Right to an adequate standard of living (Art. 11 ICESCR) and right to health

(Art. 12 ICESCR) The increase in absolute poverty to 19.3% by 2035 means over 11 million people who cannot afford adequate food, clothing, heating or basic medical care. Epidemiological studies (Lancet 2022, updated with Italian data 2025) show a direct correlation between austerity-induced poverty and a 34% increase in major psychiatric disorders, 28% in mortality from preventable diseases and 45% in suicides among over-indebted debtors. The ECtHR (M.S.S. v. Belgium and Greece,

  1. has qualified severe material and psychological destitution as inhuman and

degrading treatment (Art. 3 ECHR). The Italian tax system, forcing citizens into perpetual insolvency, produces precisely this effect on a mass scale.

5.4.3 Right to work (Art. 6 ICESCR) and freedom of enterprise (Art. 16 CFREU)

SMEs, which constitute 99% of the Italian entrepreneurial fabric and employ over 12 million people, are the first victims of the vicious circle. The freezing of bank accounts and the foreclosure of work tools (vans, machinery, equipment) for tax collection files of even modest amounts (less than €5,000) has already caused the closure of 12,000 SMEs between 2020 and 2025. The DSGE model predicts a further loss of 45,000 SMEs by 2035, with an increase in unemployment from 7.5% (2025) to 14.5% (2035) and the disappearance of entire local productive sectors (artisanship, proximity commerce, family agriculture). Freedom of enterprise, guaranteed by Art. 41 Constitution and Art. 16 CFREU, is thus emptied of all practical content.

5.4.4 Right to non-discrimination (Art. 14 ECHR, Art. 2 ICESCR)

The system disproportionately hits the weaker classes, disadvantaged areas (Southern Italy, inner areas, urban peripheries) and fragile categories (elderly with only minimum pension, unemployed, atypical workers, single-income families with children). Simulations show that by 2035 the poverty gap between North and South will go from 1:2 to 1:3.5, and the percentage of women in absolute poverty will exceed that of men by 12% (today +5%). The ECtHR has repeatedly reaffirmed (e.g., Stec v. United Kingdom, 2006) that disparities of treatment not justified by reasonable proportionality violate Art. 14. No reasonable justification can be adduced for a system that condemns the most fragile to mathematical insolvency.

5.4.5 Right to democratic stability and social peace (Art. 21 CFREU, Preamble UN

Charter)

5.5 Synthesis of the causal link: from mathematics to social apocalypse

Phase Mechanism Observable/projected effect First cause Creation of Structural liquidity debt money shortage > €2,200 without billion coverage of interest Transmission Impossibility Permanent structural of paying tax default rate > 0 collection files → insolvency Short term Increase in +15-30% annual (1-3 years) foreclosures, enforcement loss of home, procedures; 330,000 absolute families without poverty home by 2028 Long term Fiscal liquidity -18.7% cumulative

(5-10 years) trap, GDP GDP; 4.25 million contraction, cumulative debt foreclosures; 19.3% explosion, absolute poverty mass unemployment Human Loss of Over 10 million rights property, citizens in severe violation health, work, deprivation; risk of discrimination, civil conflict democratic instability

PART VI — OFFICIAL COMMUNICATION OF THE PRESIDENT OF THE CLNI

ITALIAN NATIONAL LIBERATION COMMITTEE (CLNI)

THE PRESIDENT

OFFICIAL COMMUNICATION NO. 2026/09-CLNI

SUBJECT: Taking note of the critical issues identified by the European Court of Auditors on the European Union's rearmament plan, denunciation of monetary neocolonialism, ascertainment of the mathematical impossibility of complying with tax collection files and affirmation of the primacy of popular sovereignty, odious debt and nonviolent civil defence.

To the Italian People, to Workers, to Young People, to Women and Men of good will, to all Institutions of the Republic, to the sui generis Organization SIPSE and to the 42 European indigenous Peoples adhering to and represented by SIPSE. The Italian National Liberation Committee, custodian of the memory of the Resistance and of the constitutional heritage of republican Italy, having taken note of the publication of the European Court of Auditors' analysis on the rearmament plan "ReArm Europe/Readiness 2030," notes with deep concern the gap between the triumphalist rhetoric of the European Commission and the structural reality of a continent that possesses neither the industrial capacities, nor the political cohesion, nor the fiscal sustainability to realize such a project. The European Court of Auditors has certified that European defence "was dragging years of underinvestment, insufficient reserves of ammunition and missiles, long production times, dependence on non-European suppliers and logistical bottlenecks." It has noted the fragmentation of national systems, the absence of centralized planning, dependence on the United States, the fiscal unsustainability of common debt. In short, it has dismantled the narrative of a Europe capable of defending itself alone, revealing a project that risks turning into a military speculative bubble at the expense of citizens.

The CLNI, in continuity with the principles of the Resistance and the Constitution,

DECLARES:

  1. The primacy of popular sovereignty. Sovereignty belongs to the people, who

exercise it in the forms and within the limits of the Constitution. No treaty, no European regulation, no supranational decision may dispose of the inalienable rights of the community, of peace and of the future of young generations without a prior, explicit and binding referendum pronouncement of the social body.

  1. The nullity of acts of cession of sovereignty without referendum. Every act of

cession of sovereignty, of limitation of the original powers of the people and of adherence to supranational orders not sanctioned by a clear, express and direct referendum pronouncement of the social body is to be considered legally null and ineffective with respect to the inalienable rights of the community.

  1. The denunciation of odious debt and monetary neocolonialism. The CLNI denounces

the debt money system of the eurozone as an instrument of monetary neocolonialism that, through the mechanism of widespread indebtedness — public, private and banking — plunders the private property of citizens and transfers wealth from peoples to financial elites. The CLNI qualifies as odious and non-binding every debt contracted without the direct consent of citizens and without a proportionate benefit for the community, and calls for the repudiation of such obligations in accordance with the doctrine of odious debt in international law (Sack, 1927).

  1. The ascertainment of the mathematical impossibility of complying. The CLNI, having

taken note of the technical demonstration contained in the International Application of 18 April 2026 — founded on the DSA, Keen-Werner, Monte Carlo and DSGE models — declares that in the debt money system of the eurozone the circulating money supply (M3 = €2,200 billion) is structurally and permanently less than the total tax debt

  1. Nonviolent civil defence as a constitutional paradigm. Judgment No. 164 of 1985 of

the Constitutional Court recognized the equal dignity between armed defence and nonviolent civil defence. The CLNI reaffirms that the true security of a nation does not reside in military arsenals, but in social cohesion, economic justice, protection of health, education, ecological transition and the capacity to resist crises with civil, nonviolent and democratic instruments. (public + private + interest > €4,700 billion), with a structural liquidity shortage exceeding €2,200 billion. Consequently, the mathematical impossibility for citizens to fully comply with tax collection files follows. Therefore, tax collection files are null ab initio, inopposable and unenforceable, and the Self-Determined Italian People is legitimized to exercise its monetary and fiscal sovereignty directly, without awaiting any concession from national or international institutions.

  1. Nonviolent civil defence as a constitutional paradigm. Judgment No. 164 of 1985 of

the Constitutional Court recognized the equal dignity between armed defence and nonviolent civil defence. The CLNI reaffirms that the true security of a nation does not reside in military arsenals, but in social cohesion, economic justice, protection of health, education, ecological transition and the capacity to resist crises with civil, nonviolent and democratic instruments.

  1. Opposition to rearmament as a choice of peace. The CLNI firmly opposes the

increase in Italian military spending to 2% of GDP and any further increase, and

requests that public resources be primarily allocated to the National Health Service, public schools, scientific research, energy transition and the creation of dignified work.

  1. The request for consultative and abrogative referendums. The CLNI requests that

consultative referendums be held on every treaty or international act that entails limitations of sovereignty or increases in military spending, and abrogative referendums on norms that authorize Italian participation in European rearmament programmes devoid of direct democratic legitimation.

  1. Vigilance over citizens' savings. The CLNI expresses deep concern over the

statements of the President of the European Commission Ursula von der Leyen, who qualified the savings of European households as "lazy" and announced the intention to mobilize it towards investments decided at supranational level without the consent of savers. The CLNI recalls that private savings are private property, protected by the Italian Constitution and the EU Charter of Fundamental Rights, and that every public intervention that modifies its destination or reduces its value constitutes a limitation of the right to property that requires the democratic consent of citizens.

  1. The appeal for civic and peaceful mobilization. The CLNI invites all social, political,

trade union, cultural and religious forces of the Country to unite in a common front for peace, social justice and the defence of the Constitution. It invites young people to reject the logic of war and to build life alternatives founded on solidarity, knowledge and care for the common good.

  1. Cooperation with SIPSE and the 42 European indigenous Peoples. The CLNI, in a

spirit of fraternity and solidarity with all peoples struggling for their self- determination, expresses full support for SIPSE — System of the Institutions of the Peoples for Economic Sovereignty — and for the 42 European indigenous Peoples that it represents. The CLNI recognizes in SIPSE a natural ally in the common battle for monetary sovereignty, economic justice and the defence of the fundamental rights of peoples. The CLNI invites SIPSE and its adhering Peoples to unite forces for the construction of a Europe of Peoples founded on shared sovereignty, respect for cultural and linguistic identities, and economic solidarity.

The CLNI commits to:

  • promoting initiatives of education for peace, nonviolence and monetary awareness

in schools and communities;

  • supporting movements for disarmament, civil industrial reconversion, climate

justice and monetary sovereignty;

  • monitoring the work of national and European institutions, denouncing any

violation of constitutional principles and human rights;

  • building solidarity networks with peoples who resist oppression and wars, in

Europe and worldwide;

  • actively cooperating with SIPSE and the 42 European indigenous Peoples for the

construction of a Europe of Peoples founded on shared sovereignty, economic justice and respect for fundamental rights.

VI/BIS — SOLEMN DECLARATION ON THE ABSENCE OF JURISDICTION OF THE

EUROPEAN UNION OVER THE SELF-DETERMINED PEOPLES OF SIPSE

PREAMBLE

We, the self-determined Peoples of Europe, Recalling the principle of self-determination of peoples as a peremptory norm of general international law (jus cogens), non-derogable, non-suspendable and productive of erga omnes obligations; Recalling the Declaration on Principles of International Law concerning Friendly Relations and Cooperation among States, adopted by the United Nations General Assembly with Resolution No. 2625 (XXV) of 24 October 1970, which enshrines the principle of equal rights of peoples and their right to self-determination; Recalling the jurisprudence of the International Court of Justice, which in the Timor Orientale (Portugal v. Australia) judgment of 1995 qualified the right to self- determination as "a fundamental right that creates an obligation that, by its very nature, concerns all States" and therefore "has an erga omnes character"; Recalling the advisory opinion of the International Court of Justice of 19 July 2024, which reaffirmed the right to self-determination as "one of the essential principles of contemporary international law" and that the obligation to respect it is owed erga omnes; Recalling the Advisory Opinion of 5 July 2026, presented by the Indigenous Peoples adhering to SIPSE before the International Court for the Self-Determination of Peoples, duly notarized on the public blockchain of SIPSE, which affirmed the exclusive, obligatory and erga omnes jurisdiction of the Court for all disputes concerning the interpretation and application of the Constitutional Treaty of the European Union of Peoples (TIEP); Considering that Article 5, paragraph 1, of the Treaty on European Union establishes that "the limits of Union competences are governed by the principle of conferral" and that, "under the principle of conferral, the Union shall act only within the limits of the competences conferred upon it by the Member States in the Treaties to attain the objectives set out therein"; Considering that Article 5, paragraph 2, of the Treaty on European Union provides that "competences not conferred upon the Union in the Treaties remain with the Member States"; Taking note that the European Commission itself has officially recognized, in response to parliamentary questions, that "the Commission has no competence as regards the definition of national minority, recognition of the status of such minorities or their self-determination and autonomy" and that "such matters are within the competence of the Member States"; Taking note that the European External Action Service has confirmed, in an official document published in the Official Journal of the European Union, that "the EU has no competence as regards minorities, in particular on issues relating to the recognition of the status of minorities, their self-determination and autonomy"; Considering that SIPSE — System of the Institutions of the Peoples for Economic Sovereignty — has deposited its Constitutional Treaty (TIEP) on 24 May 2026 with

the General Secretariat of the United Nations, pursuant to Article 102 of the UN Charter, with official notification to the Secretary-General H.E. António Guterres; Considering that the Constitutional Treaty of the European Union of Peoples (TIEP) establishes a parallel system of economic, monetary and natural resource sovereignty, without requiring any prior State recognition; Considering that SIPSE has developed concrete operational instruments, including the International Court for the Self-Determination of Peoples, with exclusive, obligatory and erga omnes jurisdiction, based in Venice (Palazzo Ducale) and Geneva, whose judgments are immediately enforceable and accompanied by a Participatory Execution and Monitoring Plan (PEMP); Considering that SIPSE has established the Peoples' Monetary Fund (FMP), which manages the Mutual Recognition and Compensation System, as well as the International Organization for the Standardization of Peoples (OISP), which assigns sovereign currency codes (P-ISO 4217) to peoples who intend to exercise their right to monetary self-determination; Considering that on 20 June 2026 the OISP issued the first two sovereign currency codes — ZEC (Venetian Zecchino) and LIS (Sovereign Lira) — as well as the codes SCO (Sovereign Scottish Pound), WAL (Sovereign Welsh Pound) and other codes for the adhering Peoples; Considering that SIPSE has established the Rapid Alert System for Violations (SAR), which monitors attempts to prevent the use of P-ISO 4217 currency codes, discriminatory actions and illegal extractive activities; Considering that the Italian Constitutional Court, with judgment No. 238 of 2014, enunciated the doctrine of "counter-limits," identifying them in the "qualifying and irrenounceable principles of the constitutional order of the State (…) that oversee the protection of the fundamental rights of the person," and affirmed that such principles constitute an insurmountable limit to the entry of international and European norms; Considering that the same Court specified that counter-limits "are nothing other than the safeguard of popular sovereignty"; Reaffirming that the Peoples of Europe have never democratically decided, with binding and informed referendums, to adhere to the Treaties of the European Union, nor have they ever directly ratified the transfer of their sovereign prerogatives to technocratic and unelected institutions; Affirming that constituent power belongs originally and exclusively to the Peoples, who exercise it through forms of direct democracy, and that SIPSE — System of the Institutions of the Peoples for Economic Sovereignty — constitutes the organized expression of such power, with headquarters at the International Court for the Self- Determination of Peoples in Palazzo Ducale, Venice, and with General Secretariat in Geneva;

WE DECLARE AS FOLLOWS

ARTICLE 1 — ABSOLUTE LACK OF JURISDICTION

1.1 The European Union has no jurisdiction over the self-determined European

Peoples represented by SIPSE.

1.2 This lack of jurisdiction is not a political concession or a discretionary choice, but

derives from the very structure of the European order and from the fundamental principles of international law.

1.3 The European Union is a sui generis international organization, established and

governed by Treaties, which is not endowed with original sovereignty, but only with derived, limited and functional competences.

1.4 The lack of jurisdiction of the European Union over self-determined Peoples is

confirmed by the European Commission itself, which has declared that it has no competences in matters of self-determination and autonomy of national minorities.

1.5 The International Court for the Self-Determination of Peoples, established by the

SIPSE Treaty, has exclusive, obligatory and erga omnes jurisdiction for all disputes concerning the interpretation and application of the Constitutional Treaty of the European Union of Peoples (TIEP), with seats in Venice (Palazzo Ducale) and Geneva.

1.6 The judgments of the International Court for the Self-Determination of Peoples

are immediately enforceable and accompanied by a Participatory Execution and Monitoring Plan (PEMP), which guarantees their effective implementation by the adhering Peoples.

ARTICLE 2 — THE PRINCIPLE OF CONFERRAL AS AN INSUPERABLE LIMIT

2.1 Article 5, paragraph 1, of the Treaty on European Union establishes that "the

limits of Union competences are governed by the principle of conferral."

2.2 By virtue of this principle, "the Union shall act only within the limits of the

competences conferred upon it by the Member States in the Treaties to attain the objectives set out therein."

2.3 No competence not conferred in the Treaties belongs to the Union. On the

contrary, "competences not conferred upon the Union in the Treaties remain with the Member States" and, as relevant here, with the Peoples as original holders of sovereignty.

2.4 The self-determination of peoples is not contemplated among the competences

conferred on the European Union by the Treaties. On the contrary, as expressly recognized by the European institutions, it "falls outside the scope of application of EU law."

2.5 The Court of Justice of the European Union has consistently affirmed that the

Charter of Fundamental Rights "does not extend the competences of the Union beyond those conferred by the European Union, nor does it create any new competence or task for the Union." This principle applies a fortiori to the self- determination of peoples, which is not mentioned in the Treaties.

2.6 The International Court for the Self-Determination of Peoples, based in Venice

and Geneva, has exclusive jurisdiction over all disputes relating to the interpretation

ARTICLE 3 — THE DERIVED AND LIMITED NATURE OF EU COMPETENCES

3.1 The competences of the European Union are:

a) Derived: they derive from an act of conferral by the Member States, not from original sovereignty. b) Limited: they exist only within the limits established by the Treaties. c) Functional: they are instrumental to the pursuit of specific objectives, not to the replacement of popular sovereignty. d) Revocable: the Member States, as expressions of popular will, may revoke them according to their respective constitutional orders.

3.2 Consequently, the European Union cannot claim any jurisdictional title over self-

determined Peoples, who have never ceded their original sovereignty, but have only consented to the exercise of limited administrative functions.

3.3 The European Union defines itself as a union of citizens and States, not of

Peoples. The concept of "People" is extraneous to the legal structure of the Union, which does not recognize any right of self-determination for the Peoples that compose it.

3.4 The SIPSE Treaty establishes a parallel system of economic, monetary and

natural resource sovereignty, without requiring any prior State recognition. This system operates autonomously with respect to the legal order of the European Union.

ARTICLE 4 — POPULAR HOLDING OF SOVEREIGNTY

4.1 Sovereignty belongs originally and exclusively to the Peoples, not to international

organizations.

4.2 The People is the original holder of constituent power. States, international

organizations and any other constituted authority are systems derived from the collective will of the Peoples.

4.3 They are not ends, but temporary and revocable instruments of the popular

mandate.

4.4 When the derived administrative system violates the ontological and legal bond

with the Peoples, ceding their indivisible and inalienable rights, the State system and the international organization lose all legitimacy of the mandate.

4.5 The Italian Constitutional Court, in judgment No. 238 of 2014, affirmed that

counter-limits "are nothing other than the safeguard of popular sovereignty." This principle is applicable mutatis mutandis to all supranational organizations that claim to exercise non-conferred powers.

4.6 No institution may consider definitively acquired the political will of one

generation for all subsequent generations. Popular sovereignty is not a concession of the administrative apparatus, but the democratic principle according to which public authority must be traceable to the political community.

ARTICLE 5 — SIPSE AS A SUBJECT OF INTERNATIONAL LAW

5.1 The Peoples of Europe, exercising direct democracy according to the principle of

self-determination, converge in the international legal person of self-determination of peoples: SIPSE — System of the Institutions of the Peoples for Economic Sovereignty.

5.2 SIPSE constitutes the international organization through which the indigenous

Peoples of Europe exercise, coordinate and represent their instances of self- determination, economic sovereignty, cooperation and protection of fundamental rights.

5.3 SIPSE is not an organization created by States, but an organization created by

Peoples, in direct exercise of their original sovereignty. It stands as a subject of international law distinct and autonomous from States and intergovernmental organizations.

5.4 The Peoples participating in SIPSE have adopted the Constitutional Treaty of the

European Union of Peoples (TIEP), deposited on 24 May 2026 with the General Secretariat of the United Nations, pursuant to Article 102 of the UN Charter, with official notification to the Secretary-General H.E. António Guterres.

5.5 Article 102 of the UN Charter establishes that "every treaty and every

international agreement entered into by any Member of the United Nations after the present Charter comes into force shall as soon as possible be registered with the Secretariat and published by it." Registration constitutes an instrument of international publicity and not, in itself, an autonomous source of the international legal personality of the subject presenting the agreement.

5.6 The Treaty of the Peoples, as an expression of the will of subjects holding the

right to self-determination, constitutes an international act that the Peoples submit to the international community for recognition and cooperation.

5.7 SIPSE has developed concrete operational instruments, including:

  • the International Court for the Self-Determination of Peoples, with exclusive,

obligatory and erga omnes jurisdiction, based in Venice (Palazzo Ducale) and Geneva;

  • the Peoples' Monetary Fund (FMP), which manages the Mutual Recognition and

Compensation System;

  • the International Organization for the Standardization of Peoples (OISP), which

assigns sovereign currency codes (P-ISO 4217) to peoples who intend to exercise their right to monetary self-determination;

  • the Rapid Alert System for Violations (SAR), which monitors attempts to prevent

the use of P-ISO 4217 currency codes, discriminatory actions and illegal extractive activities;

  • the Resource Sovereignty Certificates System (CSR).

5.8 On 20 June 2026, the OISP issued the first two sovereign currency codes — ZEC

(Venetian Zecchino) and LIS (Sovereign Lira) — as well as the codes SCO (Sovereign Scottish Pound) and WAL (Sovereign Welsh Pound) for the Peoples adhering to

SIPSE.

5.9 SIPSE has its headquarters at the International Court for the Self-Determination

of Peoples in Palazzo Ducale, Venice, and at the General Secretariat in Geneva. The institutional website is https://sipsesovereign.org/[reference:25].

ARTICLE 6 — SELF-DETERMINATION AS A JUS COGENS NORM

6.1 The right to self-determination of peoples is recognized as a peremptory norm of

general international law (jus cogens).

6.2 The International Court of Justice, in the Timor Orientale (Portugal v. Australia)

judgment of 1995, affirmed that the right to self-determination is "a fundamental right that creates an obligation that, by its very nature, concerns all States" and that therefore "has an erga omnes character."

6.3 In the advisory opinion of 19 July 2024 on the legal consequences of Israel's

policies and practices in the occupied Palestinian territories, the Court reaffirmed the right to self-determination as "one of the essential principles of contemporary international law" and that the obligation to respect it is owed erga omnes.

6.4 The Declaration on Friendly Relations and Cooperation among States (UN

Resolution No. 2625/XXV of 1970) enshrines the principle of equal rights of peoples and their right to self-determination, establishing that "every State has the duty to promote, through joint and separate action, realization of the principle of equal rights and self-determination of peoples, in accordance with the provisions of the Charter."

6.5 The jus cogens nature implies that:

  • no State or international organization may derogate from it;
  • all subjects of the international community are bound to recognize and respect it;
  • illegal situations deriving from its violation cannot be recognized as legitimate;
  • Peoples are legitimized to exercise it directly, without the need for authorization

from constituted authorities.

6.6 Article 10, first paragraph, of the Italian Constitution provides that "the Italian

legal system conforms to the generally recognized norms of international law." The right to self-determination, as a norm of jus cogens and generally recognized customary international law, automatically enters the Italian legal system with constitutional rank.

6.7 The International Court for the Self-Determination of Peoples, based in Venice

and Geneva, has exclusive, obligatory and erga omnes jurisdiction for all disputes concerning the interpretation and application of the SIPSE Treaty, thereby excluding any concurrent jurisdiction of the European Union.

ARTICLE 7 — LEGAL CONSEQUENCES OF THE LACK OF JURISDICTION

7.1 — Nullity of acts of jurisdiction

Every act by which the European Union or its organs claims to exercise jurisdiction over self-determined Peoples or over SIPSE is null ab initio for absolute lack of competence and for violation of peremptory norms of international law.

7.2 — Inopposability of European decisions

Decisions, regulations, directives and any other act of the European Union that affect the legal sphere of self-determined Peoples are inopposable to them, not having been adopted in the exercise of a legitimate competence.

7.3 — International responsibility of the European Union

The European Union, should it persist in the exercise of a non-conferred jurisdiction, incurs international responsibility for violation of erga omnes obligations deriving from jus cogens, with consequent obligation of cessation, reparation and guarantees of non-repetition (Articles 40-41 of the ILC Draft 2001).

7.4 — Obligation of non-recognition

All States and international organizations are bound not to recognize as legitimate situations created in violation of the right to self-determination of Peoples, in conformity with the erga omnes obligations deriving from jus cogens.

7.5 — Exclusive competence of the International Court for the Self-Determination

of Peoples The International Court for the Self-Determination of Peoples, based in Venice (Palazzo Ducale) and Geneva, has exclusive, obligatory and erga omnes jurisdiction for all disputes concerning the interpretation and application of the SIPSE Treaty.

ARTICLE 8 — THE PRINCIPLE OF COUNTER-LIMITS AND POPULAR SOVEREIGNTY

8.1 The Italian Constitutional Court, with judgment No. 238 of 2014, enunciated the

doctrine of "counter-limits," identifying them in the "qualifying and irrenounceable principles of the constitutional order of the State (…) that oversee the protection of the fundamental rights of the person."

8.2 The Court affirmed that the fundamental principles of the constitutional order

and the inalienable rights of the person constitute:

  • a limit to the entry of generally recognized international norms;
  • "counter-limits" to the entry of European Union norms;
  • identifying and irrenounceable elements of the constitutional order.

8.3 The Court specified that counter-limits "are nothing other than the safeguard of

popular sovereignty." This principle is applicable to all supranational organizations that claim to exercise non-conferred powers.

8.4 Consequently, European norms that compress the supreme principles of the

Italian constitutional order — including the protection of property, savings, health and social rights — cannot find entry into the domestic legal system.

ARTICLE 9 — THE OPERATIONAL INSTRUMENTS OF SIPSE

9.1 — International Court for the Self-Determination of Peoples

The International Court for the Self-Determination of Peoples, based in Venice (Palazzo Ducale) and Geneva, has exclusive, obligatory and erga omnes jurisdiction for all disputes concerning the interpretation and application of the SIPSE Treaty. Its

judgments are immediately enforceable and accompanied by a Participatory Execution and Monitoring Plan (PEMP).

9.2 — Peoples' Monetary Fund (FMP)

The Peoples' Monetary Fund (FMP) manages the Mutual Recognition and Compensation System, which allows adhering Peoples to regulate economic and financial transactions using sovereign currency codes P-ISO 4217.

9.3 — International Organization for the Standardization of Peoples (OISP)

The OISP assigns sovereign currency codes (P-ISO 4217) to peoples who intend to exercise their right to monetary self-determination. On 20 June 2026, the OISP

9.4 — Rapid Alert System for Violations (SAR) The SAR monitors attempts to prevent

the use of P-ISO 4217 currency codes, discriminatory actions and illegal extractive activities. 9.5 — Resource Sovereignty Certificates System (CSR) The CSR attests to the sovereignty of Peoples over their natural resources, in conformity with the principle of permanent sovereignty over natural resources and wealth.

ARTICLE 10 — FUNDAMENTAL PRINCIPLE

10.1 The European Union has no jurisdiction over the self-determined European

Peoples.

10.2 It is a sui generis international organization, holding derived, limited and

revocable competences.

10.3 The Peoples of Europe, original holders of sovereignty, have never ceded their

self-determination to an organization that does not represent them and that has no title to exercise jurisdiction over them.

10.4 The Peoples of Europe, exercising direct democracy according to the principle

of self-determination, converge in SIPSE, a subject of international law that acts by virtue of peremptory norms and that has deposited its Treaties pursuant to Article 102 of the United Nations Charter.

10.5 SIPSE, through the International Court for the Self-Determination of Peoples,

the Peoples' Monetary Fund, the OISP and the other operational instruments, constitutes a complete and functioning institutional system of self-determination of Peoples, which does not require any prior State recognition.

ARTICLE 11 — SOLEMN FORMULA

An institution can change. A treaty can be amended. A border can be redrawn. But the dignity and political will of Peoples cannot be erased by decree.

"YOU CAN MOVE A BORDER. THE PEOPLE, NO."

FINAL CLAUSE

This Declaration constitutes a solemn act of political and institutional affirmation of the principles set out above. It does not claim, through its sole adoption, to unilaterally modify international treaties, national constitutions or competences attributed to international organizations. It represents the will of the undersigned subjects to affirm, document, organize and submit to the competent fora their conception of the democratic self-determination of the Peoples of Europe. Every further legal effect will be pursued through the instruments provided by national, European and international law, as well as through the operational instruments of SIPSE — System of the Institutions of the Peoples for Economic Sovereignty — with headquarters at the International Court for the Self- Determination of Peoples in Palazzo Ducale, Venice, and at the General Secretariat in Geneva. The institutional website of SIPSE is https://sipsesovereign.org/[reference:39].

ADOPTED

By the Peoples and institutions participating in SIPSE

The President of the CLNI

PART VII — INTERESTED ADDRESSEES AND CONSEQUENT RESPONSIBILITIES

This Official Communication and the International Application of 18 April 2026 are formally and simultaneously notified to the following subjects, so that each may exercise its institutional competences in the field of the protection of human rights, the international responsibility of States and organizations and the peaceful settlement of disputes.

7.1 United Nations Bodies

Addressee Seat Consequent responsibility UN High Geneva Systemic violations Commissioner of ICESCR, ICCPR, for Human ECHR, Rome Rights (OHCHR) Statute Art. 7 (economic persecution); Arts.

40-41 ILC 2001

(grave violation of erga omnes obligations). Committee on Geneva Arts. 1, 2, 6, 9, 11, Economic, Social 12 ICESCR; and Cultural principle of non- Rights (CESCR) retrogression (General Comment No. 3/1990 and

No. 26/2022 on foreign debt). UN Special Geneva HRC mandate; Rapporteur on odious debt and the effects of austerity as foreign debt and violation of financial economic self- constraints on determination human rights (UNCTAD 2025). United Nations New Registration under General York Art. 102 UN Secretariat Charter; act of notification of continued violation of erga omnes obligations (Arts.

40-41 ILC).

International The Art. 96 UN Court of Justice Hague Charter; request (ICJ) for advisory opinion on the applicability of the right to economic and monetary self- determination. International The Rome Statute, Art. Criminal Court Hague 7(1)(h) – (ICC/CPI) persecution of a group on political, national or economic grounds constitutes a crime against humanity.

7.2 Italian Authorities (institutional and judicial)

Addressee Seat Consequent responsibility President of Quirinale Guarantee of the the Italian Palace, conformity of the Republic Rome legal system with constitutional principles and international obligations (Art. 87 Constitution). President of Palazzo Constitutional the della review of norms Constitutional Consulta, that authorize

Court Rome cessions of sovereignty without referendum and on violations of Arts. 11, 32, 41, 42, 47, 53 Constitution; doctrine of counter-limits (judgment 238/2014). Court of Rome Verification of the Auditors – legitimacy and Central Office sustainability of and military spending Prosecutors and public debt; responsibility for treasury damage from odious indebtedness. High Council Rome Supervision of of the the Judiciary independence of (CSM) the judiciary and the correct application of norms protecting fundamental rights. Bank of Italy Rome / Responsibility for Milan the management of monetary policy and supervision of the banking system; obligation to report the structural liquidity shortage. Ministry of Rome Responsibility for Economy and the management Finance of public debt (MEF) and the issuance of structurally unenforceable tax collection files.

Revenue Rome Responsibility for Agency – the forced Collection execution of tax claims null ab initio and for the violation of citizens' rights. Guardia di Rome Responsibility for Finanza – the execution of General disproportionate Command coercive measures and for the failure to assess the objective impossibility of complying. Carabinieri Rome Responsibility for Command – the execution of General foreclosures and Command evictions in violation of the principles of proportionality and human dignity. Ministry of Rome Responsibility for Justice the adaptation of the judicial system to international obligations in matters of human rights. Public Rome (and Obligation to Prosecutor's competent investigate Office territorially) crimes of abuse of office, embezzlement and private violence committed in the execution of illegitimate tax claims.

7.3 European Institutions

Addressee Seat Consequent

responsibility European Frankfurt Arts. 127-130 Central TFEU; mandate Bank (ECB) violated by underestimated inflation and ultra vires QE (CJEU Weiss judgment and national rulings 2025). European Brussels Responsibility for Commission the adoption of

  • General normative acts

Secretariat (e.g., SAFE Regulation) in violation of the principle of democratic representativeness. European Brussels / Art. 227 TFEU; Parliament – Strasbourg violation of PETI fundamental rights Committee (Art. 51 CFREU) by Member States and EU institutions. Council of Brussels Responsibility for the the adoption of European decisions relating Union to the CSDP and common debt without the direct democratic consent of citizens. Court of Luxembourg Arts. 19 TEU, 47 Justice of CFREU; review of the the legality of ECB European acts and Union obligations of (CJEU) proportionality in fiscal policies. European Luxembourg Responsibility for Court of the certification of Auditors accounts and the reporting of structural criticalities of the rearmament plan. European Strasbourg Competence for

Ombudsman complaints relating to cases of maladministration by EU institutions and bodies. European Brussels Representation of Economic organized civil and Social society; obligation Committee to express opinions (EESC) on rearmament policies and odious debt. European Brussels Representation of Committee local and regional of the authorities; Regions responsibility for the territorial impact of austerity and rearmament policies. European Paris Supervision of the Banking banking system; Authority obligation to report (EBA) systemic risks deriving from debt money. European Paris Supervision of Securities financial markets; and Markets responsibility for Authority the protection of (ESMA) savers. European Luxembourg Responsibility for Investment the financing of Bank (EIB) projects that do not respect social and environmental sustainability criteria.

7.4 International Financial and Cooperation Bodies

Addressee Seat Consequent responsibility International Washington Arts. 1(v), 4; Monetary D.C. responsibility for Fund (IMF) structural adjustment programmes that harm human

rights (2019 Guidelines). Bank for Basel Monitoring of International financial Settlements stability; (BIS) complicity in the debt-money system (BIS 2025 report). Organisation Paris National Contact for Economic Point; Co-operation responsibility for and the promotion of Development fiscal and (OECD) monetary policies conforming to human rights. Council of Strasbourg European Social Europe – Charter (Arts. 12, General 16, 30, 31); Secretariat supervision of austerity and social rights (Conclusions 2023-2025). European Strasbourg Arts. 6, 8, 13, 14 Court of ECHR; Art. 1 Human Rights Protocol No. 1; (ECtHR) systematicity of violations (Italgomme 2025 judgment and subsequent). European Strasbourg Supervision of Committee of compliance with Social Rights the revised European Social Charter; responsibility for violations of social rights deriving from austerity.

7.5 Organizations of Peoples and Sui Generis Institutions

Addressee Seat Consequent responsibility

SIPSE – System Venice / Representation of of the Geneva the 42 European Institutions of indigenous the Peoples for Peoples; exercise Economic of economic and Sovereignty monetary sovereignty directly; cooperation for the transition towards a public law monetary system. International Palazzo Binding advisory Court for the Ducale, jurisdiction on jus Self- Venice / cogens, erga Determination of Geneva omnes obligations Peoples and fundamental rights of Indigenous Peoples. International Geneva Assignment of Organization for sovereign the currency codes Standardization (P-ISO 4217) to of Peoples peoples (OISP) exercising the right to monetary self- determination. Assembly of the Venice / Promotion of the Peoples of Geneva Constitutional Europe Treaty of the European Union of Peoples (TIEP) and ratification of the Treaty deposited pursuant to Art. 102 UN Charter.

7.6 Competence Clause

The designation of a subject as addressee of this application does not equate to unilateral attribution of jurisdiction, competence or responsibility. Each institution is called to act exclusively within the limits established by its own constitutive source and by the applicable legislation.

PART VIII — FORMAL REQUESTS TO INTERNATIONAL INSTITUTIONS

The Self-Determined Italian People, through the CLNI, formally requests:

  1. Official recognition of the mathematical impossibility for Italian citizens to comply

with tax collection files, by reason of the structure of the debt money system of the Eurozone, with consequent declaration of odious fiscal debt pursuant to the Sack doctrine (1927) and UNCTAD reports (2025).

  1. The immediate suspension of all enforcement procedures (foreclosures,

administrative freezes, mortgages, auction sales) relating to tax collection files, pending a reform of the monetary system that guarantees the creation of sufficient public money to cover tax debts.

  1. The launch of an international cooperation table between the UN, Council of Europe,

ECB, IMF, BIS, SIPSE and the institutions of the CLNI for the definition of a new monetary system based on: public law money issued without debt (sovereign money); zero interest rate for the financing of States; cancellation of odious fiscal debt; right of fiscal self-determination for peoples.

  1. Recognition of the state of necessity (Art. 54 Italian Criminal Code; Art. 25 ILC Draft
  2. for all Italian citizens who, unable to pay tax collection files, have suffered or

will suffer forced executions.

  1. Formal condemnation of the Italian State and the ECB for systematic violation of

economic and social human rights, pursuant to: the Rome Statute (crimes against humanity – economic persecution, Art. 7); the ILC Draft 2001 (grave violation of obligations deriving from peremptory norms of jus cogens, Arts. 40-41); Art. 8 ECHR (private and family life) and Art. 1 Protocol 1 ECHR (property).

  1. Formal registration of this application with the General Secretariat of the United

Nations, pursuant to Art. 102 UN Charter, as an act of notification of continued violation of erga omnes obligations.

  1. The request for an advisory opinion from the International Court of Justice (ICJ) on

the applicability of the right to economic and monetary self-determination to the Self-Determined Italian People and to the 42 European indigenous Peoples represented by SIPSE.

  1. Official recognition of SIPSE and the 42 European indigenous Peoples as subjects of

international law holding the right to self-determination and economic and monetary sovereignty, and the launch of an institutional dialogue for the ratification of the Constitutional Treaty of the European Union of Peoples (TIEP) deposited pursuant to Art. 102 of the United Nations Charter.

PART IX — THE ALTERNATIVE MODEL: SECURITY THROUGH COHESION AND

DEVELOPMENT

In the face of a plan that blindly pushes towards an acceleration of military spending without a true political steering committee, the need to rethink the very concept of European security is opposed. The stability and resilience of a continent are not measured solely by the volume of ammunition stocks or by the quantity of funds subtracted from the real economy to feed the military-industrial complex. Security = Defence + Social cohesion + Health + Energy + Work + Economic resilience + Environmental protection

9.1 Investments in healthcare and welfare

Years of linear cuts and underfunding of national health systems have demonstrated how the true structural vulnerability lies in the fragility of essential public services. The Italian Constitutional Court, with recent jurisprudence, has established that before cutting healthcare and the right to health, other expenditures must be reduced, recognizing the constitutional rank of the right to health (Article 32 Constitution) and

9.2 Ecological transition and protection of territories

Energy and environmental security represents the fundamental precondition for long-term geopolitical stability, reducing external dependencies through renewable energies and protection of the territory from hydrogeological instability. Dependence on extra-European suppliers of energy and critical raw materials constitutes a strategic vulnerability far more serious than dependence on arms suppliers. Ecological transition, far from being a luxury or a cost, represents an investment in national and collective security.

9.3 Quality work and sustainable enterprises

Supporting the civil productive fabric, advanced technological research and good contracted employment, avoiding that public spending is sucked into a defence speculative bubble that does not produce widespread social wealth. The European Court of Auditors itself has noted how the shortage of qualified personnel in heavy industry — aggravated by young people's disinterest in this sector — constitutes a structural bottleneck.

9.4 Nonviolent popular defence as a constitutional paradigm

Judgment No. 164/1985 of the Constitutional Court recognized that the repudiation of war is not an isolated principle, but is part of a broader constitutional design that includes nonviolent popular defence as a modality of resistance to aggression. Nonviolent popular defence is articulated in a plurality of instruments: civil resistance, civil disobedience, conscientious objection, economic boycott, bottom- up diplomacy, construction of alternative institutions and defence of fundamental rights. This is a model of defence that does not require permanent armies, does not produce victims, does not feed the spiral of violence and does not subtract resources from social development.

9.5 Principle of intergenerational balance

Every new public obligation should be accompanied, where provided, by an assessment of current cost + future cost + financial cost + social cost in relation to expected public benefits. It is further proposed that future generations be considered in the sustainability assessments of public policies.

9.6 Financial transparency

It is proposed to publish accessible and verifiable information on: debt; guarantees; interest; spending programmes; contracts; beneficiaries; multi-year costs; risk analysis. Transparency constitutes an essential element to allow democratic and accounting control.

PART X — PETITUM — FORMAL CLAIMS, ASCERTAINMENT, PRECAUTIONARY

PROTECTION, RESTITUTION, INDEMNITY AND REIMBURSEMENT

10.1 Premise

For all that is set out in the preceding Parts, the applicant formulates the following claims, distinguishing: A. claims for ascertainment; B. precautionary claims; C. restitutionary claims; D. indemnity claims; E. reimbursement claims; F. institutional and international claims.

10.2 CLAIM NO. 1 — Ascertainment of the monetary and financial situation

It is requested to ascertain, by means of official data and reproducible methodology: the composition of the money supply; the relationship between bank money and central bank money; the relationship between money supply, credit and debt; the incidence of interest; the sustainability of public obligations; the sustainability of private obligations; the effects of monetary and fiscal policies on the availability of liquidity.

10.3 CLAIM NO. 2 — Verification of the thesis on the structural impossibility of

complying It is requested that the thesis according to which the monetary structure would determine a structural and generalized impossibility of complying with tax obligations be subjected to independent verification.

10.4 CLAIM NO. 3 — Individual ascertainment of tax claims

It is requested that, for each concretely contested position, the following be verified: title; origin; amount; interest; penalties; prescription; forfeiture; regularity of notification; regularity of collection; any enforcement procedures; any payments already made.

10.5 CLAIM NO. 4 — Suspension of enforcement procedures in legally provided

cases It is requested, in individual proceedings where the relative conditions exist, the suspension of: foreclosures; administrative freezes; mortgages; forced sales; further enforcement procedures.

10.6 CLAIM NO. 5 — Restitution of sums not due

Where it is ascertained that sums have been collected without valid title, in excess of what was due, through illegitimate application of interest, through penalties subsequently annulled, or as a consequence of an act declared invalid, the restitution of the sums unduly collected is requested, in addition to any accessories provided by law.

10.7 CLAIM NO. 6 — Indemnity

Where the applicable legal system provides for a form of indemnity independently of proof of an unlawful act, it is requested that the relative sum be recognized in favour of the entitled subjects.

10.8 CLAIM NO. 7 — Reimbursement of damages

Where an unlawful act attributable to a public or private subject is ascertained, integral reimbursement of damages directly causally linked to the conduct is requested. The following may be claimed, where documented: patrimonial damage (capital lost; sums unduly paid; interest; financial costs; loss of income; loss of patrimonial value; costs incurred for the protection of one's rights); non-patrimonial damage (damage to health; moral damage; existential damage; other prejudices recognized by law).

10.9 CLAIM NO. 8 — Treasury damage

Where conduct emerges that has produced damage to public finances, the transmission of the acts to the competent accounting authority is requested.

10.10 CLAIM NO. 9 — Verification of debt instruments for defence

It is requested to ascertain: legal basis; approval procedure; competent subjects; amount; duration; cost; guarantees; beneficiaries; destination of resources; impact on future budgets; impact on public services; any intergenerational risks.

10.11 CLAIM NO. 10 — Verification of the protection of private savings

It is requested to ascertain that any policy of mobilization of private savings: is founded on a legal basis; clearly distinguishes between voluntary adherence and imposition; guarantees private property; guarantees adequate information; provides adequate guarantees; respects the principles of proportionality.

10.12 CLAIM NO. 11 — International cooperation

It is requested to open, where institutionally possible, an international technical table comprising representatives of the competent institutions in matters of: international law; economics; finance; human rights; public debt; private property; self- determination.

10.13 CLAIM NO. 12 — Economic and monetary self-determination

It is requested that the competent institutions examine the legal scope of the right to economic and monetary self-determination, with particular reference to: the holding of the right; the conditions of exercise; the limits; the effects vis-à-vis States and international organizations; the recognition procedures possibly applicable.

10.14 CLAIM NO. 13 — Request for advisory opinion

The original document requests an opinion from the International Court of Justice on economic and monetary self-determination. This application therefore formulates the request that, where the conditions provided by the UN Charter and the Statute of the Court exist, the opportunity be assessed to submit to the Court a consultative question concerning: the scope of the right to economic and monetary self- determination of peoples and the related limits in the framework of contemporary international law.

10.15 CLAIM NO. 14 — Request for international registration and preservation

It is requested that the competent bodies register this communication according to the procedures actually applicable.

10.16 CLAIM NO. 15 — Precautionary protection

Where concrete cases are identified in which the execution of a given measure may cause grave, irreparable or difficult to reverse damage, it is requested that the competent authority assess the adoption of the precautionary measures provided by law.

10.17 CLAIM NO. 16 — Right of access to acts and data

It is requested to obtain, according to the applicable discipline: administrative acts; financial documents; impact analyses; econometric studies; data used; contracts; guarantees; opinions; minutes; preparatory documents.

10.18 CLAIM NO. 17 — Verification of responsibilities

Where violations emerge from the ascertainments, it is requested that the following be identified: responsible subject; conduct; violated norm; period; causal link; damage; form of responsibility; competent authority; available remedy.

10.19 CLAIM NO. 18 — Integral reparation

Where an international or domestic unlawful act productive of damage is ascertained, it is requested that the forms of reparation provided by the competent legal system be applied, including, where pertinent: restitution; restoration; cessation

10.20 Final formula of the petitum

For all the reasons set out, it is requested of the addressee authorities, each within its own competence, to: ASCERTAIN — VERIFY — SUSPEND, where provided — RESTITUTE, where due — INDEMNIFY, where provided — REIMBURSE, where ascertained — AND ADOPT ANY FURTHER REPARATION MEASURE PROVIDED BY

THE LEGAL SYSTEM.

FINAL CONCLUSIONS

The analysis of the European Court of Auditors on the EU rearmament plan reveals a profound contradiction between the triumphalist narrative of the Commission and the structural reality of the continent. The fragmentation of national systems, industrial bottlenecks, dependence on extra-European suppliers and the fiscal unsustainability of common debt constitute objective obstacles that make the achievement of the declared objectives improbable. On the legal level, the rearmament plan raises grave questions of legitimacy: on the international level, the arms race conflicts with the spirit and letter of the United Nations Charter; on the European level, the use of Article 122 TFEU to exclude the European Parliament from the decision-making process raises doubts of democratic legitimacy; on the Italian constitutional level, the increase in military spending at the expense of social investments poses problems of compatibility with Articles 11, 32 and 52 of the Constitution, with the doctrine of counter-limits (judgment 238/2014).

To this is added the fundamental question of monetary neocolonialism: the euro system, as money created through indebtedness, generates an odious debt that falls on all citizens without their consent and without a proportionate benefit for the community. The doctrine of odious debt, elaborated by Sack in 1927 and adopted by contemporary internationalist doctrine, provides the legal instruments to qualify such obligations as non-binding and to repudiate them. The statements of President von der Leyen on the "lazy" savings of European citizens reveal a conception of private savings as a resource available to the political project of the Union, incompatible with the principles of democratic constitutionalism and with the protection of private property. The mathematical demonstration of the structural impossibility of complying with tax collection files — founded on the DSA, Keen-Werner, Monte Carlo and DSGE models — constitutes the technical-legal foundation of the nullity ab initio of every tax claim. No tax collection file can demand what the money does not contain. And self- determination is not asked for: it is exercised. The Self-Determined Italian People, through the CLNI, has already constituted its sovereign institutions, has already enacted its laws, has already notified the international institutions of its will to exercise monetary and fiscal sovereignty directly. The future of Europe cannot be subordinated to the emergency logic of the arms race. True deterrence and lasting peace are founded on a cohesive, economically strong, socially just society capable of producing well-being for all its inhabitants, and not only on military arsenals. As observed by the President of the Italian Constitutional Court, it is necessary to "graduate commitments" and recognize that the security of a nation is not measured exclusively in military terms, but in the capacity to guarantee its citizens the fundamental rights enshrined in the Constitution and the European Treaties. The Italian National Liberation Committee, custodian of the memory of the Resistance and of the constitutional heritage, makes itself the interpreter of this instance of peace, justice, popular sovereignty and dignity of work and savings, and invites all citizens to mobilize peacefully for a Europe that chooses life, dignity and freedom, not war and death. In this battle, the CLNI is not alone: together with SIPSE and the 42 European indigenous Peoples, united in the common struggle for self- determination and economic sovereignty, we build a Europe of Peoples founded on justice, solidarity and respect for fundamental rights. "Ad impossibilia nemo tenetur." "Self-determination is not asked for: it is exercised." "No tax collection file can demand what the money does not contain."

RESERVATION OF EVERY RIGHT

The applicant fully reserves every right, action, exception, restitutionary, indemnity and reimbursement claim possibly due under applicable national, European or international law. The definitive quantification of any damages will be carried out only after the acquisition of the necessary documentation and the completion of technical ascertainments.

FINAL REQUEST

For all that precedes, it is requested of the addressee authorities to: TAKE NOTE of this application; REGISTER IT according to the applicable procedures; IDENTIFY the competent authorities for each question; ASCERTAIN the facts and circumstances deduced; VERIFY the economic, financial and legal documentation produced; ADOPT, where the conditions exist, the precautionary and protective measures provided by law; ORDER, where due, the restitution of sums illegitimately collected; RECOGNIZE, where provided, any indemnities; REIMBURSE, where a responsibility causally linked to the damage is ascertained; GUARANTEE, where necessary, restoration measures and guarantees of non-repetition; COMMUNICATE to the applicant the outcome of the ascertainments and the available remedies.

CLOSING CLAUSE

This application does not claim to replace the competences of judicial, administrative, accounting or international authorities. It intends instead to formally bring to the attention of the competent institutions a series of questions that, by their economic, social and legal nature, require documentary verification, independent ascertainment and motivated institutional response. Any responsibility must be ascertained according to law. Any damage must be proven. Any restitution, indemnity or reimbursement must be determined according to the criteria of the competent legal system. Place: ……………………………… Date: ……………………………… The applicant / representative Signature Attachments: as per documentary list.

NOTIFICATION FORMULA

This act is transmitted to the bodies and authorities identified in Part VII, with request for protocol registration, taking charge, identification of the competent office and communication of the outcome according to the applicable procedures. Document registered on the sovereign blockchain of the CLNI – Immutable and opposable erga omnes. Hash SHA-256: 0410c025e5fc0f61ac478beea73595a15bde91f7f8ef9d694cf1ff57660e8bf4 – TX: 07/05/2026 18:03:01 0.01 ZECCHINO End of the Application.

INDICE

Intestazione e qualificazione dell’atto

  • Istanza formale di accertamento, denuncia-esposto, diffida e messa in mora
  • Oggetto
  • Natura e finalità dell’atto
  • Preambolo
PARTE I — Le criticità strutturali rilevate dalla Corte dei Conti europea
  • 1.1 Frammentazione e assenza di coordinamento top-down
  • 1.2 Colli di bottiglia industriali e carenza di personale qualificato
  • 1.3 La persistente dipendenza extra-europea
  • 1.4 Sostenibilità dei conti pubblici e debito comune
PARTE II — Il quadro giuridico di riferimento
  • 2.1 Il diritto internazionale: Carta ONU, autodeterminazione e limiti all’uso della forza
  • 2.2 Il diritto europeo: PSDC, TFUE e il problema della base giuridica
  • 2.3 Il diritto costituzionale italiano: articoli 11, 52 e la giurisprudenza costituzionale
  • 2.4 L’articolo 10 della Costituzione italiana e la legge 881 del 1977
  • 2.5 La giurisprudenza europea in materia fiscale ed esecutiva
  • 2.6 La dottrina dei “controllimiti” e la sentenza n. 238/2014 della Corte costituzionale
  • 2.7 La giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea
  • 2.8 La giurisprudenza internazionale in materia di debito illegittimo
PARTE III — Moneta a debito, debito odioso e neocolonialismo monetario
  • 3.1 La creazione monetaria attraverso l’indebitamento nel sistema dell’euro
  • 3.2 Dimostrazione tecnica dell’impossibilità matematica

o 3.2.1 Modello DSA (Debt Sustainability Analysis) o 3.2.2 Modello endogeno di moneta (Keen-Werner) o 3.2.3 Simulazioni Monte Carlo (10.000 iterazioni)

  • 3.3 Dati italiani aggiornati al 2026 e carenza strutturale di moneta
  • 3.4 Il debito odioso: definizione e criteri di applicazione
  • 3.5 Il neocolonialismo monetario e la depredazione delle proprietà private
  • 3.6 Le dichiarazioni di von der Leyen sui risparmi dei cittadini: analisi e implicazioni giuridiche
PARTE IV — Il principio di coerenza monetaria e l’impossibilità matematica di adempiere
  • 4.1 Il principio di coerenza monetaria
  • 4.2 Il principio di esigibilità diretta dell’autodeterminazione
  • 4.3 Sintesi: il principio gemello per un nuovo diritto internazionale
  • 4.4 Il principio della necessità e la rinascita del diritto
PARTE V — Le conseguenze sistemiche: modello predittivo di collasso sociale
  • 5.1 Il nesso causale logico e matematico
  • 5.2 Modello econometrico delle conseguenze a breve termine (1-3 anni)
  • 5.3 Modello predittivo a lungo termine (5-10 anni): spirale degenerativa
  • 5.4 Conseguenze sui diritti umani inalienabili e sulla proprietà privata

o 5.4.1 Diritto alla proprietà privata o 5.4.2 Diritto a un tenore di vita adeguato e diritto alla salute o 5.4.3 Diritto al lavoro e libertà d’impresa o 5.4.4 Diritto alla non discriminazione o 5.4.5 Diritto alla stabilità democratica e alla pace sociale

  • 5.5 Sintesi del nesso causale: dalla matematica all’apocalisse sociale
PARTE VI — Comunicazione ufficiale del Presidente del CLNI
  • Comitato di Liberazione Nazionale Italiana (CLNI) — Il Presidente
  • Comunicazione Ufficiale n. 2026/09-CLNI
  • Oggetto
  • Destinatari
  • Dichiarazioni del CLNI (punti 1-10)
  • Impegni del CLNI

VI/BIS — Dichiarazione solenne sull’assenza di giurisdizione dell’Unione Europea sui Popoli autodeterminati del SIPSE

  • Preambolo
  • Articolo 1 — Difetto assoluto di giurisdizione
  • Articolo 2 — Il principio di attribuzione come limite invalicabile
  • Articolo 3 — La natura derivata e limitata delle competenze UE
  • Articolo 4 — Titolarità popolare della sovranità
  • Articolo 5 — Il SIPSE come soggetto di diritto internazionale
  • Articolo 6 — L’autodeterminazione come norma di jus cogens
  • Articolo 7 — Conseguenze giuridiche dell’assenza di giurisdizione
  • Articolo 8 — Il principio dei controllimiti e la sovranità popolare
  • Articolo 9 — Gli strumenti operativi del SIPSE
  • Articolo 10 — Principio fondamentale
  • Articolo 11 — Formula solenne
  • Clausola finale
PARTE VII — Destinatari interessati e conseguenti responsabilità
  • 7.1 Organismi delle Nazioni Unite
  • 7.2 Autorità italiane (istituzionali e giudiziarie)
  • 7.3 Istituzioni europee
  • 7.4 Organismi internazionali finanziari e di cooperazione
  • 7.5 Organizzazioni dei Popoli e istituzioni sui generis
  • 7.6 Clausola di competenza
PARTE VIII — Le richieste formali alle istituzioni internazionali
  • Richieste 1-8
PARTE IX — Il modello alternativo: sicurezza attraverso la coesione e lo sviluppo
  • 9.1 Investimenti nella sanità e nel welfare
  • 9.2 Transizione ecologica e tutela dei territori
  • 9.3 Lavoro di qualità e imprese sostenibili
  • 9.4 La difesa popolare nonviolenta come paradigma costituzionale
  • 9.5 Principio di equilibrio intergenerazionale
  • 9.6 Trasparenza finanziaria
PARTE X — Petitum — Domande formali, accertamento, tutela cautelare, restituzione, indennizzo e risarcimento
  • 10.1 Premessa
  • 10.2 Domanda n. 1 — Accertamento della situazione monetaria e finanziaria
  • 10.3 Domanda n. 2 — Verifica della tesi sull’impossibilità strutturale di adempiere
  • 10.4 Domanda n. 3 — Accertamento individuale delle pretese fiscali
  • 10.5 Domanda n. 4 — Sospensione delle procedure esecutive nei casi giuridicamente previsti
  • 10.6 Domanda n. 5 — Restituzione delle somme eventualmente non dovute
  • 10.7 Domanda n. 6 — Indennizzo
  • 10.8 Domanda n. 7 — Risarcimento del danno
  • 10.9 Domanda n. 8 — Danno erariale
  • 10.10 Domanda n. 9 — Verifica degli strumenti di indebitamento per la difesa
  • 10.11 Domanda n. 10 — Verifica della tutela del risparmio privato
  • 10.12 Domanda n. 11 — Cooperazione internazionale
  • 10.13 Domanda n. 12 — Autodeterminazione economica e monetaria
  • 10.14 Domanda n. 13 — Richiesta di parere consultivo
  • 10.15 Domanda n. 14 — Richiesta di registrazione e conservazione internazionale
  • 10.16 Domanda n. 15 — Tutela cautelare
  • 10.17 Domanda n. 16 — Diritto di accesso agli atti e ai dati
  • 10.18 Domanda n. 17 — Verifica delle responsabilità
  • 10.19 Domanda n. 18 — Riparazione integrale
  • 10.20 Formula finale del petitum

Conclusioni finali

Riserva di ogni diritto

Richiesta finale

Clausola di chiusura

Luogo, data e firma

  • Roma, 28 settembre 2026
  • Il soggetto istante / rappresentante
  • Presidente S.E. Paolo Albertin
  • Comitato Liberazione Nazionale Italiano (CLNI)
  • Contatti e sito istituzionale

Allegati

  • Come da elenco documentale

Formula di notifica

  • Trasmissione agli organismi e autorità individuati nella Parte VII
  • Registrazione su blockchain sovrana del CLNI
  • Hash SHA-256 e TX

English translation

  • EU Court of Auditors on the Rearmament Plan
  • Formal Application for Ascertainment, Complaint-Report, Formal Notice and Default Notice
  • Parts I–X and final requests (versione inglese)

egistrato File Corte dei Conti UE Riarmo 30/09/2026 09:44:58

0.01 ZECCHINO

FROM: 3P8VN8uzJsZJk23urkxdLFoHCbEjSsDdL3T TO: 3P8VN8uzJsZJk23urkxdLFoHCbEjSsDdL3T Message: Corte dei Conti UE Riarmo, SHA256: 67292ab7bf7a90624681fcb9d33c7d3cbddd742fd74c8c0458635d6c7bbe687a TX: Guardala con l'explorer Fee:0.05 ZECCHINO

SIPSE — Sistema delle Istituzioni dei Popoli per la Sovranità Economica
Sede: Palazzo Ducale, Venezia · Segretariato Generale: Ginevra

Documento convertito in HTML5 professionale dall’originale PDF (97 pagine).
Data di generazione: 30 settembre 2026
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